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Art bonus: istruzioni per l’uso

Nel mondo della Cultura il 2014 sarà ricordato anche come l’anno dell’Art Bonus, il dispositivo avviato dal Ministero di Franceschini per incentivare fiscalmente gli investimenti in Cultura da parte dei Privati, Aziende e Cittadini. Come è utilizzabile oggi dalle Aziende? Ne parliamo con Riccardo Rossotto, uno dei massimi esperti in materia tra i professionisti che operano in Italia per avvicinare l’Impresa alla Cultura

Riccardo Rossotto è un professionista atipico, almeno nel panorama dei legali che operano in Italia in quel territorio di mezzo tra la Comunicazione d’impresa, il Sociale e la Cultura. L’ho incrociato in situazioni diverse – dalla consulenza alla Consulta per la valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino a quella per UPA; dalla creazione del Comitato di Fondazioni d’Arte Contemporanea – insieme alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo – alla partecipazione attiva alle iniziative volute dall’Associazione Priorità Cultura di Francesco Rutelli, tra i soggetti ispiratori dell’Art Bonus.
Non casualmente è stato l’estensore dello statuto del Comitato Cultura + Impresa.
Con la sua  Rep Legal – uno studio legale con oltre 120 avvocati che operano  tra Milano e Torino – associa l’attività professionale alla passione per progetti di interesse sociale, come l’internazionalizzazione delle PMI, le startup giovanili,  l’integrazione virtuosa tra Cultura e Turismo.
Gli abbiamo chiesto lumi in merito all’Art Bonus, il dispositivo fiscale avviato dal Governo Renzi per incentivare i privati a sostenere la Cultura. Il Ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini sostiene che ora le Imprese non hanno più alibi, possono beneficiare di uno dei sistemi di incentivazione fiscale a favore dei Beni Culturali più avanzato in Europa. La nostra sensazione è invece che sia gli Operatori culturali che le Imprese non abbiano ancora capito bene come funziona, e che in ogni caso non sarà solo con l’Art Bonus che le Imprese verranno convinte a sostenere la Cultura: è necessario che questa  opportunità si integri ai ritorni in comunicazione e reputazione, perché i due elementi insieme possono essere le due gambe – entrambe necessarie – perché i progetti di Sponsorizzazione e Partnership possano camminare più speditamente, e andare lontano.

Ci stiamo rivolgendo sia ad Aziende e Agenzie di comunicazione (grazie a ADV strategie di comunicazione) che ad Operatori culturali (con le uscite teaser in Arte e Imprese nell’edizione on line del Giornale dell’Arte): in sintesi, che cosa è l’Art Bonus?
Si tratta di un bonus del 65% per i contributi alla Cultura versati nel 2014 e 2015. Si scende al 50% nel 2016. Il credito si spalma in tre annualità di pari importo. Per le persone fisiche e gli enti commerciali l’agevolazione è riconosciuta nel limite del 15% del reddito imponibile nelle imprese (che possono utilizzare il bonus anche in compensazione) il tetto è il 5%° dei ricavi annuali.

A quali beni e progetti culturali si rivolge?
Il Decreto Franceschini è stato ribattezzato il credito di imposta per incentivare il mecenatismo e riguarda (i) “Interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, (ii) interventi per il sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica e (iii) interventi per la realizzazione di nuove strutture, il restauro e il potenziamento di quelle esistenti delle fondazioni lirico-sinfoniche o di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo”

Le Arti performative (teatro, etc) sono escluse?
Non sono specificatamente richiamate salvo, come detto sopra, per quanto riguarda il restauro e il potenziamento di Fondazioni lirico-sinfoniche aventi certe caratteristiche.

Le Imprese ne sentivano davvero l’esigenza?
Certamente l’Art Bonus ha aperto una nuova strada nei rapporti tra le imprese private e il patrimonio artistico e culturale italiano. Per troppo tempo ci si è dimenticati di quanto sia importante attrarre i capitali privati negli investimenti di conservazione e valorizzazione del nostro patrimonio. Bisogna dare atto al Ministro Franceschini di aver aperto una piccola crepa nella diga che dischiude finalmente la possibilità di avere delle agevolazioni fiscali in caso di contributi destinati alla conservazione del nostro straordinario patrimonio nazionale, in fase di lento declino e a rischio di autodistruzione. Il problema è che il Decreto, salvo auspicati chiarimenti in corso d’opera, si concentra soprattutto sui contributi destinati alla conservazione del patrimonio non chiarendo in maniera esplicita che l’agevolazione fiscale dovrebbe riguardare  anche quelli mirati alla sua valorizzazione. Come ci insegnano le esperienze anglosassoni,  soltanto attraverso incentivazioni fiscali offerte ai privati per la valorizzazione del patrimonio nazionale, si può riuscire a pianificare una sua virtuosa ed efficiente conservazione. Oggi il Decreto su questo  punto è ancora opaco.

E’ una agevolazione così rilevante anche a livello europeo, come viene promossa dal Ministero?
Il Decreto è stato formulato sul modello francese, ma ha alcune limitazioni sia nell’ammontare della deducibilità sia nei soggetti legittimati, dovute ai vincoli di bilancio imposti dalla nostra Ragioneria di Stato. Il Decreto Franceschini rappresenta comunque  l’importante inizio di un programma  che deve prevedere anche altri interventi, mirati a favorire l’afflusso di capitali privati nella conservazione, valorizzazione e gestione del nostro patrimonio artistico e culturale.

Poteva essere fatto meglio, o diversamente?
Sicuramente sì e mi limito a quattro annotazioni che potrebbero costituire l’oggetto di una proposta di modifica/integrazione del Decreto sull’Art Bonus. La prima è la certezza che l’incentivazione fiscale sia rivolta anche a  iniziative di valorizzazione del patrimonio artistico culturale in genere (non solo pubblico ma anche privato con finalità di pubblico interesse e non solo antico) e alla  promozione e valorizzazione di esperienze di successo nell’ambito dell’arte contemporanea in Italia. Si dovrebbe poi estendere i  beneficiari di queste  agevolazioni anche ai soggetti stranieri e  ai privati che permettano la fruizione al pubblico delle loro collezioni, sempre con finalità educative, culturali e comunque di pubblico interesse. E’ necessario assicurare la stabilità nel tempo delle incentivazioni, che  attualmente  sono previste per un solo triennio, per porre le basi di una nuova cultura del mecenatismo, sia privato sia di impresa. In questo modo il candidato beneficiario di questa norma potrebbe investire somme più rilevanti, a fronte di una possibile e certa pianificazione dell’investimento su base  pluriennale. Infine è opportuno prevedere  l’apertura nei confronti di sponsor privati nazionali e internazionali che mettano a disposizione ingenti somme per la valorizzazione di opere parte del patrimonio artistico e culturale nostrano, con il coraggio di accettare e permettere che lo sponsor privato possa valorizzare il proprio investimento con gli stessi canoni e parametri economico-finanziari con cui si confronta per investimenti nel proprio marchio e nella propria immagine commerciale.

Da solo l’Art Bonus può consentire una rinnovata partecipazione delle Imprese agli investimenti in cultura? A quali condizioni?
Sicuramente può aiutare ad una rivisitazione del modello di collaborazione tra la parte pubblica e la parte privata. Se fossero accolte le proposte che ho accennato, si potrebbe davvero immaginare un nuovo format che, sul modello della Public Private Partnership europea, preveda una collaborazione tra il pubblico e il privato basata sostanzialmente su due paletti fondamentali: il pubblico garantisce la semplificazione di tutte le procedure amministrative relative alla conservazione/valorizzazione dei beni del patrimonio e il privato, dall’altra parte, garantisce l’erogazione dei fondi necessari a raggiungere gli obiettivi condivisi con la pubblica amministrazione e individuati in uno specifico perimetro contrattuale.

Quali azioni e iniziative devono essere realizzate dal Ministero – o da altri – perché abbia la sua massima efficacia?
E’ anche  importante che il Ministero dia concreta attuazione ai principi contenuti nel Decreto Art Bonus con una qualificata selezione e individuazione di quei manager che si dovranno affiancare al Soprintendente e che avranno competenze gestionali proprio nell’ambito della valorizzazione del bene e/o del museo. Oggi nella nostra Cultura c’è qualità nel campo della Conservazione dei Beni (le nostre Sovraintendenze sono  professionalmente stimate in tutto il mondo) ma  bisogna promuovere la loro valorizzazione,  che rappresenta, a mio parere, l’unica soluzione per una sana politica di manutenzione, protezione e restauro del nostro patrimonio nazionale.  Valorizzazione non vuol dire speculazione: significa soltanto una condivisione tra pubblico e privato per un utilizzo del bene  che sia virtuoso sia per l’investitore, sia per il pubblico finale.

Secondo la tua esperienza, che risultati sortirà nel breve termine, ovvero nel 2015?
Così come è strutturato,  ho paura  che siano pochi. Infatti i tetti di deducibilità dei contributi erogati dai privati sono molto bassi e poco incentivanti. Sarà interessante comunque vedere la reportistica che il Ministero pubblicherà su questi primi mesi di attività del Decreto Art Bonus. Non mi farei comunque troppe illusioni. Bisogna intervenire nella struttura del Decreto coinvolgendo ovviamente anche nella riscrittura della legge il Ministero dello Sviluppo Economico per una concertazione su  nuovi tetti di deducibilità più incentivanti per i privati e nello stesso tempo compatibili con i vincoli del nostro bilancio pubblico.

Rivolgiamoci alle Aziende aperte agli investimenti culturali: cosa devono fare per beneficiarne, in pratica?
Selezionare il bene sul quale concentrare l’erogazione del contributo, prendere contatto con la Sovraintendenza competente, erogare la somma condivisa e farsi rilasciare una dichiarazione dall’ente beneficiario che permetta la deducibilità dell’elargizione ai sensi dell’Art Bonus.

… e rivolgiamoci agli Operatori culturali, con la stessa domanda…
Sarà compito degli enti potenzialmente beneficiari di questa incentivazione  informare il mercato dei possibili investitori della novità introdotta dall’Art Bonus e delle modalità esecutive per poterne usufruire.

Quindi, anche in questo caso, la comunicazione può giocare un ruolo determinante. Come Comitato CULTURA + IMPRESA stiamo quindi pensando  ad alcuni appuntamenti che si chiameranno proprio ‘Art Bonus, istruzioni per l’uso’, organizzati mettendo a confronto, come sempre, il ‘Sistema Cultura’ con il ‘Sistema Impresa’, in alcune città italiane.
Uno dei primi esempi che potranno essere condivisi è la sponsorizzazione del restauro dell’Arena di Verona annunciato da UniCredit e dalla Fondazione Cariverona: l’erogazione di 14 milioni di euro nel’arco del triennio 2014-2016 consentirà di realizzare opere e lavori di restauro e adeguamento funzionale e impiantistico necessari per la piena fruizione di questo straordinario tempio della nostra musica.

Federico Ghizzoni, Amministratore Delegato di UniCredit, ha infatti dichiarato  che ‘questo accordo è  uno dei primissimi esempi di Art Bonus, uno strumento concreto per incentivare il mecenatismo culturale e favorire la tutela e la valorizzazione del patrimonio italiano: un passo importante da parte nostra, che speriamo possa essere seguito in futuro da un numero sempre maggiore di attori’

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