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'Oltre la fragilità'. L’impresa della ri-nascita sostenibile

Un’anticipazione delle nuove riflessioni, presto in libreria, di Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, Presidente di Museimpresa

Antonio Calabrò

Le terre emerse dallo tsunami pandemico impongono di “mettere in fila” ragionamenti già in corso sui futuri possibili. Non torneremo alla “normalità” così come la conosciamo. Dal lungo e inatteso lockdown che ci ha fatto incontrare la “fragilità” dei sistemi economici, sociali, politici, la nostra fragilità umana, sappiamo di non sapere. Occorre pensiero per costruire una nuova normalità. E pensare, in fondo, non è altro che porsi le domande. “Impara a farle e troverai la risposta”, indica la Torah.

Antonio Calabrò è un illuminato. Giornalista e scrittore, profondo studioso della cultura d’impresa, ci ha portati con numerosi testi a comprendere che “l’Impresa è Cultura”.
La sua nuova riflessione – Oltre la fragilità - Le scelte per costruire la nuova trama delle relazioni economiche e sociali, Università Bocconi Editore – arriverà in libreria a fine giugno. E qui ne anticipiamo alcuni temi di fondo.

Si parte proprio dalla fragilità esperita, per guardare il non ancora, rintracciando le linee guida per una ripartenza che trova nella centralità dell’industria un nuovo equilibrio tra competitività dell’impresa e sviluppo sostenibile, che punta all’eccellenza e all’etica del lavoro, alla riduzione delle diseguaglianze per un Paese, come affermava Carlo M. Cipolla “abituato fin dal Medio Evo a produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”.
Abbiamo vissuto per anni nella convinzione che il progresso, la globalizzazione, lo sviluppo tecnologico, avessero tutti un segno positivo e che, parafrasando Voltaire, quello in cui viviamo fosse “il migliore dei mondi possibili”. Abbiamo trascurato il fatto “che in tutti i processi sociali vi sono vincitori e vinti, gruppi sociali più agiati e gruppi più deboli, che ne escono ancora più indeboliti, elementi di scarto ed elementi di successo. Le società complesse, tecnologiche, interconnesse sono fragili”. Abbiamo sottovalutato la fragilità, considera Calabrò.
Prendere atto del fatto che la ricchezza potenziale della società tecnologica abbia al suo interno una grande fragilità ci rende forti. “Il senso di onnipotenza è un fattore di debolezza. La storia degli umani è una storia di luci e ombre, di cadute e di riprese, è una storia complessa. L’assunzione della fragilità come elemento fondante è un grande punto di forza nella politica, nella democrazia, nell’impresa, nelle tecnologie, nelle relazioni personali e sociali”.
È con questa consapevolezza che i processi vanno governati, con valori e indirizzi strategici. L’economia della conoscenza, che tanto abbiamo invocato, ha ampliato la faglia delle diseguaglianze. “Non c’è il dominio infallibile del mercato. Il mercato è un luogo fisico e astratto in cui gli errori sono tanti. C’è bisogno che intervenga la politica per rimettere a posto le cose scombinate dai fallimenti del mercato”. Ogni processo necessita di aggiustamenti. Secondo l’autore “gli strumenti dell’aggiustamento sono la buona politica – per la quale ci consiglia di rileggere Max Weber –, la buona teoria economica – Keynes va ripreso in mano – e le relazioni sociali positive. Non siamo in presenza di una società di produttori e di consumatori, ma siamo innanzitutto in presenza di persone”. Questo significa rileggere Gramsci, Gobetti e Mounier.

In queste settimane siamo stati guidati dal pensiero emergenziale, “ma nessuna storia si scrive soltanto con la risposta alle emergenze. L’Utopia è necessaria per camminare, avendo la consapevolezza della quotidianità del reale e contemporaneamente lo sguardo lungo per definire più o meno dove si sta andando. Questo significa applicare le regole della ricerca scientifica all’esperienza della vita quotidiana. Zero ideologie e molto pensiero scientifico, nell’economia, nella politica. Economia, perché uno degli attori centrali nella ri-costruzione, che produce benessere, è l’impresa. Le imprese, cioè i luoghi dove si producono ricchezza e inclusione sociale, sono degli straordinari policy-maker, sono delle comunità attive. Purtroppo a causa della paura viviamo in una società in cui prevalgono i cinici, che rispondono con le chiusure dei porti o con i sussidi, il reddito di cittadinanza. L’impresa non vive di porti chiusi, ma di mercati aperti. Non si vive di reddito di cittadinanza, ma di lavoro, di produzione, di innovazione, di investimenti. Deve sempre avere uno sguardo lungo”. Da questo punto di vista l’impresa è un soggetto fortemente progressivo, cioè costruisce progresso.

Ma cosa significa fare impresa oggi? La somma tra la pandemia e la recessione, che ne è conseguenza, sta accelerando processi di trasformazione già in corso. Il Covid19 è un catalizzatore di trasformazioni e lo fa drammaticamente. Papa Francesco con l’Enciclica Laudato Sì  – sulla cura della casa comune, che compie in questi giorni cinque anni – , ha individuato il grande punto di debolezza nell’andamento del sistema economico, un sistema costruito sull’accumulazione rapida. “Questo è il punto su cui si è costruita la Teoria dello Shareholder Value che orienta le imprese all’obiettivo primario di remunerazione degli azionisti. Nel tempo si è invece affermata, per fortuna, la teoria dello Stakeholder Value: il valore per le comunità, i lavoratori, i creditori e i fornitori, i consumatori, i cittadini, tutti coloro che incontrano il percorso delle imprese”.

Il passaggio dallo Shareholder allo Stakeholder Value è una costante non soltanto nei ragionamenti dell’impresa riformista (ndr. https://www.amazon.it/Limpresa-riformista-innovazione-benessere-inclusione/dp/8883502884), ma dentro le assunzioni di responsabilità di due luoghi tradizionalmente legati alla globalizzazione, ovvero il World Economic Forum di Davos (che nell’edizione di gennaio 2020 si focalizza sull’economia della cura) e The Business Roundtable, l’associazione che riunisce i top manager delle principali imprese americane (il cui CEO Larry Fink dedica la lettera degli investimenti 2020 alla sostenibilità). “Da entrambi i contesti emerge che l’orizzonte d’impresa è la sostenibilità ambientale e sociale, la prosecuzione sul mondo del business sulla base delle intuizioni del Papa, ma anche di un’ampia letteratura economica ancora inascoltata”.

Quali possibilità oggi per l’Europa? “Nel momento drammatico della crisi del mondo, l’Europa ha una straordinaria opportunità di ripresa. L’Europa è contemporaneamente crescita economica, innovazione, forza industriale, welfare, società coesa e democrazia liberale. Il patrimonio di valori della propria economia produttiva può fare da punto di riferimento. Opposta a falchi e cicale. Le scelte da poco annunciate dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, sui 750 miliardi di Recovery Fund per progetti strategici sulla Green Economy e l’innovazione digitale vanno in questa direzione. La dimensione migliore che l’Europa può mettere in campo in questo momento, insomma, è una civiltà che costruisce ricchezza equilibrata. Investendo le energie delle persone, capaci di pensare sé stessi e gli altri, trasformazione e memoria. I valori delle nostre imprese sono la capacità di essere contemporaneamente produttive e inclusive, sapendo che essere inclusivi è un punto della produttività”.

Una trasformazione dell’impresa che è parte della trasformazione del Welfare. “Il Welfare è una straordinaria intuizione europea che va adattata agli scenari in evoluzione. Non è il reddito di cittadinanza. Il Welfare è un sistema di accompagnamento alla qualità della vita dentro cui oggi è indispensabile la formazione da concepire come diritto, ovvero dare alle persone tutti gli strumenti per poter stare dentro ai cambiamenti sociali e produttivi, dentro a una società digitale, per avere l’opportunità di costruire il proprio percorso di realizzazione e di reddito diverso. La nostra storia d’impresa è cresciuta sempre nel rapporto stretto con i territori ed è questa la nostra forza”. Il Recovery Fund Next Generation Eu, appunto, segna un nuovo corso.

L’occasione drammatica sta rovesciando un paradigma, aprendo una stagione più politica dell’Unione Europea, per il benessere del pianeta e delle persone che lo abitano.
In questo scenario, quale dialogo possibile tra Impresa e Cultura, anch’essa in profonda trasformazione? “La Cultura deve ritrovare l’attitudine all’ascolto, all’osservazione, all’analisi critica. Con tutta umiltà deve saper ascoltare e poi mettersi in discussione, proporre delle ipotesi e discuterle. È necessario un grande dibattito civile in cui la Cultura si ricordi della lezione della Scienza, tra tentativi, errori e ripartenze. La consapevolezza che l’identità personale, ma anche l’identità della creatività artistica non sta nel produrre l’opera, ma nello sguardo di chi la vede. Il vantaggio dei musei di impresa di cui mi occupo, è stare dentro una cornice concettuale che ha il cambiamento come natura costitutiva. I musei d’impresa non sono né musei nel senso più tradizionale del termine né imprese attente solo alla produttività, ma sono la memoria come cardine dell’innovazione”.

L’innovazione economica come strumento per l’innovazione sociale. Questi pensieri sono figli della lezione di Adriano Olivetti, oggi presente, che ha fatto fatica ad affermarsi, come modello di sviluppo, qualità del pensiero, delle condizioni di lavoro, di relazione con le comunità. “Se noi oggi siamo in grado di affermare che la sostenibilità è chiave di competitività di una grande parte delle imprese italiane è perché quel pensiero ha fatto strada, altrimenti saremmo di fronte a un’icona muta. Non è così. Come tutti i processi dei grandi visionari, i tempi sono lunghi e lenti, ma sono fertili. Dobbiamo avere chiare le nostre radici. Olivetti, Pirelli e le altre imprese innovative che hanno costruito Cultura nel produrre meccatronica e chimica, plastica e alimentare. La cultura d’impresa è tutto l’insieme delle conoscenze, prima ancora che delle competenze, per governare e adattare alla misura della civiltà, il progresso scientifico e tecnologico e tradurlo in prodotti, consumi, relazioni, opportunità per migliorare la qualità della vita. Se non ci fosse stata questa lunga gestazione oggi non saremmo la macchina competitiva che contemporaneamente firma il Manifesto di Assisi (ndr. la grande alleanza economica italiana contro la crisi sociale e ambientale, promossa da Fondazione Symbola, Frati Francescani e Confindustria) ed è all’avanguardia a livello internazionale nella farmaceutica e in altri settori industriali dell’innovazione”.

Il cambiamento è in corso. Lo dimostra con oltre 60mila persone connesse, un grande successo, per il primo incontro degli appuntamenti “ASviS Live”, la nuova iniziativa digitale dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, pensata per promuovere il dibattito sulle politiche e sulle azioni da intraprendere per potenziare la “resilienza trasformativa” e disegnare il futuro in linea con i 17 Obiettivi dell’Agenda 2030 (da segnalare il canale Ansa 2030, dedicato allo sviluppo sostenibile).
Le aspettative della società verso il mondo delle imprese sono molto forti e soprattutto verso quelle che stanno lavorando su un futuro sostenibile.

Questa stagione ha lasciato grande dolore, ma ci ha insegnato molto. Dobbiamo restituire il senso del futuro.

"Oltre la fragilità". di Antonio Calabrò, Università Bocconi Editore


@Riproduzione riservata. Il presente articolo è stato pubblicato nella rubrica "Letture lente" di AgCult in data 2 giugno 2020

di Carla Di Grazia


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