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La «minoranza profetica» aveva ragione: a investire in cultura e bellezza si vince

La presentazione del rapporto «Io sono cultura» nella Sala della Crociera al Collegio Romano

Roma. È stata presentata oggi  la VII edizione del rapporto «Io sono cultura», un punto circostanziato sul ruolo della cultura e della creatività quale settore produttivo strategico per l’Italia. A parlare nella bellissima quanto torrida Sala della Crociera del Collegio Romano, sede del Mibact, si sono succeduti il segretario generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli, che ha illustrato il rapporto nel dettaglio, i presidenti della Fondazione Symbola Ermete Realacci, di Confindustria Vincenzo Boccia e di Unioncamere Ivan Lo Bello, il ministro Dario Franceschini, che ha chiuso l’incontro.

Il rapporto 2017 è complesso, scritto a più mani e articolato in quattro focus dedicati a «Industrie culturali e creative nel mondo», «Sistema produttivo culturale e creativo in numeri», «Geografie» (suddiviso in industrie creative, industrie culturali, patrimonio, performing arts e arti visive, produzioni crative-driven), «Cultura come driver di sviluppo territoriale».
L’assunto di base, che neanche dieci anni fa era una sfida mentre oggi è un dato acquisito, è che la cultura sia uno dei principali fattori trainanti di crescita e di sviluppo del Paese, uno dei motori della nostra economia e un potente ed efficace fattore identitario. Il Sistema produttivo culturale e creativo oggetto della ricerca, che lega insieme attività sia pubbliche che private, profit e no profit, genera quasi 90 miliardi di euro, il 6% della ricchezza prodotta in Italia nel 2016, attivando una filiera virtuosa che nell’insieme arriva a produrre 250 miliardi, il 16,7% del valore aggiunto nazionale, con una ricaduta occupazionale che raggiunge il milione e mezzo di persone, il 6% degli occupati in Italia. Rispetto al 2015 si nota una crescita del valore aggiunto dell’ 1,8% e dell’occupazione dell’1,5% (+22mila unità), tassi leggermente superiori a quelli complessivi dell’economia. «Le sfide che abbiamo davanti a noi, del lavoro, delle nuove economie, dei cambiamenti climatici, del ruolo in Europa, le combatteremo con la cultura, con l’investimento nell’intelligenza umana, spiega Ermete Realacci. La cultura va vista come un’infrastruttura del Paese, come la nostra identità. Genera un tipo di economia che produce valore aggiunto elevando la catena del valore (qualità, innovazione, ecc.). Su questo, non certo sull'hard power possiamo competere: sulla capacità dell’Italia di parlare, affascinare, attrarre».

I dati contenuti nel rapporto, secondo Franceschini, dimostrano quanto investire in cultura e bellezza sia vincente. Ricorda i primi rapporti di Symbola e Unioncamere quando a sostenerlo era solo una «minoranza profetica», tanto per citare Jacques Maritain. «Che l’anno scorso io sia stato invitato a parlare all’Assemblea di Confindustria era inimmaginabile fino a pochissimo tempo fa», ricorda il ministro. Tre le direttrici su cui proseguire, indicate da Franceschini: governare la crescita del turismo internazionale nel nostro Paese, con le potenzialità e i rischi che comporta; continuare a metterci risorse, pubbliche e private, tanto sulla tutela quanto sulla valorizzazione; potenziare molto di più di quanto fatto finora l’industria culturale creativa, in termini di legislazione, di sostegno, ecc., come altri Paesi occidentali, la Gran Bretagna ad esempio, hanno fatto molto prima e meglio di noi.

Il rapporto è scaricabile dai siti www.unioncamere.gov.itwww.symbola.net.

di Federico Castelli Gattinara, edizione online, 28 giugno 2017


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