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Archeologia


Necropoli di Monterozzi, al via il restauro della Tomba etrusca degli Scudi

Chiusa da anni, è uno dei «Luoghi del cuore» censiti dal Fai. L'intervento riguarderà gli affreschi della camera centrale

Tarquinia, Necropoli dei Monterozzi, Tomba degli Scudi. Foto: Giovanni Formosa

Tarquinia (Vt). Nuovo colpo messo a segno da I Luoghi del cuore, con l’avvio del restauro degli affreschi della camera centrale (la più interessante e la più decorata) della Tomba degli Scudi della necropoli etrusca dei Monterozzi, una delle più grandi e ricche delle circa seimila presenti nel sito dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità nel 2004.
Grazie al censimento del Fai-Fondo Ambiente Italiano, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, i 5.681 voti di cittadini raccolti nel 2014 si sono trasformati in un progetto esecutivo, ora ai nastri di partenza e che terminerà entro l’anno, finanziato da 24.500 euro. Che si spera si possa estendere grazie all’ArtBonus (la tomba è inserita nell’elenco Mibact dei beni oggetto di possibili erogazioni liberali), almeno è quanto si augura Alfonsina Russo soprintendente per l’archeologia del Lazio e dell’Etruria meridionale, alle altre tre camere che si aprono da questa centrale tramite porte e finestrelle.


La tomba, scoperta nel 1870 e chiusa al pubblico da anni, entra nelle viscere della terra, si sviluppa a una profondità di quindici metri e ha una planimetria complessa. La camera in fondo ha alle pareti una parata di scudi dipinti oggi quasi illeggibile, da cui il nome.
La camera centrale conserva affreschi importanti della prima età ellenistica (350-325 a.C.), è decorata con una scena di banchetto, con varie coppie tra cui il fondatore della tomba Larth Velcha e la sua sposa Velia Seithiti (rigorosamente bionda, sul modello della Elena cantata da Omero), una serie di iscrizioni, un genio alato con un dittico, due musici con corno e doppio flauto, alla base una tipica decorazione a onde stilizzate in riferimento al viaggio nell’aldilà. Apparteneva alla potente famiglia Velcha, aristocratici che a Tarquinia avevano sicuramente mansioni di comando.

Lo stato conservativo delle pitture è pessimo, con lacune negli intonaci e nella pellicola pittorica, problemi di coesione da risolvere quanto prima, un velo bianco generalizzato di batteri e funghi che copre praticamente tutto, causato dal contesto idrometrico dell’ambiente ipogeo.
A Tarquinia situazioni analoghe non sono nuove, nel corso degli anni materiali e tecniche sono state messe a punto, ma il lavoro resta comunque molto delicato, procederà con la necessaria lentezza e con la formula del cantiere aperto (il calendario delle visite, a cura della Delegazione Fai di Viterbo, su www.iluoghidelcuore.it). I sondaggi di pulitura finora svolti hanno dato risultati notevoli, rivela la restauratrice Maria Cristina Tomassetti. E la responsabile dell’area della Soprintendenza Maria Gabriella Scapaticci rivela che tante sono le aspettative: nuovi elementi, nuove iscrizioni oltre quelle già note e particolari del disegno oggi invisibili.

di Federico Castelli Gattinara, edizione online, 4 luglio 2016


  • Tarquinia, Necropoli dei Monterozzi, Tomba degli Scudi, dittico con iscrizione. Foto: Giovanni Formosa
  • Tarquinia, Necropoli dei Monterozzi, Tomba degli Scudi, scena di banchetto. Foto: Giovanni Formosa
  • Tarquinia, Necropoli dei Monterozzi, Tomba degli Scudi, veduta interna. Foto: Giovanni Formosa
  • Tarquinia, Necropoli dei Monterozzi, Tomba degli Scudi, particolare degli affreschi. Foto: Giovanni Formosa
  • Tarquinia, Necropoli dei Monterozzi, Tomba degli Scudi. Foto: Giovanni Formosa

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