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Nasce il Parco archeologico del Colosseo

Una sola Soprintendenza statale per Archeologia, belle arti e paesaggio di Roma. Bando internazionale per il direttore-manager

Le aree oggetto dell’Accordo Mibact-Roma Capitale

Roma. «Il decreto sarà firmato entro le prossime 48 ore», ha assicurato il ministro Franceschini, che stamattina al Collegio Romano ha illustrato alla stampa la novità della creazione dei due nuovi parchi archeologici di Pompei e del Colosseo. Ma se per la Soprintendenza speciale di Pompei «in sostanza è solo un cambio di denominazione», ha specificato, per il Colosseo e l’area archeologica centrale (che comprende anche Palatino, Foro Romano e Domus Aurea) per l’ennesima e si spera ultima volta si ridisegnano a Roma confini e competenze. L'idea non è nuova, ricorda lo stesso ministro: già con la legge Bottai del 1939 il Foro e il Palatino erano stati istituiti come una Soprintendenza a sé e lo rimasero fio al 1968.

Il Parco archeologico del Colosseo nasce nei confini già stabiliti dall’accordo tra Mibact e Roma Capitale per la valorizzazione dell’area archeologica centrale sottoscritto quasi due anni fa dallo stesso Franceschini con l’allora sindaco Ignazio Marino. Un accordo al momento fermo, ma che con il Parco si intende rilanciare: «Il direttore del nuovo parco sarà il solo soggetto del Ministero a essere competente sull’area compresa nell’Accordo e agirà quale unico interlocutore con il Comune di Roma, anche con riferimento alla tutela dei siti e degli immobili di interesse culturale di proprietà comunale ivi compresi».

Per il resto le nascenti realtà di Roma e Pompei seguono il destino degli altri musei e parchi archeologici di rilevanza nazionale: i venti grandi musei della prima infornata più le dieci realtà della seconda, che entro la fine di febbraio avranno anche loro direttori scelti tramite bando internazionale. E si occuperanno di tutela, gestione e valorizzazione dei rispettivi gioielli del nostro patrimonio, in autonomia, con un comitato scientifico e un consiglio d’amministrazione, guidati da un direttore ad hoc che prevedibilmente sarà un archeologo, mentre l’attuale del Colosseo, il bravo Francesco Prosperetti, è un architetto.

La Soprintendenza speciale per il Colosseo, l’unica mista in Italia che aveva mantenuto anche la valorizzazione di siti di primissimo piano, diventa come le altre, un organo prevalentemente di tutela del territorio, assorbendo in sé la Soprintendenza mista per il Comune di Roma. Si occuperà quindi di archeologia, belle arti e paesaggio anche oltre le mura aureliane, che finora segnavano il suo confine. Rimarrà «speciale» come prima, quindi autonoma dal punto di vista contabile, gestionale, scientifico, eccetera e potrà contare, a compensazione della privazione delle maggiori perle archeologiche, del 30% dei proventi del Parco, circa 11 milioni di euro l’anno, oltre agli emolumenti ordinari del Ministero, ai fondi Cipe, alle donazioni, sponsorizzazioni e così via. «È di più di quanto finora destinato dalla attuale Soprintendenza speciale per il Colosseo alla parte extra area archeologica centrale», sottolinea il ministro riferendosi alla quota del 30%, che in ogni caso non esenta il Parco dal versare un ulteriore 20% al fondo di solidarietà nazionale stabilito dalla riforma Franceschini.

Il ministro rimane convinto che separare la tutela dalla valorizzazione è una carta vincente: «Non ci si può concentrare su un monumento simbolo come il Colosseo e allo stesso tempo occuparsi dei permessi per aprire una finestra all’Esquilino». Il timing ora prevede i tempi standard di registrazione del decreto, quindi la procedura per la nascita della nuova struttura e il bando internazionale per la scelta del direttore, che fino alla nomina sarà sostituito ad interim da un funzionario, come già per le altre strutture rese autonome.

di Federico Castelli Gattinara, edizione online, 10 gennaio 2017


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