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Marc Spiegler: «Non date l’arte per scontata»

Il punto di vista del direttore di Art Basel sul mercato e il collezionismo di oggi

Marc Spiegler, condirettore di Art Basel

Basilea. Marc Spiegler, nel suo ruolo di direttore di Art Basel (14-17 giugno) e prima ancora di collaboratore per il settore «Economia» del nostro giornale, ha notato dei cambiamenti nel comportamento dei collezionisti?
In passato molti iniziavano comprando arte della loro zona per poi iniziare lentamente a interessarsi ad artisti di altri Paesi con un’estetica o un approccio simili. Il passo verso il collezionismo su scala globale oggi è più veloce, soprattutto in Asia, ma anche in Europa e negli Stati Uniti. Questo permette ad alcuni artisti di trovare più rapidamente un mecenatismo a livello internazionale e di essere così più indipendenti dal mercato locale. I collezionisti oggi hanno meno tempo rispetto al passato. Per questo fiere come Art Basel sono diventate così importanti. Forniscono dei punti di accesso al mercato alle nuove gallerie.

I database dei prezzi delle aste distorcono la nostra percezione del mercato. Perché non viene reso noto l’ammontare delle transazioni in fiera?
Visto che come organizzatori non siamo coinvolti direttamente nelle vendite, è difficile fornire dei dati con certezza, ma credo che oggi la trasparenza dei prezzi sia di grande aiuto. Esiste il rischio reale di farsi un’idea sbagliata quando un artista ha successo ma gli unici dati sulle vendite sono quelli delle aste. Perché a volte le opere più complesse non si vendono bene in asta, ma vengono invece acquistate dai migliori collezionisti e musei di tutto il mondo. È molto più semplice vendere quadri a un’asta che non opere concettuali o video, eppure sono proprio queste ultime le opere che spesso hanno più da offrire.

Che cosa la lascia perplessa del mercato?
Ci si dimentica che non si possono dare per scontati gli artisti, né la produzione artistica, o che non c’è un’offerta illimitata di arte di valore. E nemmeno c’è un’offerta illimitata di collezionisti di valore. Solo perché la domanda è tre volte più alta dell’offerta, questo non significa che ci sia tre volte tanto arte di qualità.

Anna Brady, da Il Giornale dell'Arte numero 387, giugno 2018


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