
La mia «sfera di cristallo» non è mai stata così appannata. I commentatori, in tutti i campi, non solo del mercato dell’arte, ma anche nei settori economico, politico e sociale, confessano tutti di non avere le idee chiare su ciò che il 2012 porterà. L’Eurozona è nella tempesta e le misure prese per risolvere i problemi finanziari non hanno convinto molti. Allo stesso modo, le economie di molte tra le nazioni leader del mondo mostrano crescite debolissime, se non nulle. Eppure, l’anno scorso il mercato dell’arte sembrava vivere in un universo parallelo, ignorando sconsideratamente la tempesta e producendo brillanti risultati che nessuno si sarebbe aspettato (cfr. articolo a p. 57). È nel quadro di questo scenario che, ancora una volta, azzarderò alcune ipotesi su quanto potrebbe verificarsi nell’anno che si apre.
Gallerie d’arte
La tendenza alla polarizzazione del mercato dell’arte continuerà, e anzi accelererà. Il settore delle gallerie è già segnato dalla divaricazione tra alcune importanti gallerie «di nome» e tutte le altre. Le prime possono aggiudicarsi gli artisti più appetibili e accedere alla clientela più facoltosa, quell’1% dell’1% le cui fortune sembrano essere immuni dall’attuale crisi. Queste gallerie, tra cui Gagosian, Hauser & Wirth, Pace, Zwirner e White Cube, hanno una presenza internazionale, il che significa che possono attingere ad aree meno toccate dalla crisi economica. Per le gallerie intermedie, invece, il 2012 si presenta difficile. I loro clienti fanno parte di quello «squeezed middle», il ceto medio spremuto (il termine è stato scelto come parola dell’anno dall’Oxford Dictionary, Ndr), il cui potere d’acquisto nei mesi a venire sarà intaccato. Purtroppo, prevedo che molte di queste gallerie chiuderanno.
Case d’asta
Dall’altro lato, le case d’asta hanno ragione di essere ottimiste. La stagione autunnale del mercato dell’arte, che all’apparenza ha sfidato la tendenza negativa, ha visto quotazioni elevate e forti ricavi che non andranno perduti per quanti vogliono, o devono, vendere. Le recenti vendite di successo, come quella da 315,8 milioni di dollari di opere di Clyfford Still, Gerhard Richter e altri, tenuta a novembre da Sotheby’s New York, creano motivazioni forti per la comparsa di nuovi patrimoni nel corso del nuovo anno: Christie’s, ad esempio, si è accaparrata la collezione Hubertus Wald, che verrà battuta all’asta a Londra a partire da febbraio. Le previsioni parlano di un incasso intorno ai 20 milioni di sterline. Grazie alle loro dimensioni e alle loro reti internazionali le case d’asta potranno raggiungere parti del mondo meno toccate dalla tempesta finanziaria, e di operare tanto con le aste quanto in qualità di mercanti, attraverso trattative private.
Fondi d’arte
La trasformazione dell’arte in commodity, che vi piaccia o meno, sembra destinata a incrementarsi. Svariati fondi artistici sono stati destabilizzati dalla crisi finanziaria globale negli anni 2008 e 2009, ma alcuni sono ricomparsi sul mercato, e molti sono stati unificati. Con i mercati borsistici vacillanti e i bassi interessi sui depositi bancari, un maggior numero di investitori e consulenti finanziari cercano di differenziarsi in investimenti alternativi come il vino, gli orologi e l’arte; questa tendenza è alimentata unicamente dalla paura dell’inflazione.
Aste online
A partire dal boom del 1999 e 2000 si sono susseguiti i tentativi di vendere su internet arte nei segmenti di prezzo più alti e il volume di opere d’arte vendute sul web è in crescita esponenziale. Nonostante alcuni picchi oltre il milione di dollari, il valore medio delle opere d’arte vendute via internet rimane sostanzialmente basso: Christie’s, dopo alcuni tentennamenti, ammette un valore di «circa 10mila dollari». Artnet ha realizzato quest’anno 1,3 milioni di dollari per un Warhol, ma anche qui, il prezzo medio per le opere vendute online è di appena 7.500 dollari. Sotheby’s non ha rilasciato dichiarazioni al riguardo. Se le vendite d’arte di livello inferiore migreranno, non credo che le vendite sul web di opere d’arte di valore elevato (oltre il milione di dollari) attecchiranno in tempi brevi. Indossare delle Louboutin e abiti di Prada per un’elegante asta serale o uno sfavillante party in una fiera è parte di quello stile di vita dei compratori d’arte che non può essere replicato «navigando» da casa in pigiama.
Fiere d’arte
La battaglia delle fiere non è mai stata così accesa e quest’anno vede parecchie nuove sedi aggiungersi al circuito. ArtHK, a Hong Kong, è il primo da quando Art Basel ha acquistato la maggioranza azionaria (17-20 maggio); Frieze lancerà due nuove fiere, una a New York (4-7 maggio) e una a Londra, Frieze Masters, in coincidenza con la sua fiera di arte contemporanea (11-14 ottobre). Come andranno? Il successo dell’evento asiatico sembra assicurato: ai facoltosi collezionisti della regione si offre l’esperienza di Basilea e più si risparmia loro i lunghi voli intercontinentali.
Frieze scommette che i newyorkesi andranno a Randall’s Island, dove in pochi hanno già messo piede. Forse ci andranno una volta, per curiosità, ma ci torneranno? Questo può essere il momento decisivo: i mercanti non amano girarsi i pollici in una fiera vuota. Come è successo con Frieze Masters, il problema sarà orientare i compratori in entrambi i sensi, dal tradizionale al contemporaneo, ma potrebbe forse funzionare.
Anche in questo settore domina la polarizzazione: le fiere principali (il gruppo di Basilea, Maastricht ecc.) continueranno ad attrarre i mercanti migliori. Ma il vero pericolo è la crescente omogeneizzazione delle fiere d’arte, con gli stessi mercanti che vendono gli stessi artisti negli stessi stand. Per prosperare, le fiere regionali, tra cui l’India Art Fair (25-29 gennaio) o Art Dubai (21-24 marzo), devono mantenere la propria identità, per far sì che per i collezionisti valga la pena di visitarle e che ci possano trovare cose originali.
Consulenti d’arte
Se è vero che i consulenti d’arte sono sempre esistiti, il loro numero e loro importanza è in rapida crescita. Questa tendenza segue la comparsa di nuovi collezionisti alla ricerca di una guida e di un accesso all’arte che diversamente non sarebbero capaci di acquistare. E con la globalizzazione del mondo dell’arte, i collezionisti, più o meno esperti, non possono vedere tutto: i consulenti visitano per loro conto biennali, fiere e studi di artisti. Aspettatevi di incontrare sempre più consulenti sulla scena, insieme a un maggior numero di «consulenti d’investimento» che possono, o meno, essere davvero esperti del mercato.
Cina
La maggior parte del «raffreddamento» del mercato asiatico si è esaurita alla fine dell’anno scorso (cfr. articolo a p. 60). In effetti, i risultati sono stati lievemente «in calo» rispetto agli inizi dell’anno, ma i totali per Hong Kong nel 2011 sono stati comunque elevati: Christie’s ha totalizzato 695 milioni di euro, mentre Sotheby’s ha raggiunto i 740 milioni. A questi si aggiungono gli imponenti risultati delle case d’asta della Cina continentale (Poly ha dichiarato 1,45 miliardi di euro) e sono sicura che il prossimo anno la Cina occuperà ancora la prima posizione per l’arte all’asta.
Qatar
Non è esagerato sottolineare l’importanza che riveste il Qatar nel mercato attuale. Il piccolo Stato sta portando avanti un programma culturale ambiziosissimo, capeggiato dalla figlia dell’emiro, la sceicca Mayassa Al Thani. Oltre a massicci (ma segreti) acquisti di opere d’arte, l’emirato sta organizzando mostre a Doha (Murakami, Louise Bourgeois, Serra) e sponsorizzandone altrove (per esempio, Damien Hirst alla Tate Modern, 4 aprile-9 settembre).
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