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Fotografia

Primavera Foam

La stagione del museo della fotografia di Amsterdam si apre con Seydou Keïta

«Untitled», 1952-55 ca, di Seydou Keïta

Amsterdam. Il Foam-Fotografie Museum Amsterdam inaugura il suo programma espositivo primaverile con una serie di mostre in apertura questo mese: il 6, con la prima retrospettiva nei Paesi Bassi del fotografo maliano Seydou Keïta (Bamako, 1921-Parigi, 2001), e la personale dell’artista ceca Tereza Zelenkova (1985) nell’area del museo dedicata ai progetti speciali, Foam 3h; il 20, quando lo spazio ospiterà «Artist’s Proof» dell’olandese Daniëlle van Ark, classe 1974.

Progetto di punta della programmazione, «Bamako Portraits» racconta, con un’estesa selezione dei ritratti prodotti da Keïta nel suo studio nella capitale del Mali, uno spaccato di storia della città negli anni di transizione identitaria che ne vedono il passaggio da colonia francese a capitale indipendente. Estranea agli sviluppi della fotografia occidentale, la produzione di Seydou Keïta mette in luce la varietà di costumi dei suoi concittadini, tra tessuti stravaganti e copricapo scultorei mescolati alle tracce ben visibili dell’influenza occidentale sugli usi locali, rivelati in oggetti e accessori tipicamente occidentali. Elementi che hanno contribuito negli anni ad affermare l’originale estetica del fotografo nel panorama internazionale. La mostra sarà aperta al pubblico fino al 10 giugno, così come «A Snake That Disappeared Through a Hole in the Wall» di Tereza Zelenkova. Ispirandosi ai racconti popolari del suo Paese d’origine l’artista esplora i paesaggi, fisici e mentali, della sua infanzia, intercettandone e registrandone le tracce per costruire una nuova realtà, misteriosa e fantastica, a tratti inquietante.

Chiude il programma il 10 giugno la personale di Daniëlle van Ark, che riflette sul significato della fotografia e il suo consumo compulsivo, spesso avvalendosi dell’utilizzo di materiali d’archivio. Oltre alle immagini provenienti da serie già prodotte, la mostra include un’installazione site specific che gioca provocatoriamente sul potere dei curatori nel mostrare, o celare, l’arte al pubblico. Nella foto, «Untitled», 1957 di Seydou Keïta.

Ilaria Speri, da Il Giornale dell'Arte numero 385, marzo 2018


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