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Economia


Un trofeo per nuovi miliardari

Il «Salvator Mundi» attribuito a Leonardo che verrà messo all'asta domani da Christie's a New York pesca nel bacino più grande del mercato: quello dell’arte contemporanea, per il quale Leonardo è una rock star, come Basquiat

Il «Salvator Mundi» presentato da Loïc Gouzer in una conferenza stampa. Foto Christie's Images 2017, courtesy Christie's

New York. Presentato da Christie's come la «più grande riscoperta artistica del XXI secolo» e sicuramente il «Sacro Graal degli Old Master Paintings», il «Salvator Mundi» è uno dei pochissimi dipinti esistenti di Leonardo (meno di venti) e l’ultimo in mani private. Nella pubblicità della vendita, che si terrà il 15 novembre a New York, la casa d'aste ripete trionfalmente le parole dello studioso Martin Kemp, che ha definito il dipinto una «Gioconda al maschile», facendo in tal modo riferimento all’opera d’arte più universalmente riconosciuta.
Si tratta di un trofeo, destinato a un miliardario intenzionato ad acquistare l’ultimo pezzo disponibile del genio rinascimentale. Ma ciò che ha davvero sorpreso, e che a qualcuno fa storcere il naso, è il fatto che sia stato inserito in una vendita di arte contemporanea. Il motivo, secondo l’audace specialista di Christie’s Loïc Gouzer, è in parte dovuto al fatto che la casa d’aste si era già aggiudicata «Sixty Last Suppers», un'opera di Andy Warhol del 1986, e aveva utilizzato quest’opera, ispirata all'Ultima Cena leonardesca, per concludere l’affare di vendere il Leonardo nella stessa sessione. Ma soprattutto, dice, perché «c’è qualcosa di immortale e di senza tempo nelle immagini di Leonardo». Per lui, confrontare il dipinto con opere del XXI secolo «aggiunge un nuovo contesto, una nuova prospettiva». Gouzer è un pioniere di questo tipo di perturbazioni, avendo orchestrato «curated sales» come la riuscitissima asta di Christie’s «Looking Forward to the Past», a maggio 2015, che comprendeva opere da Monet a Kippenberger. Una vendita che ha incassato 705,8 milioni di dollari (cfr. n. 354, giu. ’15, p. 40).
La decisione di inserire un dipinto rinascimentale di 500 anni fa in un’asta di arte contemporanea riflette anche la forza di questa arena, dove vengono attualmente pagati i prezzi più alti tanto per artisti viventi come Jeff Koons quanto per opere primarie di nomi come Rothko, De Kooning, Freud o Bacon. A causa della carenza di offerta di pezzi veramente eccezionali, gli Old Masters non raggiungono questi livelli. Come fa notare l’autorevole mercante Johnny van Haeften, «nel settore della pittura antica 100 milioni di dollari sono un sacco di soldi, ma lo sono molto meno nel settore contemporaneo».

I compratori in questa arena sono sempre più giovani, non è quindi una coincidenza il fatto che la campagna di Christie’s si focalizzi nel «rendere sexy» l’opera, sfruttando romanzi famosi e cultura contemporanea. «Affascinante come un thriller best seller», richiama l’attenzione il trafiletto sotto un video piuttosto inquietante sul sito web di Christie’s, con titoli zigzaganti e una colonna sonora che potrebbe essere tratta da un film horror. Insistendo sul suo punto di vista, Gouzer sottolinea: «I giovani guardano a Leonardo nello stesso modo in cui guardano a Basquiat», identificando Leonardo con una «rock star». Con queste parole, si rivolge direttamente a compratori come il quarantunenne giapponese magnate di internet Yusaku Maezawa, che a maggio di quest’anno ha pagato 110,5 milioni di dollari per il dipinto «Untitled» di Jean-Michel Basquiat, 1982, da Sotheby’s a New York. O ai coniugi Wang Wei e Liu Yiqian di Shanghai; recentemente Liu è stato uno dei compratori di maggior profilo, in particolare con il suo acquisto del Modigliani «Nu couché» (1917-18) per 170,4 milioni di dollari nel 2015. Il loro Long Museum ospita attualmente «Rembrandt, Vermeer e Hals nell’Età dell’oro olandese: Capolavori dalla Leiden Collection» (fino al 25 febbraio), una mostra sostenuta da Christie’s con il chiaro intento di favorire la conoscenza e l’apprezzamento dei dipinti antichi in Estremo Oriente. A ottobre  il «Salvator Mundi» è stato esposto per tre giorni (dal 13 al 16) a Hong Kong; la curiosità e l’entusiasmo sono stati tali che per poterlo vedere si sono create code e lunghi tempi di attesa.
Il dipinto è già venduto, come lo è il Warhol, dato che una terza parte ha accettato di acquistarlo intorno alla sua stima di 100 milioni di dollari, il che farà registrare un nuovo record all’asta per un antico maestro. L’unico brivido il 15 novembre sarà quindi vedere se la magia del nome di Leonardo da Vinci e la febbrile pubblicità di Christie’s richiameranno altri offerenti, e da dove.

L'inchiesta prosegue su «Il Giornale dell'Arte» di novembre ora in edicola

di Georgina Adam, da Il Giornale dell'Arte numero 380, novembre 2017


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