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Arte Fiera Bologna cresce nel 2020 e Art City si conferma come format vincente

Il contributo del mondo dell’impresa sui grandi temi della contemporaneità

Credits  UNIFORM,  PAOLA AGOSTI Forlì, 1978 Giovane operaia ferraiola in cantiere/Young iron worker  (particolare)  © Paola Agosti

L’edizione 2020 (la 44.a) di ARTE FIERA BOLOGNA, organizzata da BolognaFiere – la seconda guidata da Simone Menegoi e da Gloria Bartoli - si è chiusa con un ulteriore incremento dei visitatori rispetto all’anno precedente, consolidandosi come punto di riferimento per collezionisti e appassionati d’arte con 155 gallerie e 345 artisti.

Ma Arte Fiera è una manifestazione espositiva che anima e coinvolge tutta la città, con l’offerta corale di ART CITY giunta all’ottava edizione con oltre 57.000 presenze che hanno premiato la vasta offerta dell’Art Week dal 17 al 26 gennaio. Come hanno sottolineato Roberto Grandi, presidente dell’Istituzione Bologna Musei e Lorenzo Balbi, direttore artistico di MAMbo e coordinatore artistico di ART CITY, si conferma vincente il format di un programma rappresentativo delle più varie pratiche artistiche contemporanee in dialogo con i diversi spazi e contesti urbani di intervento.

Tra i main projects un contributo rilevante è venuto dal mondo delle imprese, che nel loro insieme hanno realizzato una sorta di filo conduttore sui temi della contemporaneità.

La dialettica tra uniformità e diversità, omologazione e individualità è al centro del progetto espositivo UNIFORM-La Divisa da Lavoro nelle immagini di 44 Fotografi, alla Fondazione MAST di Isabella Seràgnoli (Gruppo Coesia) fino al 3 maggio prossimo. Curato da Urs Stahel è dedicato alle uniformi da lavoro e, attraverso oltre 600 scatti di grandi fotografi internazionali, mostra la varietà delle tipologie di abbigliamento dei lavoratori in rapporto a contesti storici, sociali e professionali diversi.

Nate infatti per distinguere chi le indossa, le uniformi hanno anche omologato: nella loro ambiguità mostrano l’appartenenza a una categoria, a un ordinamento o a un corpo, senza distinzioni di classe e di censo, ma possono anche rappresentare una separazione dalla collettività. Come ha osservato Stahel, le stesse parole italiane uniforme e divisa evocano, insieme, inclusione ed esclusione.

Il progetto comprende inoltre una esposizione monografica di Walead Beshty che raccoglie 364 ritratti di addetti ai lavori del mondo dell’arte, incontrati dall’artista nel corso della sua carriera, per i quali l’abbigliamento professionale, differenziato e individualistico, esprime un tacito codice «anti-uniforme».

Dalla uniformità delle «divise» alla varietà degli abiti: Nel cinquecentesco Palazzo Bentivoglio - nello spazio espositivo ristrutturato e aperto al pubblico con Bologna Portraits nel gennaio 2019 grazie al mecenatismo di Gaia e Alberto Vacchi (Gruppo IMA) - fino al 19 aprile sono in mostra i Vestimenti di Sissi, un’ampia selezione – curata da Antonio Grulli - di sculture-abito realizzate dall’artista (Daniela Olivieri, Bologna 1977). Attraverso un progetto pensato appositamente per questi ambienti sono raccolte opere che rappresentano l’evoluzione artistica di un ventennio, la cui originalità sta nella capacità di trasformare appunto in abiti, talora anche indossabili, i materiali più diversi, legati alla nostra quotidianità, talora riciclati. Opere in ogni caso volute e rappresentate come vere e proprie sculture.

Dalla realizzazione di abiti come trasformazione e riciclo di materiali della quotidianità alla costruzione di strutture tecnologiche per le energie rinnovabili. Promossa da HERA S.p.A.,la grande multiutilitybolognese, lo Spazio Carbonesi ospita fino al 24 febbraio la mostra Circular View, progetto fotografico di Silvia Camporesi, curato da Carlo Sala, che racconta i lavori di realizzazione dell’impianto di biometano a Sant’Agata Bolognese, in provincia di Bologna. Lo sguardo attento e sensibile all’ambiente segue l’evoluzione della complessa struttura, per produrre energia rinnovabile, intrecciando l’immagine documentale con la suggestione del luogo e la particolarità dei suoi elementi. Un tema, quello ambientale, ripreso nella mostra fotografica di Luca Maria Castelli, «Luoghi SOS-pesi», promossa dall'Associazione Re-Use With Love in collaborazione con la Fondazione Carisbo, a Casa Saraceni a Bologna fino al 22 febbraio.

Dalle suggestioni delle tecnologie ambientali a quelle della natura valorizzata e salvaguardata. Il Palazzo Boncompagni, prestigiosa dimora del ‘500, assecondando la passione e l’attività di imprenditrice “verde” della proprietaria Paola Pizzighini Benelli, ospita fino all’8 febbraio la mostra site specific Il Giardino Abitato di Margherita Paoletti, curata da Simona Gavioli e Camilla Nacci nell’ambito degli eventi di Booming Contemporary Art Show, che hanno anche coinvolto i nuovi spazi espositivi del DumBO (Distretto urbano multifunzionale di Bologna) in cui imprese, associazioni, istituzioni e cittadini convivono e collaborano.

Dalla immediatezza della naturalità alle ambiguità della percezione e della soggettività. Allo Spazio Arte di CUBO, il Museo d’impresa del Gruppo Unipol, fino al 28 marzo, Alessandro Lupi presenta ONE, TOO, FREE. Specchi, ombre, visioni, quattro grandi installazioni site-specific curate da Ilaria Bignotti, focalizzate su visione e percezione, spazio e tempo, creando opere immersive e coinvolgenti che stimolano nei visitatori l’interazione degli opposti. Il tema dell’ambivalenza e dell’identità oltre i confini di genere è anche il tratto distintivo delle opere fotografiche di Claude Cahun, esposte per la prima volta in Italia nella mostra collettiva dedicata anche a VALIE EXPORT e Ottonella Mocellin, curata da Fabiola Naldi e Maura Pozzati, 3 Body Configurations alla Fondazione del Monte di Bologna Ravenna fino al 18 aprile. Così come la relazione tra ciò che sta dentro di noi e ciò che sta fuori, sulla superficie delle cose, è il motivo conduttore di Origine allo Spazio B5, mostra curata da Emanuela Agnoli, Lorena Zuniga ed Elena Vai, in cui le fotografie di Michele Levis interagiscono con le opere in legno bruciato di Raffaele Mazzamurro.

Dalle contraddizioni della soggettività alla semplificazione dell’oggettività. Le realtà ordinarie, una mostra di dipinti curata da Davide Ferri che include il lavoro di 12 artisti, ospitata nel Palazzo de’ Toschi della Banca di Bologna fino al 23 febbraio, indaga sulla rappresentazione dell’ordinario in pittura riscoprendo interesse per contenuti della quotidianità. Un interesse che rappresenta non solo la valorizzazione della realtà in sé, ma anche una sorta di nostra liberazione dal loop perverso delle ambiguità dell’astrazione.

Viene così a delinearsi un percorso culturale compiuto, dall’uniformità alla complessità, dall’ambiguità alla semplificazione, nella convinzione che l’impresa sia, come ebbe a dire in altra occasione Isabella Seràgnoli, «uno strumento di crescita in grado di creare implicitamente valore sociale oltre che economico e che sia un dovere e una responsabilità dell’imprenditore assumersi un proprio ruolo nella società, gestendo imprenditorialmente le risorse che può mettere a disposizione sul territorio e sulla comunità».

©Riproduzione riservata

Roberta Bolelli, edizione online, 30 gennaio 2020



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