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Archeologia


Orvieto, l'intrepido Larth non è come Darth l’oscuro

Una mostra al Museo «Faina» e all'Archeologico nazionale rievoca la storia degli scavi etruschi ai piedi della città. E ai profani può ricordare l’immaginario a cui hanno attinte saghe come “Guerre stellari”

Stele del guerriero. Museo Archeologico Nazionale di Orvieto

Orvieto (Perugia). Per i nostri usi, sembra accennare un sorriso il guerriero etrusco raffigurato nel cippo rinvenuto da Gian Francesco Gamurrini nel 1881 nella necropoli di Crocifisso del Tufo ai piedi di Orvieto. L'iscrizione sulla pietra rimanda al personaggio raffigurato in modo simbolico: «Larth Cupures, figlio di Aranth». Se siete in vena di corrispondenze culturali, o di voli di fantasia, l'elmo può ricordare i soldati dell'Impero della saga di «Guerre Stellari» e il nome ha una curiosa assonanza con il tenebroso Dart (o Darth) Vader. Il che rammenta, forse più ai profani che agli archeologi, come l'industria spettacolare postmoderna abbia pescato a strascico nel mare di immagini e storie restituite dalle ricerche archeologiche.

Non si avventura in elucubrazioni sull'archeologia sfruttata dalla società dello spettacolo bensì rievoca la storia degli scavi orvietani, decisivi nel restituire un passato etrusco alla città, la mostra «L’intrepido Larth. Storia di un guerriero etrusco» aperta fino al 17 settembre. Il progetto unisce in uno sforzo congiunto il Museo «Claudio Faina» e il Museo Archeologico Nazionale, istituzionalmente separati (il primo appartiene a una Fondazione, il secondo al Polo Museale del Ministero dei Beni e Attività culturali e del Turismo) e uniti geograficamente dalla piazza Duomo su cui affacciano e da ricerche scientifiche anche comuni.

Ripensare l'archeologia di ieri e di oggi
Ricordando Gamurrini gli archeologi Luana Cenciaioli, direttrice del museo statale, e Giuseppe M. Della Fina, che dirige il «Faina» firmano la curatela di un'esposizione per riflettere sull'archeologia di ieri e di oggi. Attraverso foto, disegni dalle pubblicazioni di fine Ottocento, documenti d'archivio, compongono i tasselli di una storia nota agli esperti, meno al pubblico. E gli scavi intorno a Orvieto, non privi di ombre come avvertono gli studiosi, presero uno slancio inedito con «la scoperta delle tombe dipinte Golini I e II in località Settecamini nel 1863 e si concluse nei primi anni del Novecento, quando il Regno d’Italia riuscì a dotarsi di una legge in grado di assicurare la tutela del patrimonio archeologico nazionale».

Con il cippo funerario, datato intorno al 530-520 a.C., come perno, l'esposizione orvietana vuole mettere sotto i riflettori le collezioni delle due istituzioni dando risalto al corredo della tomba, ai vasi attici a figure rosse e a figure nere, alla stele di guerriero a bassorilievo di fine VI secolo a.C. scoperto nella necropoli di Cannicella. Il maneggevole catalogo, 39 pagine, è pubblicato dalle Edizioni Quasar di Roma.

Link:
Fondazione per il Museo “Faina”
Museo Archeologico Nazionale di Orvieto
Orvieto: la strada che entusiasma gli archeologi

di Stefano Miliani, edizione online, 19 aprile 2017


  • Anfora a collo distinto. Museo Archeologico Nazionale di Orvieto
  • Il cippo a testa di guerriero etrusco con l’iscrizione Larth Cupures, figlio di Aranth.  Museo Archeologico Nazionale di Orvieto
  • Rivista «Notizie degli Scavi di Antichità» (settembre 1887), tav. VIII, con il disegno della stele del Guerriero realizzato da Adolfo Cozza
  • Il cippo a testa di guerriero etrusco con l’iscrizione Larth Cupures, figlio di Aranth.  Museo Archeologico Nazionale di Orvieto

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