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Nicoletta Biglietti
Leggi i suoi articoliDalla nota al quadro. Dal gesto impulsivo alla creazione. È così che Gabriel Orozco realizza le opere esposte in «Partituras», alla Galerie Chantal Crousel di Parigi. Il punto di partenza è sempre l’improvvisazione al pianoforte. Orozco si siede, avvia il registratore, suona e invia i materiali a un pianista professionista, che li trascrive in partitura. Solo a quel punto il suono si trasforma in disegno e, successivamente, in pittura. Ogni lavoro riporta luogo, data e ora del brano: la musica diventa codice visivo, trasformata in forme e colori secondo un sistema coerente che struttura ogni composizione. Ogni opera è il risultato di un percorso graduale: dall’improvvisazione alla registrazione, poi al disegno e infine alla pittura. «Il processo stesso, come sottolinea la storica d’arte Briony Fer, definisce la materialità del lavoro»: suonare diventa disegnare, un gesto fisico che determina ritmo, struttura e sensibilità.
Le opere di Orozco si inseriscono in una lunga tradizione di artisti che hanno cercato corrispondenze tra musica e pittura. Kandinsky, ad esempio, nei suoi scritti considerava il colore come un «tocco sul pianoforte dell’anima», costruendo composizioni astratte con ritmi interni e rapporti armonici tra linee e colori, analoghi a una partitura visiva. «La musica, osserva Fer, fu per Kandinsky un paradigma per liberare la pittura dalla rappresentazione e sperimentare la dissonanza come forma di consonanza futura». Paul Klee, musicista di formazione, concepiva linee e motivi grafici come sequenze ritmiche: molte delle sue opere appaiono come partiture immaginarie, con modulazioni e variazioni sistematiche. Kupka, teorico dell’arte e pioniere dell’astrattismo, traduceva le strutture musicali in rapporti di colore e movimento visivo già dal 1912, concependo la pittura come linguaggio parallelo alla composizione musicale. Mondrian, pur non traducendo direttamente la musica, costruiva le sue griglie neoplastiche con un ritmo interno paragonabile al jazz che ascoltava; le linee e i colori regolano intervallo e tensione come in una struttura musicale. In questo contesto, «Partituras» riattiva l’idea di corrispondenza tra gesto musicale e visivo. I disegni preparatori di Orozco non sono «semplici» trascrizioni delle partiture: cerchi e linee fluttuano tra le righe del pentagramma come piccole costellazioni, componendo strutture autonome e imprevedibili. Le fasce di colore richiamano tessuti e fili più che «circuiti rotanti» e interrogano questioni fondamentali sulla realizzazione del dipinto nell’epoca contemporanea.
Gabriel Orozco, «17 de Mayo, 2025, Paris (Teclas Negras)», 2025. Credits Jiayun Deng - Galerie Chantal Crousel.
Le opere su carta e i dipinti rivelano questa metamorfosi del suono in visione. Nei disegni preparatori, i cerchi che sostituiscono le note sembrano sospesi tra le linee del pentagramma, generando una mini-mappa musicale. Linee rette e sinuose scandiscono il ritmo con pause e accelerazioni analoghe a quelle di un brano musicale. Fasce di colore in rosso, blu, bianco e oro strutturano i piani, suggerendo tensione, rilascio o cambiamenti dinamici nella melodia originale. Alcune opere presentano sovrapposizioni di griglie leggere che ricordano tessuti intrecciati; altre, cerchi concentrici e linee parallele che danno profondità e movimento allo spazio pittorico. In altre ancora, ampi spazi vuoti creano pause visive corrispondenti a momenti di silenzio o sospensione nella musica, che accentuano la temporalità dell’atto creativo. Questo approccio mette in luce la particolare attenzione di Orozco al gesto e alla sequenza temporale, elementi che strutturano ogni dipinto come una partitura autonoma. È pur vero che altri artisti contemporanei hanno esplorato il legame tra suono e immagine: Jack Ox, artista statunitense e pioniera della visual music, negli ultimi venticinque anni ha analizzato la musica e l’ha trasformata in un linguaggio visivo rigoroso, rispettando modulazioni, ritmo e armonia. Patrick Defossez, pianista e compositore belga, esplora la sinestesia performativa: parole, suoni, immagini e spazio convivono come elementi autonomi di un ambiente musicale. A differenza di Ox e Defossez, per Orozco disegno, musica e pittura non sono separati o analizzati, ma si fondono simultaneamente in un unico processo creativo, dove il gesto musicale diventa segno visivo e materia pittorica.
«Partituras» mostra come il gesto creativo possa farsi simultaneamente visivo e sonoro. Ogni quadro è un momento catturato del suono, una partitura sospesa nello spazio. Il colore, la linea, il ritmo non illustrano la musica: la incarnano. Orozco trasforma l’esperienza temporale del suono in una lettura visiva e invita lo spettatore a percepire la pittura come atto musicale. In questo intreccio tra materia e tempo, la pittura diventa spazio di ascolto, memoria e possibilità: un dialogo tra ciò che si vede e ciò che si potrebbe ancora udire.
Installation view «Gabriel Orozco. Partituras», Galerie Chantal Crousel, Parigi.