il giornale dell'arte edizione italiana

Alessandro Mondo in «La Stampa», 19 aprile 2008
Linea dura del Comune di Torino contro i ponteggi eterni. Quelli che una volta partiti si avvinghiano come l’edera alle facciate degli edifici e lì restano per mesi, talora per anni (...) elemento integrante e conveniente dell’arredo, specie quando ospitano tabelloni pubblicitari che nelle zone più pregiate si trasformano in un vero affare

 
 

Il contemporaneo curato all’antica
I principi su cui si basa la continuità di metodo dell’Icr, oggi Istituto Superiore per la conservazione e il restauro, sono validi anche per l’arte del nostro tempo

di Giuseppe Basile

Roma. È ormai assodato che almeno due dei più importanti principi della teoria e prassi del restauro di Cesare Brandi conservano inalterata la loro validità anche se applicati al restauro del contemporaneo, come ha contribuito a dimostrare tra l’altro la fitta serie di incontri specialistici alla Gnam e al MaXXI nonché le due giornate di studio in occasione del Salone del restauro di Ferrara del 2007 e del 2008.
Mi riferisco al principio della «individualità» di ciascuna opera d’arte, sia sotto l’aspetto fisico che formale, in base al quale non esiste un’opera che sia perfettamente identica a un’altra neppure sotto l’aspetto conservativo, con la conseguenza che non è corretto, e anzi può essere rischioso, procedere per accorpamenti (dipinti su tela, su tavola, dipinti murali, sculture in legno, in marmo, in metallo ecc.).
Il rischio c’è anche nell’arte precontemporanea, e aumenta quanto più si cerca di sostituire all’approccio critico brandiano uno più strettamente materico, cioè legato essenzialmente allo studio dei materiali costitutivi e a conseguenti interventi di tipo «scientifico» e «tecnologico», cioè, per dirla in breve, da chimico o da tecnologo.
Inutile rilevare come questa impostazione riveli tutta la sua inadeguatezza proprio in presenza di espressioni artistiche del nostro tempo per le quali la consistenza fisica si rivela spesso del tutto accessoria, quando non ne facciano addirittura a meno.


L’articolo integrale è disponibile nell’edizione stampata de
Il Giornale dell’Arte

 
 
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