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Editoriale


Perché l’Italia non produce mostre?

Rocco Moliterni

Pistoletto al Louvre, Penone a Versailles, Boetti al MoMA: negli ultimi anni gli artisti italiani dell’Arte povera e concettuale sono tornati sulla cresta dell’onda. E, grazie anche alle mostre in grandi musei del mondo, hanno visto salire alle stelle le loro quotazioni: per un arazzetto di Boetti che negli anni ’90 quasi ti tiravano dietro, oggi non spendi meno di 20mila euro. E, nonostante la crisi, recenti aste londinese hanno visto spuntare per Pistoletto & C. prezzi da record. Il paradosso è che mentre succedeva tutto questo entrava in una crisi forse irreversibile (alcuni politici locali già parlavano in campagna elettorale di possibile smantellamento) il Museo d’arte contemporanea del Castello di Rivoli, l’unico museo italiano consacrato all’Arte povera. La crisi di Rivoli, al di là delle contigenze locali (difficile trovare altrove politici così poco consapevoli dell’eccellenza che avevano tra le mani da affidarla a persone prive di esperienza nella gestione museale), è però spia di un’incapacità tutta italiana nella valorizzazione del patrimonio artistico. Sfruttando il vento favorevole ti saresti aspettato che Rivoli producesse, grazie alle opere in magazzino, mostre di Arte povera da «vendere» e far circolare nei Paesi Arabi come in Giappone, in Cina come in America. Cosa che avrebbe tra l’altro permesso di ricavare quei soldi che l’amministrazione pubblica non è piu in grado di fornire. Ma quello che diciamo per Rivoli si potrebbe dire per molti altri musei italiani, non solo di arte contemporanea. Pensiamo al boom che hanno avuto i futuristi in tutto il mondo o alla quantità di opere che giacciono nei magazzini degli Uffizi o delle Gallerie dell’Accademia a Venezia, pronte per essere esportate per grandi mostre. E il bello è che i nostri politici si vantano sovente perché riescono a comprare chiavi in mano mostre (con fondi di magazzino o quasi) di grandi musei internazionali, ma non riescono a capire che un mezzo per trovare soldi per la cultura sarebbe quello di produrre mostre in grado di circolare in Italia e all’estero.

di Rocco Moliterni, da Il Giornale dell'Arte numero 343, giugno 2014


  • L'installazione di Giuseppe Penone, «Le foglie delle radici», a Versailles

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