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Quanti dubbi sulla caccia al Leonardo perduto

Firenze. A pochi giorni dalla presentazione ufficiale dei risultati delle indagini compiute dall'équipe di Maurizio Seracini, ingegnere e professore all'università di San Diego in California, circa il dipinto murale perduto di Leonardo nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, la «Battaglia di Anghiari», due nuovi elementi entrano in gioco, a contrastare le ottimistiche posizioni espresse in quell’occasione.
Cinzia Pasquali, nota restauratrice di Leonardo, che ha appena concluso il restauro di «Sant'Anna, la Vergine e il Bambino» conservato al Louvre, ha definito «un'aberrazione effettuare analisi distruttive su un capolavoro come quello del Vasari solo per togliersi la curiosità di sapere se dietro si nasconde un Leonardo», lamentando anche il fatto che il Louvre non abbia mai ricevuto un dettagliato resoconto della diagnostica da parte di Seracini.
A muovere le acque si è aggiunta la perplessità di fronte alla constatazione che le analisi dei prelievi nel salone dei Cinquecento, che hanno rivelato il famoso pigmento nero in una composizione tipica di Leonardo (ma c’è chi dice anche non solo sua), non siano state effettuate dall'Opificio delle Pietre Dure, ma dalla Editech di Firenze (dello stesso professor Maurizio Seracini, autore della ricerca) e dal Pontlab di Pontedera: una scelta dettata dalla necessità di avere un riscontro rapido dei risultati. Così nei giorni prossimi verrano effettuate da parte dell’Opificio delle controanalisi dei materiali residui.
Tomaso Montanari, professore di Storia dell' Arte all' università di Napoli, uno dei capofila nella crociata degli storici dell’arte contro le indagini, ribadisce che il via libera alla seconda parte del progetto dato dal ministro per i Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, dovrebbe avvenire solo una volta pubblicati ufficialmente i dati della ricerca, per ora comunicati «solo tramite conferenze stampa e trovate mediatiche». A complicare la vicenda si aggiunge anche la diffida presentata dall’ateneo fiorentino ai danni di Seracini: quest’ultimo avrebbe infatti mostrato un’immagine realizzata dall’università fiorentina (dipartimento di elettronica e telecomunicazioni) nel corso delle indagini compiute quasi dieci anni fa nel salone dei Cinquecento, senza però menzionare quella istituzione. Oltretutto si tratta proprio dell’immagine radar che dimostra la presenza di un'intercapedine dietro alla parete affrescata dal Vasari: Massimiliano Pieraccini, docente alla facoltà di Ingegneria e responsabile della ricerca che ha condotto a quella scoperta nel 2003, precisa che la stessa intercapedine trovata dietro quel tratto della parete est, si riscontra anche in altre parti della stessa parete. Egli afferma dunque che non si tratta di «una nicchia creata da qualcuno per custodire il Leonardo perduto», ma che è «la struttura stessa del muro ad essere in quel modo».

di Laura Lombardi, edizione online, 22 marzo 2012


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