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Dalle collezioni del Museo di arte contemporanea di Teheran rispuntano dieci Picasso

La preparazione di una mostra in programma nel 2019 e i lavori in corso nel Tmoca hanno portato molte sorprese

Il Tmoca di Teheran. Foto: Creative Commons

Teheran. Ci saranno opere occidentali rimaste a lungo nascoste in Iran, insieme a lavori di artisti locali, nella grande mostra in preparazione per il 2019 al Museo di Arte Contemporanea di Teheran (Tmoca). Per «Ritratto, Natura morta, Paesaggio» (dal 21 febbraio al 20 aprile) una selezione di 400-500 opere delle circa tremila della collezione del museo iraniano, che annovera anche dipinti, disegni e sculture moderni di artisti europei e americani come Andy Warhol, Mark Rothko e Marcel Duchamp, occuperà per intero i  5.000 mq dell'edificio.

La mostra, che arriva dopo i tentativi, falliti, dei Musei statali di Berlino di portare in Germania (e poi al MaXXI di Roma) la collezione di opere occidentali del Tmoca, è organizzata da Mattijs Visser, architetto e curatore olandese. Visser specifica che «Ritratto, Natura morta, Paesaggio», la cui preparazione ha richiesto due anni di lavoro e che è già stata posticipata più volte, non avrà altre tappe. L'incarico di preparare la mostra, spiega il curatore olandese, gli è stato affidato in un momento in cui nel museo di Teheran si stanno rinnovando i depositi ed è in corso quella che lui definisce «archeologia contemporanea», con la riemersione di oggetti perduti o dimenticati nella collezione. Per esempio, se prima nella collezione erano indicate solo due opere di Picasso, ora ne risultano 12 ed è spuntato fuori anche un disegno di Duchamp. Visser prevede che andando avanti nell'organizzazione della mostra ci saranno altri ritrovamenti. 

Dal 2015, da quando le sanzioni internazionali hanno cominciato a essere revocate e i rapporti dell'Iran con l'Occidente si sono fatti più distesi, il Tmoca ha ricominciato a esporre le proprie opere di arte occidentale e a ospitare rassegne tanto di artisti locali quanto internazionali, come Parviz Tanavoli e Wim Delvoye. Al vernissage della recente mostra di Tony Cragg, a cui era presente anche Visser, si sono contati tremila visitatori.

La mostra in preparazione accosterà manufatti storici della variegata collezione del Tmoca ad opere d'arte, tra cui alcune recenti acquisizioni di artisti quali Günther Uecker, Bertrand Lavier e Cragg, che dopo la sua personale ha donato un suo lavoro al museo di Teheran. Il Tmoca riceve anche opere dai collezionisti locali e donazioni direttamente dagli artisti; in mostra i lavori di giovani artisti iraniani come Bobak Etminani e Mahsa Karimizadeh saranno allestiti accanto all'arte occidentale. Visser ha visitato gli studi degli artisti locali, mentre la comunità artistica di Teheran ha dato consigli e collaborato alla selezione.

Visser non anticipa nulla su eventuali obiezioni o censure esterne alla sua selezione delle opere; specifica però che la provocazione non gli interessa e di non avere intenzione di mostrare nudi come «Gabrielle à la blouse ouverte», di Renoir (1907), la cui esposizione è stata vietata in Iran. La collezione del Tmoca annovera anche un nudo maschile di Francis Bacon, che non figura nella lista di Visser delle opere da esporre. «Ci sono altri lavori di Francis Bacon, spiega il curatore, non ho bisogno di esporne uno che venga percepito come una provocazione». E non ci saranno neppure opere politiche. 

Anche se la mostra punta a mettere in risalto la ricchezza della collezione del museo di Teheran, rafforzata anche dai ritrovamenti che a mano a mano stanno venendo alla luce,  non si tratta di una mostra sul «meglio di» o di «pezzi forti» e neppure una mostra che mette in primo piano le opere occidentali. «Non voglio essere pretenzioso e puntare sui grandi nomi, chiarisce Visser. Voglio mescolare tutto in modo che le persone possano davvero vedere qualcosa che non hanno mai visto prima».

Aimee Dawson e Victoria Stapley-Brown, edizione online, 6 agosto 2018


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