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L'artista trae dal passato la libertà di rinnovare la forma

Nel 2010 il Vaticano avrà un padiglione alla Biennale. Tra i possibili protagonisti, Kounellis, artista di origine greca: «Bisogna ripartire dalla madonna di Tiziano, “incarnata” e vera come un taglio di Fontana»

Mentre si fanno sempre più insistenti le voci che indicano in Jannis Kounellis uno degli artisti invitati nel primo padiglione della Città del Vaticano, che sarà allestito nell’edizione 2011 della Biennale di Venezia, l’artista di origine greca ha realizzato ...

di Franco Fanelli, da Il Giornale dell'Arte numero 289, luglio 2009

Francesco Merlo commenta «Il meglio e il peggio» dell’anno concluso

82 opinionisti si esprimono su 9 categorie: dalla mostra al fatto politico, dall’artista al funzionario pubblico, dal restauro al libro. 457 promossi e 118 bocciati. Giudizi contrastanti sul nuovo allestimento della ex Gnam di Roma, successo incondizionato per il Museo del Duomo di Firenze; tra i restauri ovazione per Santa Maria Antiqua e pollice verso per la Cattedrale di Chartres; tra le mostre le prime sono Ariosto, Bosch e Manuzio, bocciata la 16ma Quadriennale

Va bene che l’arte è il luogo in cui c’è un senso nascosto o, se preferite, è il solo luogo in cui il non senso è un valore. Ma una stessa mostra (la Collezione Schukin alla Fondazione Louis Vuitton di Parigi) può essere dallo stesso giudice (Bruno Muheim) ...

di Francesco Merlo, da Il Giornale dell'Arte numero 371, gennaio 2017

Il meglio, il peggio, il controverso

Il meglio
Le mostre su Ariosto, Bosch e Manuzio, l’apertura di Santa Maria Antiqua, l’attività di Luca Massimo Barbero, il recupero dell’«Ultima Cena» di Vasari, i lavori a Pompei, il restauro della Scalinata di piazza Trinità dei Monti ...

da Il Giornale dell'Arte numero 371, gennaio 2017

Quale artista resterai se il tuo archivio non avrai?

È troppo pericoloso fidarsi dei giudizi di eredi e di esperti singoli, spesso incompetenti e avidi: per rilasciare autentiche ci vogliono archivi (e cataloghi) che abbiano accumulato una conoscenza profonda. Ma è sempre così? Il caso esemplare di de Pisis nelle parole del nipote: su 5mila opere esaminate, solo 1.500 autenticate («ma noi vogliamo l’unanimità dei pareri, non ci basta la maggioranza»). Partendo dall’archivio del celebre (e falsificatissimo) zio omonimo, ha creato un’associazione degli archivi d’artista italiani (a oggi ne aderiscono 14). A fine novembre in convegno all’Università di Milano-Bicocca

Il 28 e 29 novembre, nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, si terrà il convegno internazionale «Archivi d’artista e lasciti: memorie culturali tra diritto e mercato» (cfr. box), un evento che risponde ...

di Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 369, novembre 2016

Archivi di tutta Italia, unitevi: convegno a Milano

Milano. S’intitola «Archivi d’artista e lasciti: memorie culturali tra diritto e mercato» il convegno internazionale e pluridisciplinare che si terrà il 28 e 29 novembre (h 9) nell’Aula Magna dell’Università ...

di Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 369, novembre 2016

Come dev’essere gestita l’eredità di un artista

Rauschenberg docet: la fondazione che l’artista americano aveva predisposto costituisce un modello tra infiniti «casi» molto problematici che hanno generato contenziosi tra gli eredi, i collezionisti e i mercanti e che spesso hanno danneggiato il posizionamento degli artisti nel mercato e perfino causato la loro obsolescenza

New York. La Robert Rauschenberg Foundation (Rrf) è una delle più importanti fondazioni d’artista senza fine di lucro degli Stati Uniti e si occupa di ...

di Loretta Würtenberger, da Il Giornale dell'Arte numero 368, ottobre 2016

Da morto sono ancora più vivo

Un manuale rivolto a esecutori ed eredi: gestire i lasciti degli artisti può essere gravoso e impegnativo

Il lascito di un artista funziona quando riesce a mantenere viva l’opera dell’artista: quando le generazioni successive di artisti ne traggono ispirazione e quando i curatori, i ricercatori e i collezionisti trovano sempre nuovi modi di accostarvisi. Un obiettivo ...

di Loretta Würtenberger, da Il Giornale dell'Arte numero 368, ottobre 2016

Esperienze a confronto

MAYEN BECKMANN 
direttrice della Max Beckmann Estate e nipote dell’artista
Max Beckmann era il tipo di artista che trattava sempre con i suoi mercanti in modo energico e con uno scopo preciso. Per esempio, non ha mai evitato le lotte ...

da Il Giornale dell'Arte numero 368, ottobre 2016

Quel collezionista d’arte è un demonio

La pubblicazione degli inventari della collezione di Hermann Goering evidenzia e quantifica la voracità inesausta (e incontrollata) di opere d’arte del gerarca nazista, suicida dopo la condanna a morte di Norimberga: il Catalogo elenca 1.376 dipinti, 250 sculture e 168 arazzi, ma anche nomi e cognomi dei venditori e dei derubati

Sulla storia del nazismo, dalla fine della guerra ad oggi, si sono accumulati centinaia di libri, film, interviste a reduci, vittime e carnefici che hanno tentato di capire o di spiegare; riaffiorano però sempre cose nuove e tutte orride. In questo solco, Le ...

di Arabella Cifani, da Il Giornale dell'Arte numero 363, aprile 2016

Il gigante e la sua ombra

È stato dedicato a Roberto Longhi il primo di una serie di seminari della Fondazione Federico Zeri dedicati alle maggiori figure di conoscitori, da Vasari a Zeri stesso

Bologna. La connoisseurship è un tema cruciale per il destino della disciplina storico artistica, intrinseco all’attività di Federico Zeri e all’identità stessa della

di Massimo Ferretti, edizione online, 20 ottobre 2015 19:05

Longhi, l'attributore principe

«Ci è parso giusto in questo momento rimettere l’accento sulla connoisseurship con una serie di seminari, da Vasari ai giorni nostri, dedicati a una persona o ad un momento significativo per la connoisseurship quale momento primo della storia dell’arte, ...

di Giorgio Bonsanti, edizione online, 20 ottobre 2015 19:10

Distruggere i «santuari dell’anima»

Nella Convenzione sul Genocidio del 1948 Raphael Lemkin avrebbe voluto che la definizione comprendesse non solo «barbarie» (attacchi al popolo), ma anche «vandalismo» (attacchi alle espressioni del genio del popolo)

Il mese scorso il mondo ha assistito incredulo, a bocca aperta, alla notizia diffusa dal governo iracheno che l’Isis aveva raso al suolo in Iraq l’antico sito assiro di Nimrud e i resti di Hatra, risalenti a  duemila anni fa. La distruzione non è alimentata ...

di Robert Bevan, da Il Giornale dell'Arte numero 353, maggio 2015

Piero contro l’Islam

Per gli studiosi il principale enigma della «Flagellazione» era l’identificazione del giovane dal bel volto della parte destra. Secondo il pittore Wolfango si tratta di Vangelista, figlio di Carlo Gonzaga che nella realtà era gobbo, zoppo e deforme. Piero della Francesca non ha cancellato, bensì dissimulato la sua deformità. Ma l’opera aveva uno scopo politico: sostenere una crociata contro l’invasione dell’Europa da parte dell’Islam

L’enigma

La storia di questo capolavoro assoluto nel campo dell’arte è accompagnata da un mistero, da un enigma che pare impenetrabile. Ci si riferisce solo a una parte del quadro, quella di destra. ...

di Wolfgango , da Il Giornale dell'Arte numero 351, marzo 2015

Fake buster

Non era laureato, non aveva neppure la licenza media, ma fu un personaggio unico e inimitabile nel mondo dell’arte, un grande intenditore, uno straordinario restauratore e uno studioso dotato di un fiuto infallibile. Lontano da impiegati di Stato in cerca di potere, eccentrico e solitario, allenò l’occhio sui materiali per sessant’anni

Terminata la guerra il nuovo Governo italiano, finalmente democratico, pensò di inserire tra le necessità urgenti il cambio della destinazione d’uso di Palazzo Venezia. Da quel balcone non si sarebbe mai più affacciato un oratore a esibirsi ...

di Stefano Malatesta con la collaborazione di Elena Sorrentino, da Il Giornale dell'Arte numero 350, febbraio 2015

A Ebla italiani e siriani amici da 50 anni

Paolo Matthiae, protagonista della scoperta di Ebla, racconta un caso unico nell’archeologia orientale degli ultimi decenni. All’Italia si devono spettacolari rinvenimenti e una straordinaria acquisizione di dati grazie alle oltre 17mila tavolette cuneiformi degli Archivi Reali. Come disse nel 1978 Ignace J. Gelb, decano degli studi assiriologici, «gli italiani a Ebla hanno scoperto una nuova lingua, una nuova cultura, una nuova storia»

Una storia di impegno, di tenacia e di passione da cinquant’anni coinvolge tre generazioni di archeologi dell’Ateneo romano della Sapienza che, superando tensioni e contrasti inconsueti, sono arrivati a conseguire scoperte rivoluzionarie, senza confronti nell’archeologia ...

di Paolo Matthiae, da Il Giornale dell'Arte numero 348, dicembre 2014
 

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