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Citazione, appropriazione, rivisitazione: a Carrara cinquant'anni di immagini «reinventate»

Thorsten Kirchhoff, Massimi sistemi, 2007, olio su tela e freccia, 90 x 145 x 38 cm

Carrara. Con «Le immagini reinventate» la critica d’arte Lucilla Meloni, fino allo scorso ottobre direttrice della locale Accademia di Belle Arti, ripropone un filone a lei caro, quello che rintraccia nei lavori artistici degli ultimi cinquant’anni aspetti e significati del tema della rivisitazione, della citazione e dell’appropriazione di opere del passato, filone che a partire dagli anni Sessanta ha attraversato come un fiume carsico la produzione artistica contemporanea con intensità, modulazioni e direzioni eterogenee.

Dal 7 luglio al 10 settembre la curatrice ha riunito al Centro Arti Plastiche, museo dedicato alla scultura e alla sua evoluzione stilistica e materica dagli anni Cinquanta ai giorni nostri, quattordici artisti internazionali della scena attuale, di quella generazione (con qualche eccezione) venuta alla ribalta tra gli anni Ottanta e i Novanta: Stefano Arienti, Gianfranco Baruchello, Mike Bidlo, Gea Casolaro, Sam Durant, Cyprien Gaillard, Debora Hirsch, Thorsten Kirchhoff, Myriam Laplante, Mauricio Lupini, Aleksandra Mir, Vik Muniz, Luis Felipe Ortega e Daniel Guzman.

La mostra, prodotta e organizzata dal Comune di Carrara nell’ambito di Carrara Marble Weeks 2017, affianca lavori concettuali il cui filo rosso è dichiaratamente un prelevamento e una reinterpretazione «operato dall’artista su opere d’arte e frammenti di esse, sulle forme cioè che sono giunte o giungono a noi in quanto già codificate come opere d’arte», come scriveva la Meloni nel 2013 nell’introduzione al suo Arte guarda arte pubblicato da Postmedia books. Una modalità perseguita il più delle volte attraverso una decostruzione, ricostruzione e reinvenzione estremamente libera di immagini prelevate dalla storia dell’arte e da quella del cinema e della comunicazione. Si parte dall’incredibile «Verifica incerta» (1964-65) di Baruchello e Grifi, il primo «Blob» della storia dove gli autori acquistano e rimontano 150mila metri di pellicola scartata di film Usa, per passare a lavori tutti molto più recenti che vanno dalle sofisticate citazioni di Kirchhoff, agli assemblaggi fotografici di Casolaro, ai sei busti in marmo di anarchici di Sam Durant, sorta di antica Gallerie degli uomini illustri.

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