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Mostre


Come fila Sheila

Al Centre Pompidou le sculture tessili della Hicks

Sheila Hicks. Foto © Cristóbal Zanartu

Parigi. Il Centre Pompidou omaggia Sheila Hicks, statunitense di nascita ma da decenni residente a Parigi, con una personale intitolata «Lignes de Vie». In mostra un centinaio di opere, dalle enormi sculture alle piccole composizioni tessute, evidenziano la versatilità dell'84enne artista nell'uso dei fili di cotone, lana, seta e lino.

Sheila Hicks, come riassume la sua mostra «Lignes de Vie» al Centre Pompidou?

È uno spettacolo originale; non sono solo quadri e sculture che si comportano bene nel posto giusto. La mostra è visibile giorno e notte ed è illuminata all’interno, così la gente potrà vederla anche da fuori.

Quando ha iniziato a usare le fibre tessili sentiva di accostarsi a questi materiali in un modo nuovo?
Lavorare con materiali flessibili è la professione più antica del mondo, come si può vedere in India e nel resto dell’Asia. Nei castelli francesi ci sono arazzi appesi alle pareti. A teatro a Londra si possono vedere sipari e scenari. Se si esaminano gli archivi del teatro dell’opera in Italia si trovano tessuti e costumi. Sarei presuntuosa se sostenessi che lavorare con i filati fosse qualcosa di nuovo.

Che influenza ha avuto su un’americana vivere a Parigi dalla metà degli anni Sessanta?
Angosciante, perché gli standard sono troppo alti! Prima di trasferirmi qui vivevo in Messico e quando arrivai mi intrattenni con artisti latinoamericani come Wifredo Lam, Roberto Matta, Enrique Zañartu e Jesús Rafael Soto, perché parlavo lo spagnolo meglio del francese. Parigi mi ha attirata al punto di essermi stabilita qui, aver fatto nascere e crescere qui i miei figli; il viaggio si è trasformato in una vita.

Qual è la sua opinione sul fatto che in anni recenti il suo lavoro ha ottenuto un sempre maggior riconoscimento istituzionale?
Espongo da quarant’anni, ma ora c’è una generazione diversa di curatori che hanno sui 40-50 anni e che si stanno interessando al mio lavoro. Se vivi abbastanza conosci tre generazioni di curatori e ognuna pensa di essere quella che ti ha scoperta. Ora leggo i necrologi di alcuni dei curatori con cui ho lavorato.

Qual è la sua opera più recente?
Il mio nuovo lavoro per il Giappone, una colonna alta sette metri color viola e melanzana a cui abbiamo lavorato per due anni, è stato installato ieri nel quartiere Setagaya di Tokyo. Si può vedere in tutta la sua altezze dalle finestre e dall’esterno.

Centre Pompidou

di Anna Sansom, da Il Giornale dell'Arte numero 383, febbraio 2018


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