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Archeologia


Dietrofront sulle stanze segrete nella Tomba di Tutankhamon

Colpo di scena a un convegno al Cairo: un gruppo di scienziati interpellati dal National Geographic boccia i risultati delle analisi condotte nei mesi scorsi. Il ministro egiziano annuncia la creazione di un comitato per dirimere la questione

Da sinistra a destra: Hirokatsu Watanabe, l’ex Ministro delle Antichità Mahmoud el-Damaty, Nicholas Reeves e la signora Reeves

Il Cairo. Alla fine dell’estate scorsa grande clamore aveva destato l’annuncio dell’individuazione di due camere segrete all’interno della Tomba di Tutankhamon. La notizia era stata annunciata dall’egittologo inglese Nicholas Reeves che aveva anche ipotizzato che in una delle due stanze fosse sepolta la regina di Nefertiti, sposa di Akhenaton (1350-1333) e la cui effigie, dai tratti forse un po’ troppo occidentali, è arcinota grazie al celebre busto del Museo di Berlino.

Quella che da subito è stata recepita come una sensazionale scoperta era in realtà soltanto un’ipotesi basata su quelle che, all’apparenza, sembravano solide teorie, ma che di fatto risultavano essere soltanto discorsi ben costruiti intorno ad argomenti labili e aleatori.
Come spesso succede in questi casi e nell’impossibilità di toccare le pareti dipinte del sepolcro di Tutankhamon si è deciso dirimere la faccenda facendo ricorso alla tecnologia. Il Ministero delle Antichità egiziano ha perciò richiesto l’intervento di Hirokatsu Watanabe, un anziano tecnico giapponese che ha trascorso la maggior parte della sua vita a compiere analisi geo-radar nelle più svariate parti del mondo.
Se all’inizio l’esistenza delle due camere segrete era data al 60%, con il ripetersi delle analisi e il susseguirsi delle conferenze stampa, all’inizio dell’anno in corso, le probabilità avevano raggiunto il 90%.

Il rincorrersi di notizie e comunicati stampa aveva anche alimentato un acceso dibattito tra coloro che accettavano come un dato di fatto l’ipotesi di Reeves e coloro che l’accoglievano con molto scettiscismo e sospetto. Tra questi Zahi Hawass che, come sua consuetudine, non aveva mancato di esprimersi con toni abbastanza accesi liquidando tutta la vicenda come l’ennesimo tentativo di Reeves di attirare l’attenzione sulla propria persona. Non era infatti la prima volta che quest’ultimo arrivava a sostenere che la Tomba di Nefertiti dovesse essere cercata nella Valle dei Re. Agli inizi dei Duemila, anche qui sulla base di prospezioni geo-radar, aveva affermato che la regina dovesse essere stata sepolta poco a ovest del sepolcro di Ramesse VI. In quell’occasione Zahi Hawass, allora direttore generale delle Antichità egiziane, aveva fatto scavare la zona indicata da Reeves fino a raggiungere la viva roccia. Le ricerche avevano condotto alla scoperta dei resti di alcuni ripari destinati agli operai che lavoravano alla preparazione delle tombe reali. Della tomba di Nefertiti neanche la benché minima traccia.

Un certo interesse per le più recenti affermazioni dell’egittologo inglese era stato manifestato da National Geographic che aveva chiesto e ottenuto il permesso di replicare gli esperimenti di Watanabe. Le nuove indagini erano state condotte dall’ingegnere Eric Berkenpas e i dati da lui raccolti sottoposti ad alcuni esperti di varie nazionalità.
Le loro conclusioni sono state annunciate nel corso di un congresso incentrato proprio su Tutankhamon e tenutosi al Cairo nel primo fine settimana di maggio.
Il gruppo di scienziati interpellato da National Geographic ha espresso un unanime giudizio negativo riguardo alla possibile esistenza di camere segrete all’interno della Tomba di Tutankhamon.

L’annuncio che le nuove analisi confutavano quanto asserito da Reeves e Watanabe ha provocato non poco clamore. Chiamato in causa, Khaled el-Anani, Ministro di recente nomina per le Antichità egiziano, ha dichiarato che «fino a questo momento non vi sono risultati definitivi» e ha annunciato la creazione di un apposito comitato il cui compito sarà quello di dirimere tutta la questione. È assai probabile che all’interno della Tomba di Tutankhamon verrà condotta una terza serie di analisi, in un periodo che, vista l’imminenza del Ramadan, dovrà necessariamente essere tra luglio e agosto.

C’è da chiedersi che cosa avrà in serbo la prossima puntata di quella che oramai, più che il resoconto di un’impresa archeologica, appare sempre più possedere i contorni di una soap opera. Ci sarà un colpo di scena come nelle serie di grande successo o piano piano non se ne sentirà più parlare come per quelle che hanno perso ogni attrattiva sul pubblico? Questa è l’archeologia al tempo dei social network.
Questa è l’archeologia dove purtroppo lo share ha preso il sopravvento sull’importanza della scoperta scientifica.
(Continua?)

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