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Mostre

Il demone del banchiere

Chiuso per un anno, il Museo Ordrupgaard in trasferta a Palazzo Zabarella

Camille Pissarro «Alberi di prugne in fiore» (particolare) in mostra a Palazzo Zabarella, Padova

Padova. A cento anni dalla sua istituzione nel 1918 il Museo Ordrupgaard di Copenaghen chiude per un anno in attesa di completare la nuova ala su progetto di Zaha Hadid. È l’occasione per esporre alcune sue opere nei principali musei europei e, in esclusiva per l’Italia, nella sede di Palazzo Zabarella di Padova dove, dal 29 settembre al 27 gennaio, è allestita la mostra «Gauguin e gli impressionisti. Capolavori dalla Collezione Ordrupgaard», a cura di Anne-Birgitte Fonsmark, organizzata dal museo danese con la Fondazione Bano e il Comune di Padova. Il termine capolavori è inflazionato ma non ingiustificato in questa circostanza, sia per gli artisti rappresentati sia per la qualità delle loro opere.

La premessa è in Gustave Courbet con «Episodio di caccia al capriolo (Franche-Comté, 1866)», la conclusione in Paul Cézanne con una delle sue celebri bagnanti. Il tutto quale frutto del demone da collezionista del banchiere danese Wilhelm Hansen e di sua moglie Henny, intelligentemente supportati nelle loro scelte dall’amico e pittore Peter Hansen e dall’autorevole critico d’arte Théodore Duret.

Quanto all’iconografia prevale quella classica dei paesaggi e dei ritratti, con qualche escursione in ambito mitologico. A fare da filo conduttore è la decina di oli di Paul Gauguin con il classico «Paesaggio di Pont-Aven» (1888) e una serie di ritratti, compresa la «Donna tahitiana» (1898). Ben rappresentato anche Alfred Sisley, tutto incentrato sui temi fluviali, incluso «L’inondazione. Riva della Senna. Bougival» (1873).

Poi Camille Pissarro, fino ai classici Manet, Monet, Degas, Matisse e Berthe Morisot con le sue doti di ritrattista. Come ritrattista viene anche recuperato Eugène Delacroix, con il suo omaggio a George Sand del 1838. A Odilon Redon l’ultima parola, con una natura morta del 1901.

Lidia Panzeri, da Il Giornale dell'Arte numero 389, settembre 2018


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