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Agrigento, stop alle mostre alle Fabbriche Chiaramontane

L'unica istituzione agrigentina dedicata al contemporaneo «in difficoltà oggettive»

Uno scorcio dell'allestimento della mostra di Paolo Scirpa alle Fam

Agrigento. In ottobre si sarebbe dovuta inaugurare la mostra personale di Filippo Panseca, per poi proseguire con una retrospettiva su Giusto Sucato, e con il Premio Fam giovani per le arti visive giunto alla sua terza edizione, ma le Fam Fabbriche Chiaramontane, unica istituzione dedicata al contemporaneo di Agrigento, hanno di fatto sospeso le proprie attività espositive, fino a data da destinarsi. La causa sarebbe il ritardo nel pagamento dell'ultimo anno del canone d'affitto alla parrocchia.

Sì perché gli ampi spazi espositivi a volta che hanno visto avvicendarsi in questi 17 anni mostre di riconosciuti artisti italiani sono di fatto di proprietà della Chiesa, essendo i locali di pertinenza della Basilica dell'Immacolata. «In questi 17 anni il canone è sempre stato pagato regolarmente, fanno sapere dall'Associazione Amici della Pittura siciliana dell'Ottocento, inoltre sono state realizzate migliorie all'immobile sia negli spazi interni che esterni quantificabili in alcune centinaia di migliaia di euro».
In effetti gli spazi espositivi delle Fam, che è un'istituzione privata, hanno rappresentato in Sicilia un'eccellenza, competendo (e spesso superando) soprattutto nei primi dieci anni di attività, per standard qualitativi degli allestimenti, piano di comunicazione e programmazione sempre di rigoroso taglio scientifico gli altri musei siciliani dedicati al contemporaneo (uno su tutti il Riso Museo regionale d'Arte Contemporanea), lasciati spesso alla mercè dei capricci della politica e di improvvisati direttori-burocrati oltre che di fantomatici organizzatori di eventi. Ma si sa, la qualità ha un costo, come gli addetti stampa, le ditte qualificate per gli allestimenti, le case editrici per i cataloghi distribuiti sul territorio nazionale e così l'Associazione senza contributi pubblici e senza sponsor di peso non ce la fa più a sostenere le spese, e di «difficoltà oggettive» parlano infatti i soci fondatori, che però non gettano la spugna.
«È impegno dell'Associazione chiudere il debito pregresso, che alla data presente è già dimezzato, e riprendere immediatamente le attività. La parrocchia, con cui i rapporti sono cordiali e costruttivi, da parte sua, ha già manifestato la massima disponibilità a rinnovare il rapporto di locazione...».
Se così non fosse Agrigento avrebbe perso un'occasione, quella di rimanere un punto di riferimento importante anche per l'arte contemporanea, e non solo per l'archeologia.

di Giusi Diana, edizione online, 19 settembre 2017


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