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Musei

Più dollari e più musei a Houston

600 milioni per lavori al Museum of Fine Arts, alla Menil Collection e al Moody Center

Il Menil Drawing Institute, progettato da Johnston Marklee & Associates accanto alla Menil Collection, opera di Renzo Piano del1986

Un boom di nuovi musei nella città più grande del Texas non offre solo nuovi spazi destinati all’arte. Gli importanti ampliamenti del Museum of Fine Arts, Houston (Mfah) e della Menil Collection, che apre questo mese il nuovo Menil Drawing Institute, rendono infatti la città più verde, vivibile e fruibile a piedi. Con l’apertura l’anno scorso del Moody Center for the Arts alla Rice University, le tre istituzioni hanno investito oltre 600 milioni di dollari in nuovi spazi pubblici al chiuso e all’aperto. «Si tratta di un investimento straordinario nella cultura visiva e di una storia di filantropia civica», dice Gary Tinterow, direttore del Mfah, sottolineando che quasi l’intera somma è stata donata da cittadini e fondazioni locali.

Il Menil, ad esempio, ha superato di 6 milioni di dollari la sua recente campagna di raccolta fondi (grazie anche a una donazione di 25 milioni da parte del presidente del Cda e collezionista Louisa Stude Sarofim). Tra le varie iniziative, la campagna ha finanziato il nuovo Drawing Institute, costato 40 milioni, che apre il 3 novembre. L’istituto è il quinto complesso per l’arte realizzato all’interno del campus di 12 ettari della Menil Collection, e la prima sede indipendente degli Stati Uniti dedicata specificamente ai disegni moderni e contemporanei. Apre con «The Condition of Being Here: Drawings» di Jasper Johns (fino al 27 gennaio 2019), una mostra che comprende opere dal lascito di David Whitney e donazioni da Sarofim e da Janie Lee, trustee della Menil Collection.

I materiali semplici utilizzati nella costruzione della struttura, progettata da Johnston Marklee & Associates, richiamano sia i circostanti bungalow residenziali sia la galleria principale della Menil, opera di Renzo Piano del 1986. «La sensazione trasmessa è quella di vivere insieme all’arte», dichiara il direttore della Menil Rebecca Rabinow. Grazie al denaro raccolto è stato anche possibile ampliare e arricchire gli spazi verdi del campus della Menil. È stata spostata la struttura che ospitava il controllo degli impianti elettrico e di climatizzazione per realizzare un nuovo parco, dove saranno proiettati film e i visitatori potranno pranzare su sedie e tavoli mobili.

«Sarà un vero e proprio spazio di incontro per la gente che abita in zona», dice Rabinow. «Gli esponenti politici e delle istituzioni culturali locali discutono molto sullo sviluppo della città quartiere per quartiere», dichiara Willard Holmes, direttore operativo del Mfah, che supervisiona la ristrutturazione dei 5,6 ettari del campus museale. «A Houston tutti si spostano in macchina, ma ora che la gente sta tornando in città le cose iniziano a cambiare». Il Moody Center, uno spazio interdisciplinare da 30 milioni di dollari progettato da Michael Maltzan Architecture e la Menil Collection sono entrambi facilmente raggiungibili a piedi dal Mfah.

Disegnato dall’archistar newyorkese Steven Holl, il progetto del Mfah, la cui conclusione è prevista per metà 2020, comprende nuovi spazi all’aperto, edifici per l’arte moderna e contemporanea, e il restauro e la Glassell School of Art. La scuola, e la sua scalinata che collega il giardino sul tetto a una nuova piazza, ha aperto a maggio. «È stata immediatamente assorbita nel sistema cittadino ben al di là delle nostre aspettative», dice Tinterow. All’esterno, chi fa jogging usa la scalinata per i suoi esercizi, i bambini giocano nella fontana e la gente pranza sotto agli alberi vicino alla scultura di Anish Kapoor «Cloud Column», installata la scorsa primavera. «Ora tutti vogliono farsi un selfie di fronte a questa statua; è diventata un’icona della città», conclude Tinterow. Il Cda del Mfah ha scelto Holl come architetto per la sua idea di realizzare un parcheggio sotterraneo e per l’enfasi data allo spazio pedonale. «Per i trustee era l’occasione di fare qualcosa non solo per ingrandire il museo ma anche per trasformare la città», dice Holmes.

Hilarie M. Sheets, da Il Giornale dell'Arte numero 391, novembre 2018


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