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Angamc, un impresario tenta l’impresa

Il coinvolgimento delle gallerie giovani e «contemporaneiste» fra i primi obiettivi del neopresidente Mauro Stefanini

Mauro Stefanini, neopresidente dell'Angamc

Milano. È durata un anno e mezzo la presidenza di Anna Maria Gambuzzi all’Associazione Nazionale Galleria d’arte moderna e contemporanea (Angamc). La gallerista ha infatti rassegnato le dimissioni «per motivi personali». Eletta nel gennaio 2014 era succeduta al lungo mandato di Massimo Di Carlo. La sostituisce, per decisione del Consiglio direttivo dell’Angamc, il vicepresidente Mauro Stefanini, 64 anni, titolare della Galleria Open Art di Prato, attiva sul versante storicizzato del contemporaneo.
L’arte contemporanea più attuale è invece la linea di Giò Marconi, nuovo vicepresidente insieme a un altro milanese, Giovanni Bonelli. Tra i consiglieri (Giampiero Biasutti di Torino, Ambra Gaudenzi della Galleria Il Vicolo di Genova e Paola Verrengia di Salerno), il neoeletto è Marco Niccoli, titolare dell’omonima galleria di Parma.
Anna Maria Gambuzzi, durante la sua presidenza, ha individuato nella libera circolazione delle opere e in una più realistica ed equa applicazione del diritto di seguito i fronti su cui l’Associazione si è particolarmente battuta, come ha dichiarato in un’intervista rilasciata a «Il Giornale dell’Arte» lo scorso aprile. Abbiamo intervistato il neopresidente.

Qual è la sua formazione?
La mia attività di gallerista si affianca a quella di imprenditore. L’esperienza ultratrentennale nel campo dell’imprenditoria si è rivelata molto utile quando ho deciso di aprire una galleria: i concetti di innovazione, investimento, creatività e cultura del lavoro dovrebbero essere alla base di qualsiasi attività commerciale.
Quando è nata la sua galleria?
La Galleria Open Art ha iniziato la sua storia nel 2001, come evoluzione della mia attività di collezionista. Le mie scelte di appassionato mi hanno portato a collezionare e promuovere gli artisti più vicini alla mia sensibilità ed al mio gusto, in modo che non ci fosse una separazione, ma una contiguità fra le mie convinzioni ed il mio modo di operare sul mercato. Così, se da un lato ho approfondito la mia passione per l’arte informale italiana, dall’altro ho investito, ad esempio, su movimenti artistici che hanno da sempre colpito la mia curiosità di collezionista, uno tra tutti l’Espressionismo Astratto americano.
Quali saranno i punti forti del suo programma come presidente dell’Angamc?
Il primo è aumentare il numero delle gallerie associate, con un occhio di riguardo alle giovani gallerie, utilizzando una precisa strategia di marketing, mirata a far conoscere l’utilità di far parte dell’associazione e potenziando le delegazioni territoriali, che sono un nostro prezioso strumento per entrare in contatto con le gallerie non associate; in secondo luogo mi pongo l’obiettivo di consolidare ulteriormente i rapporti con le istituzioni pubbliche e i principali enti fieristici; infine punto a creare un dialogo fruttuoso con gli archivi e le fondazioni.
A che punto sono le battaglie storiche dell’Angamc, come quelle sull’Iva, sulla circolazione dei beni e della corretta applicazione del droit de suite?
Per il momento siamo in fase di stallo. A livello nazionale sono stati identificati chiaramente i nostri interlocutori ed è sicuramente un passo fondamentale per sperare di ottenere dei risultati concreti. Ritengo però che queste battaglie non vadano combattute esclusivamente sul fronte nazionale, ma soprattutto a livello europeo. Sono convinto che per recuperare il terreno perso in termini di competitività rispetto ai nostri concorrenti stranieri si dovrebbe alleggerire il «peso» dell’acquisto di opere d’arte attraverso la riduzione delle penalizzanti aliquote Iva attualmente in vigore in Italia, ma una via altrettanto efficace potrebbe passare dall’equiparazione della normativa fiscale tra gli stati europei.
Che cosa pensa del fatto che molte gallerie attive sul versante più attuale della contemporaneità non siano iscritte all’Associazione?
La scelta di alcune di queste gallerie di non iscriversi è derivata, in passato, dalla sensazione di non sentirsi pienamente rappresentate poiché ritenevano, nel merito, di avere necessità e problematiche differenti rispetto alle gallerie attive sul secondo mercato.
Il fatto che il consiglio direttivo della nostra Associazione sia composto in maniera eterogenea, con alcuni dei più importanti operatori nell’ambito dell’arte contemporanea, è una garanzia circa la reale volontà di promuovere battaglie ed iniziative che interessino tutti i galleristi, siano essi legati al contemporaneo o interessati al moderno. Il mondo dell’arte è caratterizzato da un forte individualismo, ma sviluppare un senso di appartenenza e un convinto spirito associazionistico, coinvolgendo la pluralità di espressioni che caratterizza la nostra categoria, è la condizione necessaria perché l’Angamc acquisisca una più efficace capacità di far sentire la propria voce a livello istituzionale, grazie anche a un numero sempre maggiore di associati.
Perché una galleria dovrebbe iscriversi?
L’Angamc è l’unica associazione di categoria che a livello nazionale viene riconosciuta come interlocutrice dalle istituzioni. Le gallerie non sono solo luoghi dove si sviluppa il commercio dell’arte, ma anche ambiti culturali e  progettuali. Iscriversi a un’associazione che rappresenta e tutela istituzionalmente il lavoro e il ruolo delle gallerie dovrebbe essere naturale per ogni operatore. L’Angamc ai propri membri chiede serietà, professionalità e rispetto di un codice deontologico; non basta pagare una quota associativa. Al contempo offre consulenza legale, amministrativa e fiscale, attraverso la collaborazione di professionisti e le convenzioni con vari tecnici.
La fiera di «riferimento» di molte gallerie associate è quella di Bologna. Qual è il suo pensiero circa la recente nomina di Angela Vettese alla guida della rassegna, che negli ultimi anni ha mostrato segni di cedimento?
La storia professionale di Angela Vettese, i suoi importanti trascorsi, parlano per lei. È sicuramente una nomina di grande spessore. Mi riservo però di dare un giudizio sul suo nuovo ruolo solo dopo averla vista all’opera o comunque dopo aver compreso quali sono gli obiettivi che si prefigge di raggiungere. Relativamente ad ArteFiera devo comunque sottolineare che resta l’appuntamento irrinunciabile per gli appassionati dell’arte. Quando una galleria partecipa a un evento fieristico il primo obiettivo è ottenere delle vendite e ampliare il numero dei propri contatti: su entrambi i piani Bologna non ha mai tradito. Lavorare sulla qualità e su un’apertura decisa al collezionismo internazionale, può essere la base da cui ripartire per far crescere ulteriormente la fiera di settore attualmente leader in Italia.
Non sono troppe le fiere in Italia?
L’enorme mole di proposte che attualmente affollano il mercato, da imputare anche al grande numero di fiere, hanno provocato una prevedibile diminuzione della qualità media delle opere offerte, ponendo il collezionista di fronte ad un dedalo di soluzioni che rende davvero ardua la scelta finale in fase di acquisto. Lo scopo principale di una galleria è quello di fornire al collezionista gli strumenti per riconoscere il valore e la qualità di un’opera d’arte, formandone il gusto e allontanandolo se possibile dalla facile tentazione del dannoso collezionismo fai-da-te, che ha alimentato un mercato che ha potuto prescindere dalla componente culturale, di cui invece le gallerie possono e devono fare un vanto. Detto ciò, credo che le fiere meno blasonate diano possibilità anche alle piccole realtà di confrontarsi con il mercato, poiché non tutte le gallerie possono permettersi i costi importanti che comporta la partecipazione ai principali eventi fieristici e non tutte sono strutturate al punto da poter produrre un progetto espositivo che possa passare il vaglio dei comitati di selezione delle fiere principali. In fondo il collezionista importante, navigato, sa dove trovare i capolavori e l’esistenza di fiere cosiddette minori consente ai neofiti di affacciarsi al collezionismo in un contesto più consono alle loro possibilità ed alle giovani gallerie di crescere, confrontandosi con i loro colleghi.

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