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La Biennale Paris rinnovata e più francese

Direzione artistica allo stilista Castelbajac, nuovo logo, meno espositori per la trentesima edizione

La scrivania a motivi «Coromandel» di Ponti e Fornasetti proposta alla Biennale Paris da Robertaebasta

Parigi. La Biennale Paris, 30ma edizione, annua dal 2017 pur conservando il suo nome, si tiene dall’8 al 16 settembre. La fiera si svolge ancora fino al 2020 al Grand Palais: dopo di che il bell’edificio dalla volta a vetri chiuderà per restauri fino al 2023 e la Biennale, come gli altri eventi che si svolgono qui, saranno trasferiti sugli Champs de Mars, in una struttura temporanea che verrà poi smontata a fine lavori. Con l’incognita di quanto apprezzerà il pubblico la futura location, la rassegna si aspetta di accogliere quest’anno 40mila visitatori (erano stati 32mila nel 2017).

La nuova edizione è stata accompagnata da varie polemiche. L’annuncio di una nuova fiera concorrente a Parigi, nel mese di ottobre, Sublime, poi annullata, che sembrava attirare mercanti importanti, ha creato tensioni nel mondo parigino degli antiquari, tanto che si era diffusa la voce, più volte smentita dagli organizzatori, che l’edizione 2018 rischiasse di non farsi più. «Crediamo nella capacità della Biennale di rinnovarsi», ha dichiarato il presidente del Syndicat National des Antiquaires (Sna) Mathias Ary Jan, tra i principali sostenitori del progetto di annualizzazione della rassegna per far fronte alla concorrenza delle fiere estere: Tefaf, Frieze Masters, Masterpiece.

Dopo un 2016 difficile per gli attentati in Francia e dopo lo scandalo dei mobili falsi, la Biennale «svecchia» la sua immagine con un nuovo logo e affida la direzione artistica allo stilista Jean-Charles de Castelbajac. La formula della rassegna rimane comunque la stessa. Rivendica però la sua dimensione francese (solo un terzo di gallerie internazionali), che alcuni commentatori criticano. Apre a giovani gallerie (francesi) e a nuovi pubblici partecipando, il 15, alle Giornate europee del patrimonio. Limita inoltre il numero di gallerie partecipanti «per offrire spazi espositivi più importanti», ha spiegato Ary Jan.

A metà agosto, mentre scriviamo, la lista definitiva delle gallerie non è ancora nota. Ne erano state annunciate più di 80 alla conferenza stampa di maggio; negli ultimi comunicati sono indicate 70 e si conoscono 65 nomi. Nel 2017 erano state 93. Nella lista, curata dall’americano Christopher Forbes, presidente della Commissione Biennale, figurano le parigine Perrin, Steinitz, Jacques Bailly, Brame et Lorenceau. Tra gli internazionali, Rosenberg & Co. (New York), Cahn Ag (Basilea), Whitford Fine Art (Londra). Tre gli espositori italiani: Bottegantica (Milano), specializzata in Balla, Boccioni e Boldini, porta a Parigi un quadro di Vittorio Matteo Corcos del 1883. Robertaebasta (Milano) avrà anche una scrivania di Gio Ponti e Piero Fornasetti del 1950 decorata a motivi «Coromandel». La Galleria Russo (Roma), che per più di vent’anni ha rappresentato de Chirico, proporrà un acquarello, «Testa di donna», di Amedeo Modigliani del 1916.

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Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 389, settembre 2018


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