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M9, il direttore è Marco Biscione

Il Museo del Novecento a Mestre aprirà a dicembre

L'apertura dell'M9 di Mestre è fissata per il prossimo dicembre

Venezia. Sarà Marco Biscione (romano, classe 1958) a dirigere M9 il futuro Museo del Novecento a Mestre, la cui apertura è ufficialmente fissata al primo dicembre. Su 118 candidature pervenute tramite bando, la scelta del consiglio direttivo di Fondazione di Venezia è caduta sull’ultimo direttore del Mao, il Museo d’Arte Orientale di Torino, ruolo che Biscione, già alla Soprintendenza Speciale del Museo Pigorini di Roma e per tre anni alla direzione dei Civici Musei di Udine, lascia appositamente per occuparsi della nuova realtà mestrina.

Venerdì 27 luglio, la presentazione alla stampa durante la quale il presidente di Fondazione di Venezia Giampietro Brunello ha esordito: «M9 è un’operazione sulla quale non possiamo sbagliare». Quattro anni di lavori, 110 milioni d’investimento complessivo per l’intero polo (si ricorda che M9 comprende la riqualificazione di un’ampia porzione nel centro cittadino, incluso l’ex Convento di Santa Maria delle Grazie con destinazione commerciale), 8 aree tematiche (Società, Consumi e stili di vita, Scienze e tecnologie, Economia, Città e paesaggio, Politica, Cultura e media, Identità) interamente narrate attraverso l’apporto multimediale per un costo previsionale annuo di 4 milioni e l’obiettivo di raggiungere il tetto di 200mila visitatori nel 2019.

È tutto questo ad attendere il nuovo direttore che raccoglie l’eredità lasciata da Guido Guerzoni, per 11 anni project manager del museo e la sfida di un necessario continuo aggiornamento dei contenuti, sia per la parte espositiva permanente (che vanta materiali digitali concessi e acquisiti da oltre 100 archivi italiani tra cui anche Istituto Luce e Rai Teche), sia per la programmazione di quella temporanea, che negli intenti fissa in calendario due appuntamenti l’anno.

«Quello che mi ha colpito di M9 e che mia ha spinto a presentare la candidatura, ha dichiarato Biscione alla stampa, è l’eccezionalità di M9 nel panorama museale italiano per contenuti (è il primo grande museo multimediale mai realizzato in Italia) e per temi presentati: non esiste nella nostra Penisola un museo che affronti il Novecento non esclusivamente in chiave storico artistica o storica: M9 è un museo del Novecento e della proiezione della contemporaneità verso il futuro. Si tratta inoltre di un museo realizzato con obiettivi che vanno al di là della semplice narrazione museale: esso vuole dare un contributo alla crescita sociale ed economica, è un processo di riqualificazione urbana».

Il pensiero del neodirettore va agli esempi di Bilbao, Liverpool, alla stessa Torino e a un posizionamento che punta sia all’ingente flusso turistico diretto verso la città lagunare sia a residenti e scolaresche. In questa direzione, ci anticipa Brunello, la società strumentale di Fondazione Venezia, Polymnia, che presto muterà nome in Fondazione M9 Museo del Novecento, ha già avviato un dialogo con la Direzione generale Arte e architettura contemporanee e periferie urbane del Mibac e con il Miur per la promozione del nuovo museo nelle scuole non solo su scala regionale.

Intanto, mentre si avvicina la scadenza per il completamento dell’allestimento interno (il 15 agosto) tra le anticipazioni da segnare in agenda: la mostra inaugurale «L’Italia dei fotografi. 23 storie d’autore», a cura di Denis Curti, che porterà nello spazio temporaneo all’ultimo piano del museo (il cosiddetto white box) i più grandi nomi della fotografia italiana del Novecento, tra cui Letizia Battaglia, Ferdinando Scianna, Fulvio Roiter, e il convegno dell’Ocse (6-7 dicembre) dal tema Cultura e sviluppo locale, che si svolgerà nell’ampio auditorium di M9.

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