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Mondino hacker dell'arte

Alberto Fiz riunisce lavori degli anni Sessanta nella fiorentina galleria Il Ponte

Aldo Mondino, «Varazze» (part.), 1964

La mostra «Aldo Mondino. Quadrettature e non solo, 1963-1972» allestita dal 24 febbraio al 14 aprile alla galleria Il Ponte a cura di Alberto Fiz riunisce alcuni lavori concepiti intorno agli anni Sessanta dal poliedrico artista torinese.

In quelle opere, Mondino (1938-2005) sovverte i canoni e i criteri della storia dell’arte sviluppando in maniera ironica e dissacrante, tanto da esser considerato uno degli anticipatori del postmoderno, un dialogo con maestri antichi (Giotto) o comunque già storicizzati (Casorati, Capogrossi). Inoltre gioca sull’uso dei materiali e sui calembour, come in «Torre di Torrone» (citazione di quella dipinta da Brueghel) o nel lampadario Jugendstil fatto con penne Bic, ribattezzato «Jugend-Stilo».

Un atteggiamento destabilizzante che si riappropria di capolavori noti, e quindi anche molto attinente a pratiche contemporanee, per farne scaturire altri significati. Come avviene ad esempio, tra le opere in mostra, con il «Calpestar le uova», riferimento a un celebre soggetto di Felice Casorati (genius loci di Torino e di certo rigore a un tempo pittorico e sabaudo) oppure con «Pittura coprente» del 1964.

Nelle sue opere, dense di riferimenti colti, ma al tempo stesso ludiche, quali «Pinguini» (1963), «Mondino crea oggetti ansiosi, introducendo un elemento di dubbio, spiega Fiz, e si comporta un po’ come un hacker, che innesta un virus che ne potenzia il risultato. Un virus non negativo dunque, ma che rinforza. D’altronde per Mondino vale la definizione di Nietzsche: l'arte è sana menzogna»

Laura Lombardi, da Il Giornale dell'Arte numero 383, febbraio 2018


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