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Fotografia

Bruxelles

Jeff Wall rivoluziona la curatela di mostre

25 capolavori del maestro canadese e le opere che li hanno ispirati

Jeff Wall, «The Thinker», 1986 © Jeff Wall, Courtesy of the artist

Bruxelles. È uno degli eventi espositivi dell’anno, la grande mostra al Bozar di Bruxelles «Jeff Wall. The Crooked Path», a cura di Joel Benzakin, catalogo a cura di Hans Maria De Wolf, con testi di autori vari, fino all’11 settembre (in autunno sarà al Centro Galego de Arte Contemporánea a Santiago de Compostela).
Già una mostra contenente 25 opere di Jeff Wall dagli inizi a oggi, un’antologica, con capolavori dall’epocale «The Destroyed Room» del 1978 a «Milk» del 1984, «The Thinker» del 1986, fino al recentissimo «Boy Falling from Tree» del 2010, sarebbe una mostra da non perdere, poiché l’artista nato a Vancouver nel 1946 è uno dei personaggi centrali della scena artistica e fotografica dell’ultimo trentennio. In questa occasione, però, sarà anche possibile vedere le sue opere accompagnate da un centinaio di lavori di altri autori, scelti dal curatore e da Wall stesso tra quanti sono stati importanti per la formazione e lo sviluppo della sua poetica. Fotografie, dipinti, film, tutti riuniti per creare l’universo del quale Wall si è nutrito, e al quale tanto nutrimento ha dato. Attivo dalla metà degli anni Settanta, Wall è un artista che ha sempre accompagnato le proprie fotografie con una profonda riflessione sull’immagine, sul suo significato storico e attuale, con l’intento di conferire alla fotografia una forza pari a quella della grande pittura del passato. Costruite con attenzione estrema a ogni dettaglio compositivo, le opere di Wall si rapportano insieme ai generi tradizionali della pittura, dal quadro di storia al bozzetto di vita contemporanea, confrontandosi allo stesso tempo con le vicende dell’arte del XX secolo, dalle avanguardie storiche alla stagione concettuale. Ecco allora sulle pareti del museo belga susseguirsi le fotografie di Eugéne Atget, Walker Evans, Heinrich Zille, Bill Brandt, Robert Frank, Diane Arbus insieme ai lavori di Marcel Duchamp, Frank Stella, Bruce Nauman, Robert Smithson, dei più giovani Thomas Struth, Andreas Gursky, David Claerbout. Una mostra che, oltre alla ricchezza dei materiali esposti, si segnala proprio perché permette di vedere dal vero ciò che abitualmente si trova nei testi che accompagnano un’esposizione. In questo modo, lo spettatore entra direttamente nell’officina dell’artista, segue l’evolversi del suo percorso creativo, pone a confronto ciò che l’autore afferma e ciò che effettivamente è visibile nelle opere sue e in quelle dei suoi compagni di strada, ideali o reali che siano. Dopo aver rivoluzionato il mondo della fotografia e il suo rapporto con la pittura, forse Wall intende lasciare il suo segno anche sulla curatela delle mostre.

© Riproduzione riservata

Walter Guadagnini, da Il Giornale dell'Arte numero 311, luglio 2011


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