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Archeologia


Mitra, Attis e gli altri

Uno skyphos dal servizio di vasi in ossidiana intarsiata con pietre dure, scoperto nella Villa San Marco di Stabia nel 1954© Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo: Museo Archeologico Nazionale di Napoli - Archivio fotogra co

Napoli. «Egitto Napoli. Dall’Oriente» è il titolo della mostra, curata da Valeria Sampaolo, che apre il 29 giugno al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Mann). L’evento ha un duplice significato perché rappresenta il terzo capitolo del progetto scientifico «Egitto Pompei», nato dalla collaborazione con l’Egizio di Torino e la Soprintendenza Pompei, e precede la riapertura della collezione egizia (8 ottobre) napoletana, da molto tempo non accessibile al pubblico.

La mostra è allestita in una sala al secondo piano del Mann e costituirà il proseguimento dell’esposizione permanente dedicata al Tempio
di Iside a Pompei. Oltre a reperti di chiara provenienza nilotica e riferibili alla diffusione dei culti egizi in Campania, il nuovo spazio accoglierà reperti legati a divinità come Mitra, Attis, Cibele e Sabazio che testimoniano l’enorme successo che ebbero queste divinità orientali nel mondo imperiale romano.
Tra i reperti di maggiore importanza sarà esposto il servizio di vasi in ossidiana intarsiata con pietre dure, scoperto nella Villa San Marco di Stabia nel 1954 (nella foto uno skyphos). Si tratta di pregevoli
opere di produzione alessandrina, databili tra I a.C. e I secolo d.C., su due delle quali sono rappresentate scene di adorazioni al Toro Apis e a una divinità ariete. Dagli scavi della Palestra di Ercolano provengono invece gli affreschi relativi a cerimonie isiache, anch’essi esposti in mostra. Sono tra le numerose opere pittoriche di questo genere ritrovate nelle tre città distrutte dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e testimoniano il largo consenso che i culti egizi avevano presso i Romani.

Il progetto «Egitto Pompei» è organizzato a dieci anni esatti da «Egittomania», la mostra curata da Stefano De Caro proprio al Mann. I reperti e i monumenti esposti oggi a Torino, Pompei e Napoli sono nella loro maggioranza già presenti nel catalogo di quell’evento ed è lecito domandarsi se fosse necessario tornare sul medesimo argomento a distanza di così poco tempo con una manifestazione la cui realizzazione appare confusa e affrettata.

di Francesco Tiradritti , da Il Giornale dell'Arte numero 365, giugno 2016


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