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Archeologia


Roma

Scelti per adozione

Ai Musei Capitolini l’impero romano sotto Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio

Statua di Centauro Anziano,  bigio morato,  h 134 cm, Roma, Musei Capitolini

Roma. Continua con il tandem di curatori Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce il programma quinquennale di mostre su «I Giorni di Roma» che quest’anno, per il terzo appuntamento, ci racconta de «L’Età dell’Equilibrio. Traiano, Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio» ai Musei Capitolini dal 4 ottobre al 5 maggio (catalogo MondoMostre). Il progetto, ricordiamolo, prevede due approfondimenti tematici legati agli aspetti più originali della produzione romana, la ritrattistica e l’architettura, e tre esposizioni storiche sull’epoca delle conquiste e della fascinazione per la Grecia, sull’apogeo dell’impero (è la mostra di quest’anno), sulle inquietudini del tardo-antico e il progressivo crollo del sistema politico sociale.
L’Età dell’Equilibrio, spiega La Rocca, è una fase della storia di Roma durata circa un secolo, per vari aspetti eccezionale in virtù della stabilità politica e militare raggiunta dagli imperatori. Pace, ricchezza e buona amministrazione segnano la società romana, e quindi la sua espressione artistica, negli anni che vanno dal 98 d.C., quando Traiano, il generale più famoso del momento, diventa imperatore, al 180 d.C. quando muore l’imperatore filosofo Marco Aurelio.
Tra i due i principati di Adriano e Antonino Pio, quattro imperatori illuminati tutti scelti per adozione, quindi per le loro virtù e non per diritto di nascita. L’armonia tra le tre principali articolazioni del potere (imperatore, Senato, esercito), la pace nel Mediterraneo, la diffusione della moneta e del diritto romano, il fiorire dei commerci ed economie sempre più «in rete», sono accompagnati dal trionfo del Classicismo nelle arti, ora fuso armonicamente con la tradizione latina (Traiano), ora grecizzante (Adriano), ora più morbido e naturalistico (Marco Aurelio). «Sono gli anni della rinascita del linguaggio formale dell’arte greca di età classica, talvolta riletto in chiave nostalgica: spia ne è l’assoluta levigatezza delle superfici che risalta ripetto all’accentuato chiaroscuro delle voluminose masse di capelli».
Il percorso, allestito da Francesco Stefanori e Andrea Pesce Delfino, parte dai quattro imperatori e dai diversi stili ritrattistici legati alla propaganda, che si riflettono pure in statue e busti delle mogli Plotina, Sabina, Faustina Maggiore e Minore, dei familiari più stretti e di comuni cittadini. Si passa quindi alle ville imperiali e private, come quelle del ricchissimo senatore Erode Attico, ancora con sculture, mosaici policromi e suppellettili. La vita pubblica è illustrata, tra l’altro, da due straordinarie erme di cosmeti, magistrati incaricati dell’educazione dei giovani, e dal fenomeno dei doni e imprese per la collettività. La vita militare dalle tante attività connesse alla guerra, con l’eccezionale presenza di due rilievi del cosiddetto Monumento dei Parti già a Efeso e oggi a Vienna, a commemorazione delle campagne di Lucio Vero tra il 161 e il 166. I costumi funerari, con l’uso ormai prevalente dell’inumazione, da una sequenza di urne vitree, fittili e marmoree, da una carrellata di sarcofagi, con esempi sommi come il Piccolo Ludovisi da Palazzo Altemps e l’Ammendola dei Capitolini, e da rilievi con le professioni dei defunti, scene di macelleria, di vendita di pollame, di arrotini e orefici. Vengono ricostruiti per la prima volta due mausolei privati, il sepolcro degli Haterii già sulla Casilina e il mausoleo di Claudia Semne, i cui materiali sono dispersi tra i Musei Vaticani e il Louvre, e due famosi corredi funerari di fanciulle (Crepereia Tryphaena e Mummia di Grottarossa) completi di bambole snodabili in avorio o legno e gioielli in oro. Conclude un affondo sul classicismo adrianeo, dal recupero di Fidia e Policleto al Neoatticismo.

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  • Statua di Hermes, detta Antinoo Albani, marmo Lunense  h 180 cm, Roma, Musei Capitolini

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