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La cultura crea economia: nel 2015 in Italia ha prodotto un valore aggiunto di 90 miliardi di euro (il 6,1 del Pil nazionale)

Presentata a Bologna la ricerca di Nomisma sull'impatto economico degli investimenti nel settore culturale. Il caso dei musei di Genus Bononiae: per ogni euro investito si è generato un effetto moltiplicatore di 2,2 volte

Un particolare del Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell'arca in Santa Maria della Vita a Bologna

Bologna. In Italia, e a Bologna soprattutto, con la cultura si mangia, giusto per smentire l'ormai  celebre frase di un ex ministro italiano. A dirlo è una ricerca della società Nomisma presentata il 28 gennaio al bolognese Palazzo Pepoli.
Nell’occasione Nomisma ha presentato il valore dell’industria culturale italiana e successivamente è stato analizzato il case history dei musei della Fondazione Carisbo Genus Bononiae di Bologna da cui è emerso che per ogni euro investito dai musei presieduti da Fabio Roversi Monaco si è generato un effetto moltiplicatore più alto del doppio (2,2 volte), con un indotto diretto e indiretto pari a 33 milioni di euro nel 2016 (lo 0,1% del Pil di Bologna).
Ma, stando all’analisi di dati del 2015, è tutto il sistema culturale italiano a stare bene, secondo lo studio «L’impatto economico degli investimenti in cultura». Nel 2015 l’industria culturale italiana ha prodotto un valore aggiunto pari a poco meno di 90 miliardi di euro, ossia il 17% del valore aggiunto nazionale e il 6,1% del Pil italiano, mentre gli occupati, a tempo pieno, part time e temporaneo, risultano essere un milione e mezzo. Poi il turismo: oltre uno su tre dei turisti (ossia 38,5 milioni di arrivi) che arriva in Italia va nelle città d’arte le cui visite nel corso degli ultimi 5 anni sono saliti del 18%.

Il caso Bologna
E poi appunto il caso Bologna. «Nomisma, spiega la curatrice dell’iniziativa Silvia Zucconi, ha effettuato 2.400 interviste a turisti, escursionisti, visitatori di mostre e musei, residenti, persone di imprese, dalla quali abbiamo desunto alcuni dati. Il brand image di Bologna è la cultura, cui seguono università e tradizione culinaria. Possiamo ben dire che la cultura crea economia e dunque andiamo ben oltre questo carattere identitario. Qui c’è anche un asset socio-economico che crea sviluppo e numerosi effetti intangibili come il miglioramento della qualità della vita e dell’urbanistica, la creazione di un capitale umano e sociale di notevole valore».

La cultura è dunque un asset fondamentale dell’economia dell’Italia e Bologna rientra tra le prime dieci province italiane che maggiormente contribuiscono alla creazione di questo valore aggiunto. Al capoluogo emiliano, infatti, si deve il 7,1% del valore totale generato dal sistema cultura. Questo il quadro in cui si inserisce lo studio curato da Nomisma per Genus Bononiae. Una persona su tre va a Bologna esclusivamente per visitare la proposta espositiva del percorso Genus Bononiae.
Il forte interesse per questi musei è sancito dal numero di visitatori del percorso museale che è predisposto su più poli: nel 2016 i visitatori sono saliti a 283mila, con una crescita significativa rispetto al 2015 (+61%). Da qui appunto un effetto moltiplicatore pari a 2,2 volte l’euro investito, con un indotto di 33 milioni. Dall’indagine risulta evidente come la cultura in tutte le sue forme e manifestazioni non sia solo l’icona della città, ma sia un volano per lo sviluppo sociale, urbanistico ed economico del territorio.

«Bologna è una città ricca di cultura», è questa la definizione che il 96% delle imprese, il 95% dei turisti ed escursionisti e il 93% della popolazione residente associa alla città. Non solo la percezione di Bologna è connessa a una dimensione culturale, ma la cultura è anche la prima motivazione di visita della città: ad affermarlo sono il 74% dei turisti e degli escursionisti e il 91% degli utenti del percorso Genus Bononiae che indicano la cultura come criterio determinante nella scelta di visitare la città. Anche elementi distintivi della città di Bologna sono legati alla cultura: monumenti (Due Torri, Piazza Maggiore, San Petronio…), musei, mostre ed eventi culturali sono i fattori che meglio rappresentano  la Brand Identity di Bologna (indicati dal 77% degli utenti di Genus Bononiae, dall’82% dei turisti/escursionisti); seguono tra i fattori rappresentativi l’Università (citata dal 64% della popolazione) e la tradizione culinaria (57% imprese del territorio).

La cultura non è solo fattore distintivo, ma anche di attrazione: un visitatore su quattro viene a Bologna principalmente per la sua proposta culturale. E l’interesse per la cultura appassiona anche la popolazione residente: il 92% dei cittadini dichiara di aver visitato almeno un museo o una mostra presenti in città. Bene anche la percezione degli eventi ai musei della città: il 97% dei bolognesi e il 94% dei turisti/escursionisti si dichiara soddisfatto. Il 72% dei visitatori soddisfatti dell’esperienza culturale vissuta a Bologna dichiara che, nei prossimi tre anni, tornerà in città con una probabilità superiore all’80%.

L’offerta culturale della città rappresenta inoltre un propulsore per il miglioramento della qualità della vita (lo pensa l’82% della popolazione e l’84% delle imprese); per l’87% dei bolognesi e l’85% delle imprese la presenza dei musei ne è fattore determinante. Il patrimonio culturale di Bologna gioca quindi un ruolo importante anche nel rafforzare l’identità dei cittadini e della città generando un processo di coinvolgimento attivo della popolazione. L’87% dei bolognesi afferma di essere disposto a sostenere i progetti culturali della città svolgendo attività di volontariato.

La cultura fa bene alla salute
Più in generale va comunque ricordato che in Italia, nel 2016, alcuni numeri sono in crescita: si sono registrati 44,4 milioni di ingressi ai musei (+4% rispetto al 2015), con incassi superiori ai 172 milioni di euro (+12% rispetto al 2015). Questa tendenza positiva trova giustificazione nella capacità attrattiva generata dall’indiscutibile ricchezza del patrimonio storico italiano e dal fermento che sempre più sta interessando le attività culturali.
Nel corso della presentazione di sabato 28 l’assessore al bilancio del Comune di Bologna Davide Conte ha spiegato che «Il fatturato globale pubblico e privato bolognese è pari a un miliardo di euro», mentre Pierluigi Sacco, economista, ha ricordato che il settore culturale «Non è un’isola e il welfare culturale sta diventando fondamentale, visto che si invecchia e la cultura agisce sul benessere e sulla salute in generale».

di Stefano Luppi, edizione online, 28 gennaio 2017


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