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La legge sui parchi non supera l'esame dei conti

La Ragioneria di Stato boccia o sospende più punti della riforma. Plaudono Italia Nostra, Wwf e Lipu e le associazioni contrarie al progetto. Il percorso si fa accidentato

Il Parco Nazionale dello Stelvio

Roma. La legge sui parchi in discussione in Parlamento si scontra contro un muro che non può aggirare: la Ragioneria di Stato l’ha bocciata o criticata per la mancata o non chiara copertura economica di più voci e proprio in vista della meta finale, l’approvazione definitiva in Senato. La conseguenza è che il testo dovrà tornare per la seconda volta alla Camera, in quarta lettura (nel tragitto Senato-Camera-Senato e appunto di nuovo Montecitorio). Le numerose associazioni ambientaliste che contestano la legge (vedi sotto l’articolo del giornaledellarte.com del 21 giugno scorso sul sì della Camera) non cantano vittoria tuttavia ritengono lo stop della Ragioneria significativo e, ancorché espresso su aspetti tecnici puramente finanziari, in buona parte in linea con le loro critiche. Con Ermete Realacci del Pd come promotore principale che confidava di arrivare alla meta a breve senza tornare alla Camera, il testo dovrà subire modifiche sostanziali, per arrivare, se ci arriverà, a fine percorso entro questa legislatura. Ricordiamo che una legge se non ha copertura economica non passa.

Quali sono i punti contestati
Innanzi tutto il ruolo che la legge assegnava all’Ispra (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) andrà rivisto. Senza un adeguato sostegno economico per la Ragioneria non potrà svolgere compiti che la riforma gli affidava, come per esempio il formare i «controllori faunistici» (tradotto, i cacciatori) al controllo della fauna eccessiva nei territori dei parchi. L’osservazione è radicale: «La situazione economico-finanziaria dell’Ispra, come evidenziato dallo stesso istituto, è tale da incidere sulle possibilità da parte del medesimo di garantire persino l’operatività della gestione tipica». Il deficit dichiarato è sui sei milioni di euro e, quindi, per coinvolgere l’istituto, il legislatore dovrà dire esplicitamente dove si pescano le risorse per le attività correlate ai parchi. Per i relatori della riforma l’Ispra potrà finanziarle sanzionando chi commette eco-reati ma, nella frase appena citata, la Ragioneria mette in dubbio che l’istituto possa assolvere a questo compito. Ancora: l’articolo numero 5 della riforma prevede una defiscalizzazione di 500mila euro l’anno per i Comuni nelle aree protette. Ebbene: la norma è considerata dall’organismo di controllo priva di copertura. E quando il testo dice che non ci saranno costi aggiuntivi, deve chiarire come mai non ci saranno perché, per la Ragioneria, non è chiaro. Se volete leggere la Relazione tecnica della Ragioneria di Stato del Dipartimento per i rapporti con il Parlamento, la trovate sotto questa notizia tra i documenti collegati.

Le associazioni plaudono
Ebe Giacometti, che battaglia in difesa dei parchi dentro Italia Nostra, considera la bocciatura una notizia positiva: «La Ragioneria dimostra tra l’altro che i finanziamenti non ci sono. E che il tema dell’Ispra, come avevamo fatto notare, appartiene più a un libro dei sogni che a una reale opportunità per il futuro dei parchi. Speriamo che alla Camera i temi sollevati abbiano il giusto approfondimento». Per il direttore generale del Wwf Italia Gaetano Benedetto «la Ragioneria dimostra come alcuni aspetti sulla copertura economica dati per certi, tipo il finanziamento triennale dei parchi, non lo siano affatto. E rileva che, diversamente da quanto dice la riforma, aspetti come il lavoro degli enti sui regolamenti dei parchi hanno un costo. L’istituto conferma di fatto anche le nostre osservazioni sulle royalties, che non possono essere “una tantum”. Il discorso di fondo è che la maggioranza ritiene il testo immodificabile, ma ora non può evitare le richieste della Ragioneria». «Avevamo contestato la carenza di copertura economica, rimarca il direttore generale della Lipu Danilo Selvaggi, e queste contestazioni economiche incidono nella vita concreta della legge. Sarebbe molto grave se la maggioranza ignorerà il parere della Ragioneria e non apporterà moltissime modifiche a una legge che per noi dimentica la missione di conservare la natura e i parchi».

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