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Parigi

Ultima tendenza: l’arte tribale contemporanea

I Parcours des Mondes accolgono quest’anno anche due specialisti di archeologia

Una maschera Diomandé, Costa d'Avorio,  portata da Dalton-Somaré © Dalton • Somaré

Parigi. «La cifra dei Parcours des Mondes 2017 sarà la continuazione della ricerca dell’eccellenza», ha dichiarato in esclusiva al nostro giornale Alex Arthur, il direttore artistico della manifestazione parigina. «Quest’anno siamo entusiasti della presenza dinamica del nostro presidente d’onore, Javier Peres, stimato promotore d’arte contemporanea, con base a Berlino. Per noi sta curando la mostra “The Lion and the Jewel“, che permetterà di confrontare le opere tradizionali della Nigeria orientale con quelle di artisti africani di oggi».
Proseguendo lungo la strada delle ultime edizioni, i Parcours continuano a ricercare il dialogo a 360 gradi tra le esperienze artistiche più diverse. Ne deriva un aumento degli espositori che presentano opere di arte tribale contemporanea e la presenza di due gallerie che offrono reperti del Neolitico e dell’antico Egitto. Quest’anno sono stati ammessi ai Parcours 67 espositori: 27 sono specializzati nell’Africa subsahariana, 17 nell’Oceania, 11 nell’Asia non statuale, 5 nel contemporaneo, 4 nell’Indonesia, 2 nell’archeologia, 1 nell’American Indian. Come al solito le gallerie italiane sono due: Dalton-Somaré e Dandrieu-Giovagnoni. La prima presenta la mostra «Entre grâce et brutalité», una selezione di una serie di sculture della Costa d’Avorio, frutto della competenza e del gusto dei collezionisti italiani. «Con questa iniziativa, ci dice Leonardo Vigorelli, vogliamo sottolineare la fine della rivoluzione rappresentata dalla “scoperta” dell’arte africana, facendo vedere come nel giro di cento anni sia passata dagli atelier degli artisti inquieti ai salotti benestanti, dall’avanguardia alla classicità».
Dandrieu-Giovagnoni, invece, presentano l’esposizione «Arts de Haute Volta», una regione ancora poco conosciuta dal punto di vista artistico con pochissime opere antiche. «Il centro della nostra mostra di quest’anno, anticipa Chantal Dandrieu, è una rara maschera piatta Bwa alta 2,40 m, dalla regione di Boni. È un pezzo decorato in policromia con motivi astratti e geometrizzanti proveniente dalla collezione dello scultore concretista danese Robert Jacobsen».
Tra le altre mostre sembrano particolarmente promettenti «Picasso masqué», che propone il tema dei rapporti tra l’artista spagnolo e l’arte africana a partire dalle sue prime acquisizioni (Hourdé, Parigi); «Bateke», che esplora l’arte del Congo Inferiore attraverso le opere della collezione di Sophie e Claude Lehuard (Abla et Alain Lecomte, Parigi), «ExtraExtraordinaire», che consente di confrontare opere e tipologie molto diverse di Africa, Asia e Oceania (Alain Bovis, Parigi); «Brutal Woods-War Clubs from the South Seas», un’antologica delle mazze da guerra della Polinesia (Michael Evans, North Amherst, Usa).

di Antonio Aimi, da Il Giornale dell'Arte numero 378, settembre 2017


  • Una maschera Bwa, Burkina Faso, visibile nella stand di Dandrieu-Giovagnoni © Dandrieu - Giovagnoni

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