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L'allarme di Paolo Matthiae: «Stanno rubando i mosaici di Palmira e Apamea»

Damasco. I tesori della Siria sono a rischio. Le sue immense aree archeologiche sono finite sotto attacco e i predatori sono entrati in azione. «A Palmira e ad Apamea sono stati rubati preziosissimi mosaici, perché ormai non c'è più nessun controllo». A lanciare l'allarme è Paolo Matthiae, l'archeologo romano che nel 1975 portò alla luce gli archivi reali dell'antica città di Ebla.  

«La situazione appare invece più stabile nei grandi musei di Damasco dove non sono stati registrati furti né da fonti ufficiali né da fonti minori, riferisce Matthiae. In generale, non risultano danni nelle grandi strutture del Paese. Ma il patrimonio sparso sul territorio, è in serio pericolo: può essere danneggiato da scontri militari e sottoposto a saccheggi maggiori»

Il fenomeno dei «tombaroli» nei Paesi del Medio Oriente, assume i contorni di una vera e propria «macchina da guerra». «Quando si verifica un forte allentamento del controllo del territorio da parte delle forze di polizia, spiega Matthiae, entrano in azione cercatori clandestini di reperti che non operano in maniera artigianale ma mettono in atto esplorazioni illegittime su larga scala. Il tutto per alimentare il mercato antiquario. Il problema è pesantissimo».  

Ma i pericoli non finiscono qui. Il conflitto esploso nel Paese, che non accenna a diminuire, alimenta una situazione già grave e destabilizzata. E gli elementi da prendere in considerazione sono almeno due. Il primo è che il patrimonio siriano possa entrare nel vivo degli scontri dal momento che le forze in campo potrebbero trovarvi rifugio. «È possibile, sottolinea l'archeologo, che i monumenti importanti possano essere coinvolti negli scontri armati: una delle parti belligeranti potrebbe cercare riparo in luoghi storici».  Una possibilità concreta che, in parte, si è tradotta verificata. «Qualcosa del genere, rimarca Matthiae, pare che sia successo a Bosra, nella Siria settentrionale e ad Apamea, nella Siria centrale. Per il momento pare che Aleppo, dove peraltro in queste ore continua la battaglia, sia stata risparmiata».  

In questo quadro, privi della protezione del territorio necessaria, le missioni archeologiche sono ferme. In attesa che le condizioni si normalizzino e si possa torna al lavoro. Qualche mese fa, ricorda Matthiae «c'è stata una riunione al ministero degli Affari Esteri nella quale sia gli archeologi che le autorità hanno preso atto che non si poteva lavorare». L'Italia, dunque, ha fermato gli scavi.«Ma, assicura l'esperto, anche gli altri Paesi stranieri impegnati in Siria, hanno congelato ogni possibile iniziativa».  

Le missioni archeologiche sono circa 80 e sono tutte ferme. Anche quelle estere. «L'attività archeologica, fa sapere Matthiae,  è attualmente ferma e per farla riprendere è necessario che si riattivi il controllo del territorio. Finché ci sono disordini e violenze le attività culturali sono sostanzialmente paralizzate».

Fonte Adnkronos

edizione online, 7 agosto 2012


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