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Il meglio e il peggio del 2011

Il meglio e il peggio del 2011

L’assenza delle opinioni di Achille Bonito Oliva risalta in controluce nel momento in cui gli addetti ai lavori eleggono a critico dell’anno Germano Celant, la sua antitesi. Accade nell’anno delle celebrazioni dell’Arte povera, un segno dei tempi difficili che hanno riportato di moda, nell’arte, i rigori concettuali e pauperistici. L’austerity, tra i critici, boccia Francesco Bonami, ma quello che probabilmente resterà un record in negativo per la nostra inchiesta è il plebiscito con il quale vengono stroncati il Padiglione Italia della Biennale di Venezia e il suo artefice, Vittorio Sgarbi. Sono i fischi con i quali viene salutata la fine del berlusconismo e dei suoi protagonisti nel mondo dell’arte e della cultura: l’ex ministro per i Beni culturali Sandro Bondi ha la peggio, mentre sale la popolarità di Paolo Baratta, confermato alla presidenza della Biennale, forte di un consenso che condanna l’opzione incomprensibile dell’ex ministro Giancarlo Galan per una sua sostituzione. È il tempo del rigore e dei tagli alla cultura, che come i crolli a Pompei sono indicati tra le notizie peggiori del 2011. È anche il tempo dei «tecnici» e Salvatore Settis, stando agli auspici dei nostri votanti, è il ministro per i Beni culturali in pectore. È il tempo dell’insofferenza, neppure troppo latente, per i tanti nuovi «pompier», da Anish Kapoor all’ultima Pipilotti Rist, passando per il monumento a Giovanni Paolo II eretto da Oliviero Rainaldi sulla piazza dei Cinquecento, di fronte a quella «chiesa degli artisti», Santa Maria degli Angeli, che non si è giovata dell’intrusione di quella e altre opere contemporanee. Maurizio Cattelan, invece, divide gli animi, ma a colpire, nel meglio e soprattutto nel peggio, sono soprattutto gli architetti. Il rigore non esclude l’indulgenza; nonostante gli spot antievasori, i nostri giurati preferiscono chiudere un occhio sul fatto che Cy Twombly sia finito in un’inchiesta della Guardia di Finanza e, con Lucian Freud, altro celebre addio del 2011, lo salutano tra i massimi artisti della nostra epoca.

da Il Giornale dell'Arte numero 316, gennaio 2012


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