
Un raro dipinto di Brice Marden del 1988-98, il calligrafico bianco e nero «Cold Mountain I (Path)» (uno di una serie di sei lavori), era offerto da Sotheby’s New York il 12 maggio come il più significativo Marden mai visto in un’asta e una stima massima di 15 milioni di dollari; altri tre della serie appartengono a importanti musei; quanto ai due ancora in mani private, per lo specialista di Sotheby’s Anthony Grant «molto difficilmente saranno in vendita in tempi brevi, forse mai».
di Lindsay Pollock, da Il Giornale dell'Arte numero 299, giugno 2010I «grandi» (seniores)Cy Twombly, (1928), americano, pittore espressionistaCharles Ray (1953), americano scultoreBrice Marden, (1938), americano, pittore minimalistaRobert Gober, (1954), americano, scultore e artista installativoJasper Johns, (1930), americano, pittore Pop e Neo DadaGerhard Richter, (1932), tedesco, pittoreSigmar Polke, (1941), tedesco, pittore e fotografoMarlene Dumas, (1953), sudafricana/olandese, pittriceRobert Ryman, (1930), americano, pittore minimalistaLa generazione successiva (juniores)Luc Tuymans, (1958), belga, pittore Kai Althoff, (1966), tedesco, pittore Tomma Abts, (1967), tedesco, pittore astrattoUrs Fischer, (1973), svizzero, scultore e artista installativo Mark Bradford, (1961), americano, mixed mediaElizabeth Peyton, (1965), americana, ritrattistaJulie Mehretu, (1970), etiope/americana, pittrice astratta/incisoreMark Grotjahn, (1968), americano, pittore astrattoPeter Doig, (1962), inglese, pittoreThomas Houseago, (1972), scultore
da Il Giornale dell'Arte numero 299, giugno 2010Caro Luccardini, Perché ci siamo abituati a questa immagine? Un’insulsa facciata in una delle piazze (slargo, incrocio?) più frequentate e conosciute del mondo, tappezzata di migliaia di lampadine continuamente cangianti per mostrare sempre nuove e sempre identiche scritte pubblicitarie.
di Gaggero & Luccardini, da Il Giornale dell'Arte numero 297, aprile 2010La mancanza della testa nelle figure femminili è una caratteristica delle opere dell’artista portoghese Juliao Sarmento. A tale peculiarità sembra aggiungersi un tocco di ironia in una recente serie di opere esposte alla Galleria di Bernd Klüser a Monaco e ora approdate da Alessandra Bonomo a Roma (fino al 30 aprile) che l’artista ha dedicato ad alcune delle attrici più famose della storia del cinema: Marilyn Monroe, Lauren Bacall, Rita Hayworth.
di Giorgio Guglielmino, da Il Giornale dell'Arte numero 296, marzo 2010I cataloghi delle mostre assumono spesso il valore di necessario surrogato delle mancate visite (non si può vedere tutto) alle numerose esposizioni che nel corso dell’anno sollecitano la nostra curiosità. Qualche tempo fa sfogliavo uno di questi fondamentali strumenti dedicato a illustrare la vicenda artistica di Juan Bautista Maíno (1581–1649), un pittore spagnolo di cultura caravaggesca di poco più vecchio di Velázquez ma di lui molto meno noto, certo che oramai non sarei più riuscito a visitare la mostra organizzata dal Museo del Prado a Madrid (ottobre 2009– gennaio 2010).
di Alessandro Morandotti, da Il Giornale dell'Arte numero 296, marzo 2010Molti anni fa, tra gli esperti di diritto dei Beni culturali, si disputava se l’apposizione del vincolo, allora denominato «notifica» e tale ancor oggi inteso nel gergo, avesse valore costitutivo o dichiarativo. L’opzione, in un senso o nell’altro, significava questo: se il vincolo ha natura costitutiva, imprime alla cosa un carattere prima assente e quindi l’attrae nell’area protetta dei beni culturali; se il vincolo ha natura dichiarativa, la qualità intrinseca di bene culturale particolarmente importante preesiste al provvedimento amministrativo, il quale non ha altra funzione che riconoscerla.
di Fabrizio Lemme, da Il Giornale dell'Arte numero 295, febbraio 2010È in corso fino al 6 giugno nel Museo Nazionale del Cinema di Torino presso la Mole Antonelliana, la mostra «Ecce Homo. L’immagine di Gesù nella storia del cinema». Fotografie, manifesti, riviste, libri provenienti dalle collezioni del Museo torinese, dalla Fondation Jérome Seydoux-Pathé di Parigi e dalla Cinémathèque Française ripercorrono le varianti «iconografiche» della figura di Cristo nella settima arte, dal muto ai giorni nostri.
da Il Giornale dell'Arte numero 297, aprile 2010Un museo, lo si scorda spesso in Francia come in Italia, è costituito anche dalle sue pubblicazioni scientifiche. Intendo dire che esse passano inosservate agli occhi del grande pubblico, costano care (ben poco in verità) e non interessano che gli specialisti.
di Pierre Rosenberg, da Il Giornale dell'Arte numero 297, aprile 2010q Dopo «Le nozze nascoste o La Primavera di Botticelli» (2007), «I misteri di Grünewald» (2007) e «Il Pianto della statua» (2008), Giovanni Reale ed Elisabetta Sgarbi proseguono il loro itinerario nell’arte sacra con «Il Grande Teatro del Sacro Monte di Varallo» (Bompiani, libro 512 pp.
di a cura di Giovanni Nobili Vitelleschi , da Il Giornale dell'Arte numero 296, marzo 2010Paolo Baldacci, noto mercante e studioso di De Chirico, non tralascia occasione per emettere non richiesti giudizi nei confronti di chiunque si occupi dell’artista, fino a prendersela anche con De Chirico stesso (cfr. lo scorso numero p. 44)! Che la Metafisica dechirichiana sia nata a Firenze nella seconda metà del 1910 è un dato storicamente acquisito, esattamente come l’artista stesso in momenti diversi (1912, 1929, 1945) ha con assoluta precisione scritto e dichiarato: è un evento che nessuno storico dell’arte ha mai messo in dubbio.
di Paolo Picozza, da Il Giornale dell'Arte numero 296, marzo 2010