il giornale dell'arte edizione italiana

Luca Massimo Barbero

 
 

Arriva Barbero
Il nuovo Macro si presenta

Intervista di Francesca Romana Morelli

Luca Massimo Barbero, classe 1963, siede sulla poltrona di direttore del Macro (cfr. n. 280, ott. ’08, p. 63). Considera «elemento di originalità della sua attività critica e curatoriale, la trasversalità tra storia e contemporaneità ». Ha lavorato a fianco di Pier Giovanni Castagnoli, ex direttore della Galleria civica d’arte moderna e contemporanea (Gam) di Torino (per il cui posto ha corso con Danilo Eccher), è stato presidente della Fondazione Bevilacqua La Masa e associate curator della Collezione Peggy Guggenheim, entrambe a Venezia e, confermando un suo profilo internazionale, ha curato mostre all’estero. La sua candidatura è nata dall’assessore alla Cultura capitolino Umberto Croppi, ma prima di accettare ha voluto conoscere la «macchina» museale. Poi, con capacità operative sorprendenti, ha riorganizzato e ripulito il Macro e lo ha riconsegnato il 16 maggio in occasione della Notte dei Musei. Ha riattivato la Mediateca, per la quale ha ricevuto in dono oltre cento video da un collezionista. Ha ottenuto due borse di studio da una ditta italiana per la formazione di giovani curatori italiani e stranieri, in rapporto con Accademie e Università, tra cui Harvard. Barbero sta così ridisegnando il museo, anche in vista dell’inaugurazione dell’ala progettata dall’architetto francese Odile Decq («ma è presto per fare una previsione sulla sua data di apertura»).
Dispone di un budget ordinario di appena 1,25 milioni di euro. Che eredità le ha lasciato l’ex direttore Danilo Eccher?
Una storia di mostre significativa: per esempio, la grande antologica di Nicola De Maria, la mostra di Tony Cragg, i progetti dei giovani, da Jenny Saville a Jun Nguyen-Hatsushiba a Paolo Chiasera.
Quale impronta intende dare al museo?
La collezione permanente è una delle peculiarità dei musei di arte contemporanea, o, in una sorta di utopia quasi sconsiderata o meravigliosa, la collezione nasce dai prestiti in comodato, permettendo di tracciare un percorso storico di una esemplarità talmente diversa che trasforma una serie di opere in un museo «unico». Ho così riconfigurato le nostre collezioni, accresciute con opere in comodato o in qualche caso donate: da Novelli a Cindy Sherman, fino ai più giovani. Ho integrato con le raccolte della Galleria Comunale datate dal 1958 in poi, che il soprintendente Umberto Broccoli ci ha assegnato. Così il Macro diventa una «casa» con tante stanze e vite che dialogano tra loro, come nei racconti di Alberto Savinio Casa «La Vita», in cui la «casa» è un elemento quieto, ma anche carico di potenzialità surreali.

L’articolo integrale è disponibile nell’edizione stampata de Il Giornale dell’Arte

 
 

Sabato, 4 Luglio 2009

iscriviti alla newsletter
Allemandi & C.
The Art Newspaper
Il Giornale dell'Architettura
Le Journal des Arts
chi siamo
il network
pubblicità
abbonamenti
contatti
Giornale dell'arte
Radio Giornale dell'Arte
vernissage
Vedere a Veneziapdf 3MB
Roma pdf 1,2MB
Mostre
Mostre
 
  il giornale dell'arte abbonati  

Abbonati