«The Prelude: La Marcha de la Aparicion» (2003), di Tracey Rose. Cortesia dell’artista

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«The Prelude: La Marcha de la Aparicion» (2003), di Tracey Rose. Cortesia dell’artista

Tracey Rose al Kunstmuseum di Berna

Una retrospettiva che trova l’equilibrio tra critica, satira e utopia nel suo lavoro

Elena Franzoia

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Il Kunstmuseum, che dal 2001 possiede nelle sue collezioni l’opera video «T.K.O. (Technical Knock-Out)», dal 23 febbraio all’11 agosto dedica all’artista sudafricana Tracey Rose la prima grande retrospettiva, dal titolo «Shooting Down Babylon». Grazie a un centinaio di opere, la mostra presenta circa 25 anni di carriera ed è curata da Koyo Kouoh e Tandazani Dhlakama, in collaborazione con Kathleen Bühler.

«Il corpo dell’artista gioca un ruolo centrale nell’opera di Tracey Rose diventando luogo, mezzo e punto di riferimento attraverso il quale si commenta lo sconvolgimento sociale e politico della società sudafricana e si articolano le molteplici esperienze discriminatorie che ha dovuto subire come donna di colore, afferma Bühler. Tracey Rose lavora con il disegno, l’installazione, la pittura e la fotografia, nonché la performance e la sua documentazione video. Mentre l’autrice Kellie Jones nel 2003 parlò di Postapartheid Playground in relazione al suo lavoro, la mostra evita una lettura cronologica o tematica proponendo un paesaggio aperto in cui i singoli elementi entrano in contatto tra loro in modo sincrono e diagonale. Vengono ribaditi i temi principali dell’opera di Rose, come la protesta, la satira, l’anticelebrazione, l’utopia e l’interesse per la spiritualità. La mostra può essere vissuta come un energico invito a criticare le convenzioni di chi detiene il potere, a guardare le cose in modo diverso e a immaginare un nuovo mondo. Critica, satira e utopia sono in equilibrio».

Impostasi come una delle voci più radicali dell’arte internazionale già a partire dalla metà degli anni Novanta, Rose affronta ovviamente anche temi cruciali dell’arte nera contemporanea come il postcolonialismo, il razzismo e l’apartheid, oltre al genere e alla sessualità. La mostra al Kunstmuseum ne segue l’intera evoluzione creativa, dal precoce interesse per le questioni di identità all’estetica della violenza, fino alla fascinazione per i processi e i rituali di guarigione.

Il titolo è tratto dall’installazione «Shooting Down Babylon», realizzata nel 2016 come reazione alla vittoria elettorale di Donald Trump, per la quale Rose si è sottoposta a rituali di purificazione filmati e riprodotti in una videoscultura. Posta a introduzione della mostra, l’opera dimostra chiaramente fino a che punto il lavoro di Rose sia radicato nella fisicità, nella rabbia e nella ricerca della spiritualità.

Il Kunstmuseum presenta anche dieci nuove opere, commissionate in occasione della mostra, appartenenti alla serie «Mandela Balls»: ispirandosi alla poesia di Langston Hughes Dream Deferred, l’artista ha realizzato 95 omaggi al celebre presidente e attivista sudafricano, uno per ogni anno della sua lunga e travagliata vita.

«The Prelude: La Marcha de la Aparicion» (2003), di Tracey Rose. Cortesia dell’artista

«A Dream Deferred (Mandela Balls), 13/95 Imbokodo: Kathy’s Rainbow» (2021), di Tracey Rose. Cortesia dell’artista

Elena Franzoia, 21 febbraio 2024 | © Riproduzione riservata

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Tracey Rose al Kunstmuseum di Berna | Elena Franzoia

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