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Aste

Il primo semestre italiano: 136 milioni

È l’incasso complessivo comunicato da 22 società di vendita nella prima metà dell’anno

Piero Manzoni «Achrome» 1958. Aggiudicato per 2.970.000 Euro

Su 41 case d’asta attive in Italia invitate da «Il Giornale dell’Arte» a fornire i risultati del primo semestre 2018, hanno risposto inviando i dati in 22. Quello dei risultati è sempre un terreno delicato: alcune società li dichiarano solo nei periodi buoni, altri a intermittenza, alcuni per non fornirli additano i colleghi che includono le vendite postasta interpretando il «post» come lunghi periodi successivi alle vendite, quelli costanti lamentano l’incostanza altrui. In generale c’è il timore che i propri risultati siano modesti rispetto agli altri, mentre la diffusione di diverse realtà è una caratteristica italiana tipica da sempre.

Lo stato dell’arte è al momento questo: tredici case d’asta sono costanti nella consegna dei dati, fornendo dei parametri con cui misurare le variazioni precedenti, mentre nove sono «ritorni» o novità. Meeting Art e Bolaffi hanno scelto di non comunicare i dati del semestre. Il totale degli incassi comunicati è di 135.882.911 euro.

Tra le tredici «costanti» nove registrano un incremento nei valori e quattro un’oscillazione al ribasso. Al primo posto si trova Il Ponte Casa d’Aste di Milano, con un totale di 15.934.265 euro e un aumento del 7% rispetto al primo semestre 2017. La direttrice Rossella Novarini nota come il moderno e contemporaneo chiuda con un fatturato di 6.564.500 euro. Ottimi i risultati raggiunti da arredi e dipinti antichi, grazie alla sezione dedicata ai disegni antichi e scenografie, gioielli, arti decorative del Novecento e design. Risultati soddisfacenti per arte orientale, filatelia, il neonato dipartimento di fotografia e per le aste della sede di via Pitteri.

Segue Sotheby’s: con due aste totalizza 14.807.257 euro. Filippo Lotti, ad di Sotheby’s Italia commenta: «Risultati più che positivi per questo primo semestre 2018, l’anno del cinquantenario di Sotheby’s Italia. Abbiamo iniziato l’anno con l’asta della biblioteca di Sergio Rossetti che ha registrato il 100% di venduto. La vendita di aprile ha rappresentato una sorta di tributo a Lucio Fontana con il 100% di venduto per i 14 lotti dell’artista milanese e un totale di 6.934.500 euro. Desidero ricordare il world record di 489mila euro per la bella opera di Dorazio del 1958, “Un bel Niente”, da una collezione tedesca».

Terza posizione per Christie’s: con un’asta ha realizzato 14.693.500 euro. Cristiano De Lorenzo, managing director di Christie’s Italia, nota: «Il 2018 è un anno importante per Christie’s Italia che celebra il 60mo anniversario. Milan Modern and Contemporary ha visto il 91% dei lotti venduti, in netto aumento rispetto al 2017 e riflette il crescente appetito globale con la significativa partecipazione di collezionisti nazionali e internazionali, provenienti da 17 Paesi tra Europa, Regno Unito, Medio Oriente, Asia, Nord e Sud America, che ci ha portato a stabilire 6 nuovi record: primo fra tutti quello ottenuto da un “Achrome” di Piero Manzoni (quasi 3 milioni), la più costosa opera del dopoguerra venduta all’asta in Italia».

Pandolfini totalizza 13.776.250 euro in leggera flessione rispetto al 2017 ma l’ad Pietro De Bernardi nota che il dato è sostanzialmente in linea con quello dell’anno scorso, il più alto incasso semestrale di sempre per Pandolfini. «Le aste sono state 16, oltre a 4 vendite a tempo, un nuovo canale di vendita. Un nucleo di arte moderna e contemporanea da una collezione italiana ha incassato oltre 320mila euro. Abbiamo istituito il dipartimento di “International Fine Art”, guidato da Tomaso Piva, che raccoglierà opere d’arte, mobili e arredi di alta decorazione. Anche settori più “sofferenti” come arredi o argenti hanno dato buoni risultati; ci sono conferme per dipinti antichi e dell’Ottocento, arte moderna e contemporanea e soprattutto gioielli e orologi, senza dimenticare vini o libri e manoscritti che registrano sempre ottime percentuali e incrementi. Le vendite online hanno superato i 2 milioni, superiori a quelle effettuate in sala».

Cambi
registra una flessione ma Matteo Cambi sottolinea che «il primo semestre 2017 era stato eccezionale per la vendita di una grande figura di Amitayus in bronzo della Mongolia, venduta a 4,73 milioni: per questo sul totale del primo semestre 2018 si registra un calo. Buoni risultati in tutti i dipartimenti con un aumento significativo per design, gioielli e arte moderna e contemporanea (che segna un +110% rispetto al 2017 e un +122% rispetto al 2016). L’obiettivo è crescere nel fatturato diminuendo il numero di lotti. Abbiamo creato nuovi dipartimenti di fotografia, manifesti, fumetti, auto e moto d’epoca».

Soddisfazione anche da Wannenes, al settimo posto, perché, come rimarca Guido Wannenes, «il primo semestre 2018 evidenzia un aumento del volume d’affari del 15,1%, con un totale di 11.518.093 euro e importanti top lot».

A un anno dall’acquisizione di Minerva Auctions, storica casa d’aste romana, il gruppo Finarte totalizza 10.449.633 euro «segnando», dice l’ad Fabio Massimo Bertolo, «un risultato doppio rispetto al 2017 con +102%. Le aste sono diventate 10, e il reparto automotive con un totale di 3.088.069 euro è leader assoluto di settore in Italia. Le strategie del gruppo per il secondo semestre sono volte a rafforzare questo risultato, che è soprattutto di squadra: i due reparti di arte moderna e contemporanea di Roma e Milano, diretti da Georgia Bava e Alessandro Cuomo, hanno insieme superato i 3 milioni. La fusione Finarte-Minerva comincia a dar frutti: la dispersione e frammentazione del mercato italiano va superata verso una progressiva agglomerazione di realtà medio-piccole, che solo unite insieme possono competere con i gruppi internazionali».

Giuseppe Bertolami, amministratore unico di Bertolami Fine Arts: «Abbiamo registrato vendite per 5,6 milioni, con un incremento del 15%. La crescita è determinata da due fattori: nuovi segmenti collezionistici e consolidamento della nostra posizione sul mercato londinese. Il nuovo dipartimento di arte asiatica e tribale ha disperso una grande collezione di arte cinese e del Sud-Est asiatico, con una prima sessione a Londra e l’altra nella sede di Roma, che ha anche tenuto la prima asta di arte africana. Esordio anche per il dipartimento di libri, autografi e memorabilia con un’asta di documenti e cimeli di Evita e Juan Perón. Il dipartimento di numismatica ha tenuto una vendita in Italia con monete e medaglie; il buon esito dell’esperimento ci incoraggia a proseguire. È premiata l’idea di scorporare il settore della glittica da quello dell’archeologia dedicandole un dipartimento autonomo».

Per la genovese Boetto «il fatturato totale è stato di circa 5,3 milioni, le aste sono state 5 tra antiquariato, design, arte moderna e contemporanea e gioielli. Il semestre si è chiuso con un incremento di quasi 800mila euro rispetto al 2017. Molto bene l’antiquariato, grazie all’ottimo rapporto qualità-prezzo. Il fatturato dell’arte contemporanea è rimasto stabile, in lieve aumento quello del design, grazie soprattutto agli acquirenti esteri, presenti in numero maggiore rispetto agli italiani».

Farsetti comunica vendite per 5 milioni (in calo rispetto ai risultati precedenti) e annota: «Il mercato è alla ricerca di sicurezze, quindi di opere di elevato valore storico e artistico, ben documentate e archiviate, degli artisti più famosi, le cui quotazioni siano solide e al riparo dai capricci di mode e speculazioni. Questo spiega le buone vendite delle opere di grandi artisti storici del Novecento, sia italiani sia stranieri e la grande attenzione nei confronti dei dipinti antichi».

La torinese Sant’Agostino al decimo posto registra un totale di 3,5 milioni, con due milioni per i dipinti e un milione per il design. «Abbiamo mantenuto il trend positivo del 2017, con lo stesso numero di aste e di tipologie. Notiamo un incremento di interesse per l’arte figurativa italiana del Novecento e un aumento delle vendite in tutti i settori. La presenza degli acquirenti stranieri è maggiore nelle aste di design, con inglesi, francesi e tedeschi che raggiungono il 60% degli acquirenti totali. I nuovi collezionisti italiani sotto i 40 anni si orientano verso l’arte del secondo dopoguerra; l’arte italiana della prima metà del Novecento ha ancora ampia possibilità di incremento di valore».

Antonio De Crescenzo, amministratore unico della casa d’aste Babuino legge così i risultati: «Nel primo semestre la società ha visto un aumento degli incassi di circa il 23% rispetto all’anno precedente con un totale di 1.650.964 euro. I temi principali su cui si è riscontrato il maggior interesse sono le arti decorative e il design del Novecento; insieme a questi ha avuto un peso rilevante il settore dei marmi antichi. Leggermente in discesa invece i dipinti antichi. Rimane costante l’Ottocento con un notevole numero di invenduti principalmente nella bassa fascia della tipologia. In assoluto il maggior numero di vendite ha riguardato gli argenti».
Capitolium, da Brescia, dà un totale di 2.899.970 euro. I fratelli Giorgio e Gherardo Rusconi commentano: «I dati sono incoraggianti e premiano le nuove strategie. L’incidenza degli stranieri si attesta intorno al 40% sul numero totale delle transazioni, ma tocca in alcune vendite anche il 70%. La loro presenza è maggiormente diffusa nelle aste di arte orientale e design, nelle aste di arte moderna e antica si aggiudica quasi tutta la fascia medio-alta».

La fiorentina Pananti incassa 2,7 milioni (in aumento rispetto al 2017) e Filippo Pananti dichiara: «Il mercato ha retto, forse per la nostra tendenza ad essere attenti alla qualità delle opere proposte. In aumento anche il mercato estero e quello online».

Czerny’s International (Sarzana, La Spezia) è specializzata in armi antiche e oggetti orientali ed è punto di riferimento per gli appassionati internazionali. La stagione è stata lievemente in crescita (2,3 milioni): le armi orientali registrano un incremento del 30%.

Blindarte (Napoli e Milano) raccoglie 2,2 milioni, in netto miglioramento rispetto al 2017. Oltre all’arte contemporanea e al design di Milano, si sono tenute a Napoli aste di pittura antica e dell’Otto e Novecento, che hanno fatto registrare buoni incrementi sulle stime iniziali, grazie anche alla tendenza a concentrarsi su opere di qualità e di provenienza privata, spesso da quadrerie di antiche famiglie gentilizie del tutto sconosciute al mercato.

Il bresciano Studio d’Arte Martini è specializzato in aste di moderno e contemporaneo. È una new entry per queste rilevazioni; comunica un risultato di 2.137.272 euro ed evidenzia un crescente interesse dall’estero.

La romana Colasanti totalizza vendite per 1.690.000 euro, e dichiara: «Gioielli e orologi si confermano nostro punto di forza, con gli argenti da collezione. Abbiamo avuto inoltre una collaborazione con Unicef per due aste online e per una selezione di gioielli inserita nella vendita di maggio, che ha avuto un gran successo sul piano nazionale».

Maison Bibelot a Firenze registra un totale di 1.650.964 euro. La direttrice Elisabetta Mignoni: «Il semestre è apparso più statico sia rispetto all’anno passato sia rispetto al 2015, anni nei quali avevamo ottenuto dei record di vendita internazionali. Il mercato è livellato sempre più sull’alto: i grandi acquirenti cercano l’eccellenza in ogni settore. Inoltre la situazione politica ed economica del nostro Paese non aiuta. La riforma del Ddl concorrenza 2017, i cui decreti attuativi sono stati approvati in extremis soltanto a marzo, non sta portando semplificazioni importanti. Stesso discorso per la soglia di valore, troppo bassa sia in assoluto sia rispetto agli altri Paesi Ue».

Eurantico ha sede a Vignanello (Vt), e registra incassi per 1.607.003 euro. Il general manager Pietro Stefani dichiara: «Abbiamo avuto un notevole incremento d’interesse per l’arte antica, il design e il modernariato. Non così per gli arredi e oggetti d’arte».

Art-Rite ha avviato l’attività nel febbraio 2018. Il totale delle aggiudicazioni è di 1,3 milioni. Federico Bianchi, responsabile del dipartimento di arte moderna e contemporanea: «Art-rite ha raggiunto, nelle aste U-3 (lotti sotto i 3mila euro), percentuali di vendita che sfiorano il 90%, mentre in quelle di moderno, contemporaneo e ultracontemporaneo la percentuale è del 70%. Questo è stato possibile grazie a una selezione qualitativa delle opere e a stime coerenti con l’andamento attuale. La convinzione è che questa coerenza e i differenti formati di vendita proposti ci permettano di sviluppare un modello la cui peculiarità si basa su una vendita consulenziale, in cui l’opera d’arte è al primo posto».

Chiude la rassegna la napoletana Vincent, costante nella dichiarazione dei valori, che registra vendite per 612.904 euro. Sia pure in flessione rispetto al semestre 2017, Vincent trova i risultati incoraggianti, soprattutto per i dipinti del XIX secolo, con il 70% di lotti venduti in due tornate monografiche. Inoltre «si confermano buoni anche i risultati delle vendite “solo online” grazie alla semplicità e immediatezza del programma di gestione delle aste con banditore virtuale che ha permesso di raggiungere clienti in tutto il mondo».

Tutti i dati forniti includono i diritti d’asta.

Michela Moro, da Il Giornale dell'Arte numero 389, settembre 2018


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