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Mostre

Dalla cucuzza ai flussi digitali

Le tre sezioni di Manifesta, tra giardinaggio, alimentazione e globalità: più di quaranta artisti in oltre quindici sedi

Palazzo Costantino a Palermo, una delle sedi di Manifesta 12. © Manifesta, foto CAVE Studio

Palermo. Tre sezioni articolate in oltre quindici sedi con più di quaranta artisti, più un public program, 62 progetti collaterali e 15 progetti del programma 5x5x5. Questi i numeri di Manifesta 12.

La prima sezione della mostra principale s’intitola «Garden of Flows». Sviluppa il tema della tossicità e delle piante, e riflette sul bene comune attraverso la cultura del giardinaggio. La sede centrale è l’Orto Botanico, dove ci sono opere di Khalil Rabah, Alberto Baraya, Bo Zheng, Toyin Ojih Odutola, Michael Wang, Malin Franzen, Lungiswa Gqunta. Leone Contini ha creato nell’ex giardino coloniale dell’Orto Botanico un pergolato di coltivazione della cucuzza (una zucca estiva, pilastro della cucina siciliana), che qui coabita con le sue omologhe bengalesi, srilankesi, filippine, turche e cinesi.

Il tema della alimentazione come snodo culturale ritorna con la Cooking Section nelle sedi Spasimo, Volpe Astuta e Giardino dei Giusti. A Palazzo Butera, lavori di Renato Leotta, Maria Thereza Alves, Fallen Fruit, Melanie Bonajo, Uriel Orlow e Sergey Sapozhnikov.

La seconda sezione s’intitola «Out of Control Room». Analizza i flussi globali, restituendo tangibilità alle reti invisibili dei flussi digitali, espressione dell’amministrazione del potere. Fra gli artisti Tania Bruguera, che in «Article 11» rielabora le proteste della comunità di Niscemi contro l’installazione del Muos (Mobile User Objective System) della Marina Militare americana. Due le sedi espositive con mostre collettive. Palazzo Ajutamicristo (James Bridle, Filippo Minelli, Tania Bruguera, Trevor Paglen, Richard Vijgén, Lydia Ourahmane, Rayyane Tabet, The Peng! Collective, John Gerrard) e Palazzo Forcella De Seta (Kader Attia, Erkan Ozgen, Forensic Oceanography, Laura Poitras, Patricia Kaersenshout, The Peng! Collective, John Gerrard). A queste si aggiungono due interventi monografici: Casa del Mutilato (Cristina Lucas) e Palazzo Trinacria (Taus Makhacheva).

La terza sezione s’intitola «City on Stage». Incentrata sul dialogo con la città, si muove fra centro e periferie e riporta in vita progetti interrotti o mai realizzati. Al Teatro Garibaldi ci sono gli interventi immateriali (Giorgio Vasta, Wu Ming, Invernomuto, Chimurenga) e a Palazzo Costantino l’esposizione (Gilles Clément & Coloco, Rotor, Roberto Collovà, Masbedo, Jelili Atiku, Matilde Cassani).

Numerose le sedi monografiche: Fondazione Casa Lavoro e Preghiera di Padre Messina (Jordi Colomer); Quattro Canti (Matilde Cassani); Chiesa dei Santi Euno e Giuliano (Marinella Senatore); Oratorio San Lorenzo (Nora Turato); Oratorio della Madonna del Rifugio dei Peccatori (Yuri Ancarani); ZEN (Gilles Clement & Coloco); Costa Sud (Roberto Collovà); Pizzo Sella (Rotor); Archivio di Stato, solo nei giorni della preview (Masbedo).

Micaela Deiana, da Il Giornale dell'Arte numero 387, giugno 2018


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