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L'architettura è una bella storia. Ve la racconto io

Howard Burns rende omaggio al grande collega Christoph Luitpold Frommel al quale si devono 320 scritti soprattutto sul Rinascimento italiano e in particolare su Roma

Howard Burns (Scozia, 1939), già docente al Courtauld Institute di Londra e all’Università di Cambridge e membro del Centro Studi di Architettura «A. Palladio» di Vicenza e dell’Accademia di San Luca, è professore emerito di Storia dell’Architettura alla Scuola Normale Superiore di Pisa.

Nell’occasione degli 85 anni del grande storico dell’architettura Christoph Luitpold Frommel (Heidelberg, 1933), il 25 settembre l’Accademia Nazionale di San Luca a Roma gli ha dedicato una «cerimonia celebrativa» nella sede di Palazzo Carpegna. Pubblichiamo qui un ampio estratto del testo intitolato «Roma moderna instaurata: Christoph Luitpold Frommel e la storia dell’architettura rinascimentale» a firma dell’amico e collega Howard Burns.

Sono felice e onorato di avviare una serie di interventi-auguri, ma anche inadeguato di fronte al compito di descrivere il vasto lavoro di ricerca e riflessione sull’architettura rinascimentale che Christoph Frommel ha portato avanti in modo brillante e instancabile negli ultimi sei decenni, rinnovando un intero campo di studio e costruendo le basi per importanti studi condotti da altri.

Il suo contributo non è stato comunicato esclusivamente attraverso le pagine di libri e riviste ma, con colleghi e allievi, nel contesto di corsi, seminari e convegni, davanti alle facciate, in sale e cortili di palazzi, in navate e cappelle delle chiese. Nel suo lavoro-vocazione, hanno certamente importanza le molte ore passate in archivio, gli innumerevoli appunti presi nella sua grafia decisa e inconfondibile, il percorso sistematico della bibliografia pertinente, reso agevole anche dalle risorse della Bibliotheca Hertziana.

Per Christoph, essenziale è sempre stato anche il sopralluogo, in solitaria o con altri appassionati, come la discussione e il dibattito faccia a faccia con pilastri, volte, capitelli. (...) Vorrei iniziare con un fatto personale e anche simbolico. Fu Christoph Frommel, giovane assistente alla Hertziana, a rilasciarmi la mia prima tessera per frequentare la Biblioteca. Mi ha consentito di entrare nel mondo degli studi sull’architettura rinascimentale in senso burocratico, ma soprattutto in senso metaforico. Ha fatto la stessa cosa per intere generazioni di studiose e studiosi, attraverso i suoi scritti, il suo metodo di studio e la sua presenza all’Hertziana, in università e a convegni e seminari. Con la sua amicizia, mi ha guidato e illuminato, e non solo negli anni di tirocinio, ma fino a oggi, lavorando insieme nel contesto del Centro Palladio di Vicenza, di cui è stato strenuo e attivo componente.

Il Rinascimento prima di Frommel
Nessuna storia è così difficile da ricostruire e raccontare quanto la storia recente. Sir Walter Raleigh scrive persino che fare la storia recente è come seguire da vicino un cavallo che sta fuggendo: si rischia di essere colpiti dagli zoccoli. Tracciare la storia della storia dell’architettura nei nostri tempi è forse meno pericoloso ma rimane difficile: chi non ha conosciuto direttamente un momento, un ambiente, può sbagliare perché non era presente, quindi non ha visto e capito tante cose. E chi è stato presente, spesso non ha analizzato e forse nemmeno osservato i veri momenti di svolta e cambiamento.

È forse solo in decenni recenti che abbiamo capito che il primo libro di Frommel, La Villa Farnesina a Roma uscito nel 1961, rappresenta una svolta negli studi non solo sull’edificio e sul suo architetto Baldassarre Peruzzi, ma nello studio del «palazzo romano» e di tutta la grande architettura rinascimentale a Roma. (...) Oggi è difficile immaginare quanto nel 1961 mancassero studi sistematici sui grandi architetti attivi a Roma (...), Bramante compreso, e su tutte le grandi fabbriche della città, tra cui Cancelleria, Palazzo Farnese e Basilica di San Pietro, nonostante il lavoro da pioniere di Geymueller e di Karl Frey. Un fatto sorprendente è che l’architettura rinascimentale a Roma, prima degli anni ’50 e ’60, sembra meno studiata di quella di Firenze, Bologna, Milano e Venezia. (...) Solo nel 1969 esce il fondamentale volume di Arnaldo Bruschi su Bramante.

Molti sono i fattori di questo ritardo: forse sentimenti risorgimentali ambigui verso i papi e le loro architetture, la concentrazione degli studi su Roma antica, la lenta maturazione del dopoguerra tra architetti e critici dell’idea che l’architettura rinascimentale poteva offrire lezioni anche a quella contemporanea: idea già promossa in Inghilterra da Colin Rowe, allievo di Rudolf Wittkower, con il suo saggio del 1947, in cui presenta Palladio come precursore di Le Corbusier. Solo più tardi troviamo l’idea di Bruno Zevi che Biagio Rossetti fosse un vero urbanista, o che Michelangelo e Borromini fossero maestri di quella «spazialità» che Zevi ammirava nelle opere dei suoi eroi moderni.

Dai palazzi alle ville
Grande importanza riveste il lavoro di Frommel tra il 1961 e il 1973. Nel libro sulla Farnesina già affronta i temi della committenza, del sito, del contesto e quindi anche i progetti urbanistici di Giulio II. Discute la cronologia della costruzione, lo stile, le fonti del progetto e il suo rapporto con lo sviluppo generale della villa rinascimentale e delinea la carriera di Peruzzi fino al 1520. Dopo anni di intenso studio, nel 1973 esce il monumentale e fondamentale Der römische Palastbau der Hochrenaissance, uno studio generale sul palazzo della prima metà del Cinquecento a Roma, che di fatto contiene e si poggia su una serie di compatte monografie, riccamente documentate, su tutti i palazzi romani significativi dell’epoca. (...) Der römische Palastbau ha cambiato la visione non solo del palazzo romano e del suo sviluppo, ma anche del fenomeno del palazzo rinascimentale (...). Il libro dimostra che l’autore aveva capito e apprezzato la grande qualità degli architetti e delle architetture in questione. Frommel adopera e sviluppa ulteriormente un metodo di indagine storica già messo in atto da Wittkower, Ackerman e altri. Faceva parte di questo approccio non solo l’attenzione al committente, ai documenti d’archivio, ai disegni di progetto o di rilievo delle strutture, ma anche una visione rinnovata della storia e della storia dell’architettura.

Invece di essere visto solo come una combinazione di belle forme, da apprezzare come un bel dipinto, l’edificio veniva letto come prodotto di mezzi economici, di ambizioni o necessità del committente, di condizionamenti culturali, politici e stilistici, di disponibilità di certi modelli da imitare o di particolari materiali o tecniche di costruzione, e innanzitutto come un’opera di architettura, creata da architetti consapevoli delle tecniche e dei criteri necessari alla progettazione e alla costruzione. (...) Questa storia allargata e approfondita della creazione dell’edificio cambia il carattere del nostro rapporto con l’edificio stesso, trasformando un’ammirazione puramente estetica o condizionata da associazioni emozionanti o piacevoli, in un’analisi di scelte e decisioni, tempi e contributi.

Ci restituisce un mondo reale, quello della progettazione e della costruzione, ricostruito dallo storico dell’architettura attraverso studi e letture critiche. L’edificio diventa così accessibile come fonte di esperienza, non diretta ma valida, derivata dalla storia, e capace non solo di arricchire la nostra esperienza ma anche di influenzare la gestione del nostro presente. Apre la strada alla creazione di ulteriori storie, che partendo dalla storia dell’architettura arrivano (come negli ultimi libri di Manfredo Tafuri, fondati sull’esempio e anche in parte sulle pubblicazioni di Frommel) a raccontare, oltre la storia dell’architettura, l’architettura stessa come «Storia».

Frommel, è vero, adotta e sviluppa moderni approcci alla storia dell’architettura, ma questo non è il cuore del suo contributo. La sua lezione sta invece nella creazione di una vera e completa storia dell’architettura, accessibile e potenzialmente utile per la cultura e l’architettura di oggi, perché affronta ogni aspetto della creazione di un’opera d’architettura o di un progetto su scala urbana.

Gli studi di Frommel si sono poi molto estesi, fino a comprendere circa 320 pubblicazioni di cui è autore o coautore. Tra questi, i fondamentali contributi ai cataloghi delle grandi mostre su Raffaello architetto (1984) e su Giulio Romano (1989), occasioni di nuovi studi su edifici, disegni e opere d’arte. Ma Frommel non ha mai abbandonato l’indagine sul palazzo. Proprio ieri ho ricevuto il volume degli atti del convegno sul Palazzo di Carlo V, con un suo bel contributo. Il Palastbau fu seguito da approfondimenti notevoli riguardanti Palazzo Farnese e dai fondamentali studi su Palazzo Venezia e Francesco del Borgo, suo probabile architetto, e sul Palazzo della Cancelleria. È stato anche partecipe dell’affascinante pubblicazione del 2009 sull’antica Chiesa di San Lorenzo in Damaso, ritrovata sotto il Palazzo della Cancelleria.

In parallelo, ha condotto studi fondamentali su ville e «semi ville»: Villa Medici a Fiesole, il ninfeo di Genazzano, attribuito in modo brillante a Bramante, la Villa Madama di Raffaello, la Villa Lante di Giulio Romano. Al disegno d’architettura, soprattutto a Roma, Frommel ha dedicato grande attenzione, pubblicando studi su disegni di Bramante o a lui collegati, di Raffaello, Michelangelo e Antonio da Sangallo il Giovane. Un suo contributo di grande portata è stato proprio il ricco e importantissimo catalogo dei disegni di Antonio da Sangallo il Giovane, di cui è ispiratore e curatore: sta per uscire l’ultimo volume.

Gli interessi di Frommel non si sono limitati all’architettura a Roma, al periodo rinascimentale e neanche alla sola architettura. Nel 1967 pubblicò uno studio ampio e meticoloso, che presenta per la prima volta la figura di Peruzzi pittore e disegnatore figurativo nel suo insieme. Ha pubblicato anche su Caravaggio, Poussin, Michelangelo, Bernini e Borromini. Ha scritto anche su Sinan e Bramante, sulla casa di Goethe, su Sant’Andrea a Mantova, una storia generale dell’architettura rinascimentale e recentemente sull’architectura picta da Giotto a Raffaello.

Ci ha ridato la Roma rinascimentale
Per questo mio contributo ho scelto il titolo «Roma moderna instaurata», altisonante ma penso giusto. Mi è venuto in mente quella che sembra essere una citazione del famoso passo di Svetonio, in un’iscrizione al tempo di Giulio II che celebra i nuovi lavori stradali a Roma, in cui lo storico degli imperatori scrive che Augusto ha trovato una Roma di mattoni e l’ha trasformato in una Roma di marmo. Frommel ha trovato una storiografia dell’architettura romana del Rinascimento frammentaria e inadeguata e, al suo posto, ha costruito una Roma rinascimentale con date e attribuzioni documentate, popolata da personalità artistiche e architettoniche ben definite. Ci ha restituito, in tutta la sua ricchezza e dettaglio, un momento di incredibile creatività architettonica, che ha cambiato il carattere e la potenzialità dell’architettura in tutta Italia, in Europa e oltre.

Vorrei concludere ricordando due aspetti importanti di Christoph Frommel, storico e uomo di cultura. Il primo è il fatto che, in questi tristi tempi di Brexit (...) Christoph Frommel è stato sempre un europeo, che ha saputo vivere un’identità multipla: tedesca per nascita e tradizioni culturali, artistiche e musicali familiari, ma anche italiano per residenza e perché forse la maggior parte dei suoi scritti sono in italiano: e magari anche un po’ inglese, data la sua piena padronanza della lingua. Frommel ha anche sempre fatto parte di quel gruppo di studiosi, collegati con i Centri di Tours ai tempi di Chastel, e di Vicenza, che hanno cercato di creare una comune conoscenza e visione dell’architettura europea (...).

Tantissimi auguri, Christoph, anche per i tuoi studi in corso e quelli futuri. E, soprattutto, grazie.

Howard Burns, da Il Giornale dell'Arte numero 390, ottobre 2018


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