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Mostre

Storie per piagnoni

All’Accademia Carrara riunite due tavole di Sandro Botticelli

Sandro Botticelli «Storia di Lucrezia» (1500-1504) particolare

Bergamo. Quando Sandro Botticelli (1445-1510), nel primo decennio del ’500 dipinge le «Storie di Virginia Romana» e le «Storie di Lucrezia», è un uomo sfiduciato: finiti i giorni della gloria, quando era fra i favoriti dei Medici e lavorava alla Cappella Sistina, dopo la morte di Lorenzo, nel 1492, e le turbolenze che ne seguirono, l’artista diventò seguace (lo scrive Vasari, biasimandolo) dell’apocalittico predicatore fra’ Girolamo Savonarola.

Fu allora che ricevette alcune committenze dai fedeli del frate, detti a Firenze «piagnoni». Ma quando nel 1498 Savonarola fu impiccato e quelli dovettero fuggire da Firenze, si ritrovò isolato. Fra le poche committenze che ricevette ancora, una, sempre a sentir Vasari, fu dei Vespucci e fu proprio quella delle due «Storie», da collocare nella spalliera lignea di una stanza, probabilmente nuziale.

Le «Storie» sono, infatti, esempi di virtù (e di sacrificio) femminile, poiché le protagoniste muoiono per preservare il loro onore, ma al tempo stesso rivestono una valenza politica, essendo le loro morti causa di rivolta contro l’ingiustizia del potere. Le due preziose tavole, con le loro scene concitate ambientate in solenni architetture classiche, furono separate nell’800: «Virginia», acquistata nel 1871 dallo storico dell’arte Giovanni Morelli, che l’avrebbe lasciata all’Accademia Carrara di Bergamo; «Lucrezia», acquisita nel 1894 tramite Bernard Berenson da Isabella Stewart Gardner per il suo nascente museo di Boston.

Dal 12 ottobre al 28 gennaio l’Accademia Carrara le riunisce in un confronto nella mostra curata da M. Cristina Rodeschini e Patrizia Zambrano, «Le storie di Botticelli. Tra Boston e Bergamo» (catalogo Officina Libraria), che da febbraio sarà a Boston. Insieme sono esposti anche gli altri due dipinti di Botticelli della Carrara: il «Ritratto di Giuliano de’ Medici» (1478-80 ca) e il «Vir dolorum» (1495-1500 ca), donati anch’essi da Morelli, il primo affiancato dal busto marmoreo di Giuliano, dal Bargello di Firenze, il secondo dal «Crocifisso» (1496-98 ca) del Museo dell’Opera del Duomo di Prato.

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 390, ottobre 2018


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