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Mostre

Oscar per l’intimismo

Al Centro Matteucci la riscoperta di Ghiglia

Oscar Ghiglia «La camicia bianca» 1909, olio su tela

Viareggio (Lu). Il ritratto della donna che, di profilo, si pettina la lunga chioma («La camicia bianca», 1909) è un calcolato incastro di volumi e cromie nel quale la lezione dei maestri antichi si coniuga con una sensibilità tutta moderna. Pur molto considerato alla sua epoca, Oscar Ghiglia (Livorno, 1876 - Firenze, 1945), come altre figure del primo Novecento, cade in disgrazia nel panorama critico del dopoguerra, fino alla riscoperta, negli anni Settanta, grazie soprattutto a Raffaele Monti e a Renato Barilli.

La mostra al Centro Matteucci per l’arte dal 7 luglio al 4 novembre, «Oscar Ghiglia classico e moderno», a cura di Elisabetta Matteucci, presenta una quarantina di opere (molte delle quali inedite o quasi) dell’artista livornese, che fu molto apprezzato da Modigliani (presente anch’egli in mostra con «L’enfant gras» dalla Pinacoteca di Brera e «Tête de femme rousse» dalla Gam, Galleria Civica d’arte moderna di Torino), pur nella successiva rottura di rapporti, avvenuta per oscure ragioni. Allievo di Giovanni Fattori, del quale scriverà anche la prima monografia, Ghiglia frequenta il fervido ambiente della Firenze dei primi del Novecento, esponendo alle Promotrici ma anche alla Biennale di Venezia nel 1905 e collaborando alla rivista il «Leonardo» fondata da Giovanni Papini nel 1902, dove incontra Soffici, Costetti e Spadini.

Nel 1908 è proprio Papini a individuare su «Vita d’arte» l’avvenuta liberazione di Ghiglia dal realismo, espressa nella capacità di rappresentare «scenette, piccoli quadri intimi» attraverso sintetiche e pure suggestioni pittoriche. Una svolta maturata attraverso la conoscenza di Cézanne, ma anche dei Nabis (visti a Venezia) e che si conferma, specie dopo la mostra degli impressionisti al Lyceum di Firenze nel 1910, nella originale capacità di Ghiglia di unire suggestioni dei maestri della tradizione, tra cui Piero della Francesca (come indicato da Ojetti) con spunti di maestri contemporanei, anche stranieri. Indirizzo cui resterà fedele, come la mostra bene illustra, e che lo porterà a rifiutare la svolta futurista di Papini e Soffici.

I soggetti scelti rimarranno legati perlopiù a un filone intimista, ritratti («Paulo con barca» ad esempio, del 1918) o nature morte, svelando talvolta il carattere umbratile dell’artista, pur tenuto a freno dal saldo rigore compositivo.

Laura Lombardi, da Il Giornale dell'Arte numero 388, luglio 2018


  • Oscar Ghiglia «Paulo con barca» 1918

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