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Erik Bulatov, «Perestroika», 1989

Foto © Carlo Gianni

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Erik Bulatov, «Perestroika», 1989

Foto © Carlo Gianni

Addio a Erik Bulatov, protagonista del concettualismo moscovita

È scomparso a Parigi a 92 anni. Nel 1988 era stato invitato alla Biennale di Venezia e nel 1990 aveva esposto al Centro Pecci di Prato

 

Erik Bulatov Vladimirovic, fra i fondatori negli anni Settanta del concettualismo moscovita e del movimento Sots Art, in cui attingeva a slogan sovietici, è scomparso  il 9 novembre, a 92 anni, a Parigi città in cui viveva da circa trent’anni. Era nato in Russia, a Sverdlovsk (l’attuale Ekaterinburg), ai piedi degli Urali, il 5 settembre1933. Formatosi all'Istituto d'Arte Surikov di Mosca, Bulatov aveva iniziato la sua carriera come illustratore di libri per bambini, insieme a Oleg Vassiliev.  

Negli anni '70 si fa notare con lavori che sfidano la propaganda di Stato, unendo paesaggi naturali a simboli e slogan sovietici. Nei paesaggi, nei ritratti e nelle vedute urbane, attinge sia dall'iconografia del regime sovietico che dalle rappresentazioni più tradizionali della natura. Nonostante un corpus di opere relativamente ridotto, Bulatov è riuscito a superare i vincoli dell'arte ufficiale sovietica sviluppando uno stile molto personale. La sua arte ironica gli aveva procurato una certa fama nei circoli intellettuali di Mosca, ma era pressoché sconosciuta al grande pubblico. Gli artisti che non seguivano la linea del partito erano rimasti clandestini fino a una certa liberalizzazione nel tardo periodo sovietico, quando le opere di Bulatov sono esposte alla Biennale di Venezia del 1988. È il suo trampolino internazionale: l’artista si trasferisce prima a New York e poi a Parigi. Poco rappresentato nei musei russi, è invece presente in collezioni pubbliche e private internazionali, tra cui il MoMA di New York e il Centre Pompidou a Parigi.

A maggio 1988 aveva esposto nello Studio Marconi a Milano e nel 1990 è di nuovo in Italia per la mostra  al Centro Pecci di Prato «Artisti russi contemporanei» a cura di Amnon Barzel e Claudia Jolles,  accanto a  Igor e Svetlana Kopystiansky, Ilya Kabakov, Medical Hermeneutics, Perzi, Sergei Volkov, Vadim Zakharov, Konstantin Zvezdochotov. In quell’occasione, all’esterno del museo pratese era stata esposta la grande installazione «Perestroika», lunga 25 metri e alta 11, realizzata in occasione delle celebrazioni parigine del Bicentenario della Rivoluzione francese.  

Le sue opere sono apparse in importanti mostre dedicate all’arte russa del ’900 tra cui e «Traumfabrik Kommunismus. Die visuelle Kultur der Stalinzeit» (2003) alla Schirn Kunsthalle di Francoforte e, nello stesso anno, «Berlino-Mosca/ Mosca-Berlino 1950–2000», alla Tretjakov di Mosca (2003), «RUSSIA!» (2005) al Guggenheim Museum di New York e di Bilbao, «Ostalgia» (2011) al New Museum di New York . Nel 2009 aveva preso parte alla Terza Biennale di Mosca.  Nel 2013, il Nouveau Musée National di Monaco gli ha dedicato una retrospettiva e sue monografiche sono state organizzate al Mamco-Musee d’art moderne et contemporain di Ginevra (2009-10), al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris (2007) e al Kestnergesellschaft di Hannover (2006).

Bulatov è anche stato uno degli autori russi con maggior successo di mercato. La sua opera più famosa, «Gloria al Pcus», scritta a grandi lettere rosse su uno sfondo di cielo azzurro, nel 2008 è stata venduta all'asta a Londra per 2,2 milioni di dollari.

 

 

 

 

Redazione, 13 novembre 2025 | © Riproduzione riservata

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