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Hecht prescritto, Medici condannato

Roma. Una ventina di udienze in oltre sei anni di processo sono davvero pochine, anche se in Italia la giustizia è lenta; così, come già era successo per l’ex curatore del Getty Museum Marion True a novembre 2010, anche per Robert Hecht detto Bob, 92 anni, espulso dall’Italia negli anni ’70 e ora residente a Parigi, il processo a Roma è finito il 16 gennaio con la prescrizione. Singolarità del caso: quasi nello stesso tempo in cui, il 5 dicembre, il terzo coimputato, il mercante Giacomo Medici alla sbarra perché come loro accusato per lo scavo di frodo e la vendita clandestina di centinaia di reperti archeologici, era definitivamente condannato dalla Cassazione a otto anni di carcere e dieci milioni di euro come provvisionale allo Stato, per danni al patrimonio storico e artistico. Medici, data l’età avanzata e alcuni malanni, ha chiesto gli arresti domiciliari. Contro lui, il viceavvocato generale dello Stato Maurizio Fiorilli ha aperto un processo civile per recuperare i danni a cui è stato condannato e le ingenti spese di giustizia. Così, non ci sarà nessun appello per il più importante tra i processi derivati dalla «grande razzia», che ha comportato lo scavo di frodo di un milione di oggetti dal 1970 in poi e indagini su circa diecimila persone. Troppo tardi, ormai, per condannare Hecht, il venditore del Cratere di Eufronio con la Morte di Sarpedonte: il primo reperto pagato un milione di dollari da un museo (era il 1972), restituito dal Metropolitan di New York con i 15 argenti dorati di Morgantina comperati da lui. Ha venduto migliaia di oggetti, in assoluto tra i più belli (il primo, un vaso apulo al Met, nel 1950); perfino la lekanis trovata ad Ascoli Satriano (Fg) con il trapezophoros, i due Grifoni che sbranano una cerva, anche se, celiando come sua abitudine, diceva: «Forse, ne avrò venduti 150 in tutto», ma solo al museo di Boston i suoi sono oltre 1.300. Hecht arriva in Italia la prima volta nel 1939; nel 1961 subisce il primo processo, sospettato di fornire ai «tombaroli» di Tarquinia seghe elettriche per staccare gli affreschi (amnistiato dalla Cassazione dopo 15 anni).

di Fabio Isman, da Il Giornale dell'Arte numero 317, febbraio 2012


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