Il Giornale dell\ ilgiornaledellarte.comwww.allemandi.com

Libri


Beni culturali, l’approccio storico per l’analisi giuridica

La presentazione del volume di Lorenzo Casini al Centro Studi Americani di Roma (fonte: https://www.facebook.com/Centro-Studi-Americani-172914676069816/?fref=photo)

Roma. Soltanto posti in piedi al Centro Studi Americani, a Palazzo Mattei di Giove in via Caetani, gioiello costruito a cavallo tra ’500 e ’600 da Carlo Maderno e acquistato dallo Stato nel 1938. Palco e parterre gremiti per la presentazione del volume di Lorenzo Casini Ereditare il futuro. Dilemmi sul patrimonio culturale, appena uscito per Il Mulino (226 pp., 20,00 euro).

L’autore ha una doppia veste, di studioso (è ordinario di Diritto amministrativo all’Imt Alti Studi di Lucca) e di brillante e ascoltato consigliere giuridico del ministro Dario Franceschini, che per l’occasione sedeva in prima fila e ha concluso l’incontro. Sul palco Salvatore Settis e Sabino Cassese con i più giovani Giulio Napolitano e Maria Luisa Catoni; Flavia Piccoli Nardelli, presidente della Commissione cultura della Camera dei Deputati, a introdurre e moderare.

Il libro, che riprende e approfondisce lavori inediti scritti da Casini tra il 2013 e il 2015 e una trentina di articoli pubblicati a partire dal 2001, offre una lettura giuridica delle problematiche relative ai beni culturali, fotografa lo stato attuale delle cose e accenna a un futuro tutto da costruire. Ciò che lo rende interessante è proprio il doppio ruolo di Casini, da un lato di teorico, dall’altro di figura pienamente coinvolta nella riforma che sta completamente ridisegnando struttura e funzioni del Ministero. Ruoli che offrono chiavi di lettura convergenti, per quanto la commistione non sia del tutto priva di rischi.

Il volume adotta un approccio storico all’analisi giuridica del patrimonio culturale, di cui ricostruisce regole, prassi e problemi di gestione. Spacchetta ogni tema specifico e cerca di capirne i presupposti nel modo di porre i problemi e nel cercare di risolverli. La prima parte affronta «La storia e il contesto: cronache di un quarantennio», partendo proprio dalla nascita del Ministero nel 1974, per volontà di Giovanni Spadolini. Salvatore Settis a proposito si scaglia contro la vulgata agiografica sul senatore e primo ministro dei Beni culturali, ricorda le voci autorevoli che hanno definito l’istituzione «un buco nero che tutto ingoia e nulla restituisce» (Giovanni Urbani) e una «scatola vuota» (Sabino Cassese), e rimarca la privazione della Sicilia e il mancato riferimento alla legge Bottai del 1939 e all’articolo 9 della Costituzione. Di una «diffrazione» parla oggi Cassese, che ha seguito il lavoro di Casini fin dall’inizio: la legge Bottai ha dovuto aspettare oltre trent’anni per avere una sua struttura più specifica. «Ma adesso stiamo assistendo a un’inversione di tendenza», ha aggiunto il giudice emerito della Corte costituzionale, tasto ribattuto dallo stesso Casini. Ed è vero, abbiamo «contenuti» ricchissimi senza un «contenitore» giuridico-istituzionale adeguato, cosa che all’estero suscita grande stupore. «Sembra di fare un viaggio a Cuba», provoca Giulio Napolitano, nel senso di un pezzo di amministrazione del passato rimasto vivo fino a oggi.

Nella seconda parte il volume affronta i quattro maggiori dilemmi del settore: pubblico versus privato, col tema della valorizzazione, «retenzione» versus esportazione, sulla circolazione delle opere d’arte, in-house versus outsourcing, su chi progetta le mostre (con lo scandalo, inimmaginabile altrove, di musei la cui progettazione di mostre viene delegata ai privati), natura versus cultura, sul rapporto tra beni culturali, paesaggistici e ambiente. «Ereditare il futuro» è un ossimoro, la grande scommessa di Casini e della riforma in corso: l’idea del passato come presente e futuro, continuità che il Mibact deve garantire.

Il libro è «utile per molti aspetti», sottolinea Settis, che pure non lesina qualche bacchettata alla riforma. E sottolinea due recentissimi esempi virtuosi di buon funzionamento del Mibact (gli accordi sulla Collezione Torlonia e la riapertura di Santa Maria Antiqua al Foro romano;) «quando mette insieme tutela e valorizzazione». Il ministro si dichiara disposto a subire insulti di tutti i tipi, anche quello cattivo di «deforma Franceschini», «l’unica cosa che mi offende è quando si dice che la riforma vuole indebolire la tutela». Non è vero, sostiene, chi si occupa di tutela e chi di valorizzazione fanno parte della stessa struttura: i pareri diversi, i conflitti, si scaricheranno finalmente tutti dentro il Ministero, dentro le Soprintendenze unificate, non più sui cittadini. «Ci vantiamo del nostro patrimonio, dice, ma siamo il fanalino di coda nel leggere libri, nell’andare al cinema, al teatro, alle mostre. C’è qualcosa che non va. Vogliamo riavvicinare i cittadini al patrimonio, la nostra riforma è di sinistra, molti hanno ancora una visione elitaria della cultura, aristocratica, pensano che il popolo non la capisca, che la rovini».

Nel libro ci sono poi altri temi qualificanti, come quello della globalizzazione, riflessioni su mecenatismo e ArtBonus, su la riforma dei musei e degli archivi, un finale dedicato al «Grande Progetto Pompei».

di Federico Castelli Gattinara, edizione online, 22 aprile 2016


  • La copertina del volume

Ricerca


GDA luglio/agosto 2017

Vernissage luglio/agosto 2017

Vedere a ...
Vedere in Trentino Alto Adige 2017

Vedere in Friuli Venezia Giulia 2017

Vedere in Sicilia 2017

Vedere a Venezia e in Veneto 2017


Società Editrice Umberto Allemandi & C. spa - Piazza Emanuele Filiberto, 13/15, 10122 Torino - 011.819.9111 - p.iva 04272580012