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Il Giornale delle Mostre


Parigi

Donne di potere

Al Quai Branly il Perù prima degli Inca

Sonaglio in oro di Sipán

Parigi. Nell’immaginario collettivo l’antico Perù è inevitabilmente legato agli Inca, eppure il loro impero fu solo l’ultima, breve tappa (meno di un secolo) di un percorso di oltre tremila anni che aveva visto fiorire culture diverse. Pertanto si deve salutare con piacere la mostra «Il Perù prima degli Inca» che dal 14 novembre al primo aprile si tiene al Musée du quai Branly Jacques Chirac-MQBJC (catalogo Flammarion) e che presenta le culture della Costa Nord dal 2200 a.C. fino alla conquista inca, avvenuta attorno al 1470.
Si comincia con la cultura Cupisnique (2200-200 a.C.) e si conclude con le culture Lambayeque (800-1375) e Chimú (900-1470), passando per quelle Huari e Cajamarca, che pur non essendo della Sierra (Huari fu il primo impero andino) lasciarono importanti influenze sulla Costa Nord. Inevitabilmente, il centro della scena è occupato dalla cultura Moche (200-850), una delle più importanti e affascinanti culture di tutta l’America precolombiana. Nel MQBJC, in particolare, si susseguono circa 300 reperti: terrecotte (tra le quali le celebri bottiglie ritratto Moche), figurine in pietra, modellini di portantine e di centri cerimoniali, collane, collari con conterie di Spondylus spp. e oggetti in metallo (scettri, ornamenti, coltelli), tra cui alcuni dei celebri ori di Sipán. Lo scenario di queste culture è una stretta striscia di terra che corre per circa 600 km tra l’Oceano Pacifico e le Ande e che è caratterizzata da uno dei deserti più aridi del mondo, un luogo all’apparenza per nulla ospitale, ma in cui, in realtà, la vita non era particolarmente difficile, perché da un lato il deserto era interrotto con una certa regolarità dalle oasi formate dai fiumi che dalle Ande scendono verso il Pacifico e, dall’altro, le coste dell’oceano offrivano in abbondanza pesce e migliaia di otarie e leoni marini. L’aspetto saliente della mostra consiste nel presentare le culture di questa regione partendo dai progetti archeologici che negli ultimi decenni hanno avuto un ruolo di primo piano nel ricostruire un periodo storico di quasi 3.700 anni. Delle caratteristiche dell’esposizione abbiamo parlato col curatore, Santiago Uceda, l’archeologo che ha avviato e dirige da circa trent’anni gli scavi alla Huaca della Luna e a cui si deve la realizzazione del Museo Huacas de Moche a Trujillo.
Professor Uceda, quali culture ha voluto presentare nella mostra?
Ho voluto presentare le culture che si sono sviluppate sulla Costa Nord prima dell’arrivo degli Inca. Sostanzialmente abbiamo utilizzato i risultati di cinque progetti portati avanti a Cao, Chornancap, San José de Moro, Sipán e alle Huacas del Sol y de la Luna. Purtroppo non ci è stato possibile comprendere il sito di Túcume.
Da quale punto di vista ha presentato queste culture?
La nostra idea era di sviluppare il tema del potere così come emerge dalle nostre campagne di scavo. Partendo da questo punto di vista abbiamo affrontato il potere celeste delle divinità, quello terreno dei sovrani e il potere che si manifesta nell’architettura dei centri cerimoniali. L’ultima sezione, una novità assoluta, è dedicata al potere delle donne nella Costa Nord. In particolare, presentiamo parte dei corredi funerari di cinque tombe di donne che ebbero importanti posizioni di potere nelle culture Moche e Lambayeque. Ed è giusto sottolineare che, mentre oggi si richiede parità di genere, in alcune delle società preincaiche della Costa Nord le donne potevano detenere il potere, come dimostrano le scoperte della Signora di Cao (Moche iniziale) e della sacerdotessa di Chronancap (Lambayeque). Per ora non sappiamo attraverso quale meccanismo queste donne conseguissero questo diritto, tuttavia è possibile lo ereditassero in quanto discendenti del lignaggio al potere.
Quali differenze ci sono tra questa mostra e quelle precedenti che hanno presentato il Perù preispanico nel suo complesso o culture particolari, come Moche o Nasca?
La differenza principale è che le mostre fatte finora in Europa o comprendevano un po’ tutto a partire da nomi in qualche modo associati agli Inca oppure, se trattavano una sola cultura, la presentavano come un'entità isolata. Noi, invece, vogliamo far vedere che gli Inca sono il risultato finale dello sviluppo culturale, sociale e politico dell’area delle Ande Centrali.

di Antonio Aimi, da Il Giornale dell'Arte numero 380, novembre 2017


  • Conteria del collare della Tomba 3 di Sipán, cultura Moche
  • Il curatore della mostra, Santiago Uceda

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