Particolare dell’installazione «The Investigation Proposition 3» (1971) di Joseph Kosuth

© Michele Alberto Sereni. Cortesia di Magonza

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Particolare dell’installazione «The Investigation Proposition 3» (1971) di Joseph Kosuth

© Michele Alberto Sereni. Cortesia di Magonza

La misura del tempo a Villa Panza

59 opere di 23 artisti della collezione di Giuseppe e Rosa Giovanna Panza di Biumo donate al Fai nel 2022 esplorano un concetto complesso, temibile e sfuggente

Una mostra sul tempo? Per affrontare la sfida di costruire un percorso visivo intorno a un concetto complesso, temibile e sfuggente come quello del tempo, ci voleva la tempra e la competenza di una figura come Gabriella Belli, fondatrice e lungamente direttrice del Mart di Rovereto, poi direttrice di tutti i Musei civici di Venezia e autrice di mostre memorabili, e ora curatrice del progetto scientifico di Villa e Collezione Panza. Dalla sua parte, Gabriella Belli (qui con Marta Spanevello) ha avuto però il materiale su cui lavorare, trattandosi di una mostra realizzata con le opere della collezione di Giuseppe e Rosa Giovanna Panza di Biumo, donate dalla moglie e dalla famiglia al Fai nel 2022, dopo la scomparsa del collezionista, e con prestiti della Panza Collection di Mendrisio. Giuseppe Panza di Biumo (che al Mart di Gabriella Belli aveva assegnato una parte importante della sua collezione quando il museo era ancora sulla carta), era uomo di grande profondità intellettuale e culturale e, al tempo stesso, di intensa spiritualità. Inevitabile che scegliesse opere che rispecchiavano queste sue necessità interiori. 

La mostra «Nel Tempo. Opere dalla Collezione Panza di Biumo», presentata fino al 6 gennaio 2025 dal Fai a Villa Panza, espone 59 opere di 23 di artisti, che affrontano il tema del tempo fisico, lineare (quello esperito nel vivere: per i Greci antichi Chronos), e del tempo assoluto, eterno (Aion), ed è illuminata dai testi in catalogo (Magonza editore) di Italo Calvino, con il saggio «Il crollo del tempo (su alcuni disegni di Saul Steinberg)» del 1977, e di Ivano Dionigi, con un estratto dal libro Segui il tuo Demone (2020), oltre che da podcast che accompagnano il visitatore. 

Dopo l’incipit, con «Time Study» (2000) di Gregory Mahoney (20 lettere ondeggianti di acciaio ossidato e fuliggine che affermano «Time exists in the minds») e la piccola, cupa fusione di Franco Monti, «Emerging Time», il percorso è articolato in aree tematiche, a partire proprio dall’inafferrabile (al momento, anche per la scienza) concetto di Aion, per il quale sono chiamate in causa le opere di Allan Graham, Susan Kaiser Vogel, Grenville Davey e William Metcalf. Per Chronos, il tempo misurabile (e divoratore, di cui ognuno di noi è preda, fino alla morte), sono esposti lavori di Hanne Darboven, On Kawara, Joseph Kosuth, Jan Dibbets, Walter De Maria, Franco Vimercati, Cioni Carpi, Maurizio Mochetti e Robert Tiemann, tutti pervasi dalla necessità di misurare, con strumenti e modi differenti, la durata di un tempo che fugge inesorabile. Nella sezione i «Luoghi (del tempo)», è oggetto dell’indagine il tempo psicologico, nel quale s’intrecciano memoria ed emozioni: ecco allora Ron Griffin, Vincenzo Agnetti (con il telegramma «No», 1973, a Giuseppe Panza), Pier Paolo Calzolari, Stephen Dean, Lawrence Carroll e (anche qui) Dibbets e Darboven. Infine, «Il rumore (del tempo)», sezione fondata, rammenta Belli nel suo saggio, «sul suono e sul suo propagarsi nello spazio-tempo»: qui, opere smaterializzate come la «scultura acustica» di Michael Brewster, e fisiche, come l’«Anemofono» (1973) di Piero Fogliati, generatore di un’inattesa esperienza uditiva e cinetica.

«Time Study» (2000) di Gregory Mahoney. © Michele Alberto Sereni. Cortesia di Magonza

Ada Masoero, 11 giugno 2024 | © Riproduzione riservata

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La misura del tempo a Villa Panza | Ada Masoero

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