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Madre che storia!

Le ultime vicissitudini raccontate da Beppe Morra, Edoardo Cicelyn, Pierpaolo Forte

Napoli. Continuano a destare preoccupazione le vicende del Madre, il museo di via Settembrini che dal 2005 contribuisce a tenere viva la scena artistica della città partenopea e che oggi si trova in gravi difficoltà. Tra riduzione all’osso dei finanziamenti da parte della Regione Campania, ente sostenitore, una pesante situazione debitoria maturata nei confronti di Scabec (società a maggioranza regionale che gestisce i servizi) e le richieste di restituzione delle opere provenienti dai prestatori che continuano a fioccare da un anno a questa parte, quello che emerge è un quadro apocalittico. È stata proprio la notizia del progressivo svuotamento del secondo piano del Museo, quello destinato alla collezione storica, ad allarmare l’ambiente artistico napoletano che così ha accolto calorosamente l’invito di Beppe Morra e Alfonso Artiaco a partecipare a «…dopo il danno, la beffa…», incontro-dibattito a difesa della collezione del Museo tenutosi nella serata di mercoledì 28 marzo negli spazi della galleria Artiaco (il prossimo si svolgerà presso il Plart). In tanti hanno risposto all’appello: galleristi, artisti, collezionisti e giornalisti si sono confrontati appassionatamente anche su eventuali proposte utili a invertire il trend negativo dell’istituzione e, nell’immediato, a interrompere l’esodo delle opere. «Pensiamo di creare un comitato di interesse - spiega Beppe Morra - per capire come potrà essere gestita la fondazione, punto nodale per decidere le sorti del museo. Con l’auspicio che l’ente non sia un soggetto politico ma possa aprirsi a soci-sostenitori, nazionali e internazionali». Intanto sono tornate indietro le opere di Manzoni, Fontana, Rotella, Merz, Lichtenstein, Richter, Long, Hamilton, solo per citarne alcune, mentre il Consiglio di Amministrazione del 4 aprile prossimo ratificherà la restituzione di quelle rimaste ancora in sede. Scadute le polizze assicurative il 30 marzo, le prossime partenze sono state scaglionate nel mese di proroga. Il 14 aprile partiranno per Madrid 15 delle 40 opere appartenenti alla collezione Ileana Sonnabend con destinazione Reina Sofia, mentre le altre 25 si sta tentando di farle rimanere a Napoli attraverso un accordo con il Museo di Capodimonte, affinché diventino una piccola sezione dedicata alla collezione.
Molto scettico è l’atteggiamento del direttore uscente del Madre, Edoardo Cicelyn, che reputa l’incontro di mercoledì scorso «inefficace e ininfluente senza contestare la buona fede di chi vi ha partecipato», dal momento che resta prioritaria la situazione finanziaria. «Il Museo muore di inedia – afferma. Per vivere, senza fare attività espositive, ha bisogno, in un anno, di due milioni e mezzo di euro. A meno di tanto è impossibile essere aperti negli orari, nei tempi e nei modi in cui abbiamo abituato il nostro pubblico. E non parlo di mostre che abbiamo sempre fatto con fondi europei che quest’anno non sono stati assegnati. Nel 2010, la Regione ha tagliato i fondi esistenti del 60% e ci ha lasciato a piedi con 1 milione e 200 mila euro circa. Nel 2011 ne ha erogati 1 milione e 100. Nel 2012, 1 milione. Questa è la situazione, non si può gestire un museo così, è impossibile. Nei prossimi giorni porterò in Consiglio di Amministrazione questi ultimi dati e chiederò di decidere il da farsi. I dipendenti della Fondazione non percepiscono lo stipendio da due mesi perché non c’è più un euro in cassa».
Ma di fronte alla carenza di fondi pubblici, un ruolo strategico potrebbe essere svolto proprio dai privati. Vanno in tal senso i cambiamenti apportati all’assetto statutario della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee che nel 2011 passa da ente pubblico a ente pubblico-privato, prevedendo la possibilità che i privati possano partecipare alla vita istituzionale. Come si è mossa finora la Fondazione riguardo a questo aspetto? Lo abbiamo chiesto al Presidente, Pierpaolo Forte.
«La fondazione, non solo intende sensibilizzare i privati con dimostrato interesse ma sta già da tempo lavorando per conseguire questo risultato. La difficoltà è dovuta al fatto che anche i privati che comprendono il valore aziendale di un investimento di questo tipo, non soltanto quello mecenatistico, si trovano in difficoltà in questo momento storico. Naturalmente questo non ci fa desistere. Io confido che quando avremo completato il quadro di risanamento, ormai in dirittura d’arrivo, saremo anche in grado di discutere su queste tematiche. E, devo dire, sono lievemente ottimista sul fatto che questo si potrà conseguire già nell’arco del 2012».
La presenza dei privati è inquadrata sotto il duplice ruolo di «ente partecipante» e «ente sostenitore». Quali sono le differenze? «Gli uni entrano assumendosi la responsabilità della conduzione della fondazione, acquisiscono una presenza nel CdA con conseguenze anche sul piano dell’entità dell’apporto che devono impegnarsi a dare; gli altri invece sono dei sostenitori con un apporto minore e una responsabilità ugualmente molto minore. Potendo però partecipare in maniera formale anche agli indirizzi culturali dell’attività della fondazione, dal momento che possono esprimere un componente del comitato scientifico. Penso inoltre che la formula degli aderenti potrebbe essere un buon nucleo iniziale per la costituzione di un giro un po’ più ampio di “Amici del museo”. Un obiettivo che non è stato raggiunto fino a questo momento».
A che punto sono le nomine del nuovo comitato scientifico e il bando per il nuovo direttore?
«Il bando è pronto, stiamo limando gli ultimi dettagli. E’ un atto molto serio e rigoroso, tende a puntare in alto e credo che sarà abbastanza commentato. Lo vareremo nel giro di qualche settimana al massimo, poiché siamo in procinto – spero – di poter comunicare delle buone notizie sulle risorse della Regione e quindi sulla tenuta del Museo e sul rilancio degli investimenti. Insieme a questa notizia vorremmo varare anche il comitato scientifico».
Quali sono le caratteristiche del profilo che emerge dal bando?
«Non c’è un profilo dettagliato perché vorremmo lasciare spazio alla libera indicazione dei candidati, né vorremmo vincolare troppo la commissione nella scelta del soggetto. Ci interessa che abbia delle esperienze non solo curatoriali né solo manageriali, che sia una figura trasversale dal momento che il nostro statuto prevede un unico direttore per il museo e la fondazione».
 
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di Anna Saba Didonato


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