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Antiquari


Flashback, un plebiscito

Dai partecipanti solo giudizi positivi per la fiera «antica» di Torino. Unico appunto: potrebbero esserci 10-15 espositori in più

Ginevra Pucci, Cesare Lampronti, Vittorio Sgarbi e Stefania Poddighe davanti alla benaugurante opera di Alessandro Bulgini

Torino. Si è chiusa il 5 novembre la quinta edizione di Flashback, «la fiera più contemporanea di arte antica e moderna», come dice di se stessa. Quest’anno i visitatori della rassegna sono stati 15.378, contro i 14.174 dell’anno scorso.
Tra i 40 partecipanti, che occupavano quest’anno il solo pianterreno del foyer centrale del Pala Alpitour (una sistemazione che a molti è parsa migliore di quella degli anni passati), si registravano solo commenti positivi per l’organizzazione delle due curatrici, Ginevra Pucci e Stefania Poddighe, fin dai loro esordi determinate a svecchiare l’immagine dell’antiquariato, non solo cercando di incrociare il collezionismo dell’arte antica con quello dell’arte contemporanea, ma rinnovando perfino il linguaggio nella comunicazione dell’evento. Per esempio, il titolo del progetto commissionato all’artista Alessandro Bulgini nel 2015 per la rassegna torinese, «antica è tua sorella», ne era diventato due anni fa un divertente ed efficace sottotitolo. In generale, oltre alla soddisfazione per le vendite realizzate e per i contatti presi con nuovi clienti, tra i mercanti è diffuso l’auspicio per le prossime edizioni di un maggior numero di stand; Flashback è vista come una vetrina, più che come un luogo esclusivamente di vendite, e Torino una città molto curiosa, sia per l’arte moderna (giunta in forze per questa edizione dell’evento) sia per quella antica.

Abbiamo raccolto le impressioni di qualcuno dei suoi espositori, come il torinese Roberto Cena, libraio antiquario della galleria Il Cartiglio, per il quale «come sempre il pubblico è attento e curioso, e chiede informazioni anche tecniche. In una cornice di questo tipo si ha l’impressione diretta di “far cultura”. Mi è parso di vedere quest’anno un minor numero di visitatori provenienti da altre città, ma in generale un’ottima affluenza di pubblico». Per il romano Simone Aleandri, specialista di arte moderna, è «una bella fiera, a cui sono sempre stato contento di partecipare. Ci tornerò di sicuro». Secondo il milanese Mirco Cattai, che aveva uno stand di tappeti transilvani, «la mostra è cresciuta e ha preso una bella identità. C’è stata la più bella inaugurazione degli ultimi anni, molto affollata. Per il futuro, mi auguro vi siano una decina di stand in più, per coinvolgere un pubblico proveniente dalle regioni vicine. Per il settore di mia competenza, ho ripreso contatti con i collezionisti torinesi, il cui gusto è stato formato nel corso del tempo da antiquari come Battilossi e Cohen». Filippo Di Carlo, della Galleria Dello Scudo di Verona, che aveva partecipato anche l’anno scorso, giudica la presente edizione della manifestazione «molto positiva, molto migliorata. Un pubblico colto e raffinato è disposto a spendere quando il rapporto qualità-prezzo è congruo. Noi abbiamo venduto a clienti nuovi e qualificati». Dalla galleria Farsetti di Firenze l’impressione è «molto positiva, per il pubblico torinese, che è più interessato all’arte dell’audience standard delle fiere, con l’unico appunto sul numero degli espositori, che potrebbero essere 10-15 in più».

Il romano Cesare Lampronti, che aveva un grande stand all’ingresso, trova che la fiera sia «molto migliorata nelle ultime edizioni, con una buona affluenza di pubblico», mentre Monica Cardarelli, della Galleria del Laocoonte (Roma), si dichiara soprattutto sorpresa del numero dei visitatori: «Tantissima gente il primo giorno, ma un’ottima affluenza anche nei giorni successivi, con un pubblico che ci ha fatto i complimenti per il nostro stand. Qualcosa abbiamo venduto e abbiamo intavolato qualche trattativa, ora in fase di definizione». Alla gallerista «contemporaneista» Allegra Ravizza di Lugano, che vi partecipava per la prima volta, la manifestazione è «piaciuta molto. È una fiera “slow”. Abbiamo lavorato bene, e l’anno prossimo torneremo di sicuro. Personalmente ho trovato imperdibile il pubblico (molti addetti ai lavori e mercanti internazionali): è un genere di “audience” diversa da quella tradizionale delle fiere d’arte contemporanea».
www.flashback.to.it

di Vittorio Bertello, edizione online, 6 novembre 2017


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